Conoscendolo, avrebbe preferito diventare campione in un altro modo, non certo con una gara così. E allora Michael Schumacher, oltre a celebrare la grande gioia per il sesto Mondiale, ha cercato di farsi passare quella piccola punta di amarezza prima brindando nel paddock di Suzuka con tecnici, meccanici, amici e colleghi. E poi concedendosi una notte brava, tra l'infinito karaoke dei giardini dell'albergo del circuito (canzoni stonatissime, inframmezzate da slogan calcistici tipo "chi non salta uomo nero è-è" riferito alla McLaren, o "noi siamo i campioni del mondo, noi siamo i campioni del mondo...") e diverse bevute. Una baldoria cui è mancato Rubens Barrichello. "Sarebbe bellissimo restare - ha detto il brasiliano - ma vado via subito, torno a San Paolo: ho troppa voglia di rivedere mio figlio Edoardo".
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Un Mondiale faticosissimo. "In questo sport le cose vanno così, e non a caso dopo questa gara mi sento vuoto. Sono esausto". I numeri, il fatto di essere ormai unico, non gli fanno perdere la testa. "Non mi interessa il paragone con Fangio - aveva ripetuto prima di lasciare il paddock -. Me l'hanno chiesto tante volte ma non credo sia corretto: lui aveva molta più personalità di quanta mai possa averne io. Per me della vittoria del 2003 quello che conta è il team. Credetemi, io ci vivo dentro, le vedo le cose. Questa è una squadra fuori dal comune".
