Esce oggi nelle librerie "...però Zanardi da Castel Maggiore!" (Baldini & Castoldi, 416 pagine, 15,50 euro), l'autobiografia che Alex Zanardi ha scritto insieme al giornalista della Gazzetta dello Sport, Gianluca Gasparini. Ecco alcuni passi del libro.
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Sono nato a Bologna ma prima che compissi 4 anni ci trasferimmo a Castel Maggiore. Di Bologna, di quei primi anni, ricordo poco. Abitavamo in una zona molto bella che si chiama Casaglia, ai piedi della collina, proprio sopra al quartiere Saragozza. Ero già un pazzo spericolato. Avevo la fissazione dei missili, per me qualunque oggetto doveva trasformarsi in missile. Un giorno salì una signora con in mano una scatola di tonno da tre etti, bussò e disse a mia madre: «Questa dev’essere sua, mi ha appena sfiorato la testa...».
Televisione se ne vedeva poca, la gente si divertiva soprattutto al bar. Sotto casa ce n’era uno dotato anche di pesa pubblica, di quelle grandi che esistevano una volta. Andavano tutti lì. Compreso un signore anziano, un rigattiere che trafficava in ferrivecchi e rottami trasportando tutto con carretto e cavallo. Era sempre ubriaco. Il barista si lamentava continuamente perché parcheggiava proprio sulla pesa, e allora una sera mio padre e i suoi amici gli fecero uno scherzo incredibile. Papà faceva l’idraulico nei cantieri e in macchina aveva una saldatrice: andò a prenderla e fissarono gli zoccoli del cavallo alla piattaforma della pesa. Quando il vecchio uscì, dopo aver bevuto come una spugna, salì sul carretto e cominciò a tirare le redini gridando: «Ooooohhh». Il cavallo non si muoveva e lui, guardandosi intorno, ormai erano tutti fuori dal bar, spiegò: «L’è ustiné, è ostinato!». E sceso dal carretto diede fuoco a un foglio di giornale facendolo passare sotto la pancia del povero cavallo, che si allungava tutto ma non riusciva a staccarsi da terra.
Un’altra sera un tizio arrivò al bar in sella a un Demm, un motorino che aveva il cilindro inclinato in avanti di 45°. Mentre lui si godeva un bicchiere di rosso, gli altri, tornati da caccia, smontarono la candela e vuotarono nel motore la polvere da sparo di una cartuccia. Lui uscì dal bar bello carico e saltò in sella gridando: «Ragazzi, ci vediamo». Ma appena messo in moto ci fu uno scoppio micidiale e partirono testata e cilindro su per la via. Con lui serio e incredulo che diceva: «Dio bon, l’ha fat un ritòrn ad fiamma!». Ha avuto un ritorno di fiamma. E gli altri piegati per terra dal ridere.
[Fonte Gazzetta]
