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    Processo Senna da rifare

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    Il nuovo processo per la morte di Ayrton Senna ha ricevuto il via libera. Oggi la Cassazione ha infatti depositato le motivazioni in base alle quali lo scorso 14 gennaio 2003 aveva deciso di annullare le assoluzioni dall'accusa di omicidio colposo per Patrick Head (direttore tecnico della Williams), Frank Williams (patron del team) e Adrian Newey (il progettista poi passato alla McLaren).

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    Sono quattro gli interrogativi formulati dalla Cassazione cui la Corte d'Appello di Bologna dovrà rispondere per fare luce sulle eventuali responsabilità dei vertici della scuderia britannica per la morte del campione brasiliano, avvenuta durante il GP di San Marino a Imola il 1° maggio 1994 dopo essere andato fuoripista alla curva del Tamburello finendo contro il muretto.

    In particolare, la Suprema Corte - accogliendo il ricorso del pm Rinaldo Rosini che ha sostenuto la tesi della responsabilità dei tre imputati per le fatali "migliorie" alla FW16 di Senna - chiede che sia accertato se e da chi "il piantone dello sterzo era stato erroneamente e/o inadeguatamente modificato, come riportato nel capo di imputazione". I giudici della Cassazione ordinano, inoltre, alla Corte bolognese di chiarire se "tale imperita modifica ha determinato la rottura del piantone o se quest'ultima è stata causata da altro", e se "la rottura del piantone abbia determinato la perdita del controllo dell'autovettura o se è stata conseguenza di quest'ultima e del successivo impatto (o di altro)". Infine qualora si giungesse alla conclusione che fu la rottura del piantone a determinare la perdita di controllo dell'auto, i magistrati di Bologna dovranno accertare se "altre cause si posero come concorrenti e da sole sufficienti a determinare l'evento".

    Per quanto riguarda i principi di diritto che faranno da bussola per i magistrati bolognesi, la Cassazione ricorda loro che "costituisce causa penalmente rilevante, ogni condotta che si ponga come condizione senza la quale l'evento da cui dipende l'esistenza del reato non si sarebbe verificato". In sostanza, se venisse provato che senza certe modifiche l'auto di Senna non sarebbe finita fuoripista, potrebbe ribaltarsi il verdetto assolutorio di Williams, Head e Newey.

    Quello che la Cassazione obietta è che nella sentenza di secondo grado - che aveva assolto i tre accusati il 22 novembre 1999 per insufficienza o contraddittorietà delle prove - "vi sono passaggi contraddittori circa la rottura del piantone a proposito della quale dapprima si dichiara l'indubbia valenza causale e successivamente si afferma la permanenza del dubbio circa la stessa valenza". Come dire: i giudici di Bologna hanno accertato che Senna morì per la rottura del piantone dello sterzo, ma permanendo il dubbio gli imputati sono stati assolti.

    In realtà questo dubbio fu attribuito ad altri elementi di rischio come modifiche alle sospensioni, stato manutentivo del fondo, irregolare sostituzione delle gomme, collisione pneumatico-muretto. Ma per la Cassazione "ad alcuno di essi può essere assegnato un valore primario ed essenziale nel determinismo dell'evento letale". E dunque bisogna rifare il processo. Dal Bahrain la Williams non ha voluto commentare la notizia, come ha sempre fatto per tutti gli sviluppi di questo caso.

     

    [Fonte Gazzetta]

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