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<rss version="2.0"><channel><title>News: guida tutorial</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/page/15/?d=1</link><description>News: guida tutorial</description><language>en</language><item><title>Guida all&#x2019;acquisto volanti: quali sono i migliori per il simracing?</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/guida-all%E2%80%99acquisto-volanti-quali-sono-i-migliori-per-il-simracing-r25896/</link><description><![CDATA[
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	Diciamoci la verità: praticare il <strong>simracing</strong> con un <strong>gamepad</strong> o con un <strong>volante</strong> dona due differenti esperienze di guida. Ma soprattutto, il <strong>feeling</strong> che si ottiene con un joystick, della PS4 o dell’Xbox One, non è per niente paragonabile a quello che si ottiene da un sistema <strong>volante &amp; pedaliera</strong>, per quanto economico esso sia.
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	Fatta questa premessa, oggi vogliamo introdurvi in un viaggio che andrà ad analizzare le varie <strong>offerte in fatto di volanti per il simracing</strong>, da quelli più alla portata di tutti ai veri e propri prodigi della tecnologia “a presa diretta”, che vi daranno l’impressione di guidare una vera vettura da corsa. Iniziamo?
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: COSA GUARDARE?</span></strong>
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	Prima di proporvi nei dettagli cosa offre il mercato attuale, analizziamo le<strong> tre caratteristiche essenziali per un buon volante da corsa</strong>. La prima è senza ombra di dubbio la sua <strong>rotazione massima,</strong> che al giorno d’oggi deve essere di <strong>almeno 900 gradi.</strong> Con tale configurazione è molto più facile ottenere il<strong> match 1:1 </strong>in fatto di rotazione tra il volante “reale” che stiamo utilizzando e quello virtuale del nostro simulatore. Ovviamente al giorno d’oggi questo valore è stato ampiamente superato, soprattutto per far fronte ad alcuni titoli particolari di <strong>Rally e Drifting</strong>, che richiedono un<strong> range molto più elevato</strong> per poter apprezzare al meglio le loro caratteristiche.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44936" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/flag.jpg.8d7c5dcb3f5e97de2559c2f45dc7179e.jpg" rel=""><img alt="flag.thumb.jpg.cca6efab701894f838208fc439d6c783.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44936" data-ratio="66.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/flag.thumb.jpg.cca6efab701894f838208fc439d6c783.jpg"></a>
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	Secondo punto: la<strong> fluidità d’utilizzo. </strong>Quando si passa alla guida di vere auto da corsa, ciò che si sente a primo impatto è quanto sia <strong>scorrevole </strong>il comportamento del volante. Nessuna esitazione, nessun comportamento brusco o “lag”: le stesse cose, ovviamente, le vogliamo anche per i nostri volanti virtuali.
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	Ultimo aspetto: il <strong>force feedback</strong> deve essere <strong>preciso e veloce.</strong> Anche in questo caso è preferibile avere tra le mani un prodotto con la <strong>minor latenza possibile</strong> tra ciò che vediamo a schermo e quello che sentiamo tra le nostre mani, in modo da ottenere la più accurata esperienza di guida possibile.
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: I VARI TIPI DI FORCE FEEDBACK</span></strong>
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	Nei volanti dedicati al simracing esistono fondamentalmente <strong>tre tipologie di ritorno di forza</strong>: quella ad <strong>ingranaggi</strong>, quella a <strong>cinghia </strong>e quella a<strong> presa diretta</strong>. Le prime due sono provviste di un <strong>sistema interno</strong> capace di trasferire e amplificare le forze del motore interno alla corona del volante, con il beneficio di poter utilizzare delle unità interne sufficientemente piccole ma comunque in grado di produrre un certo livello di forza.
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	Entrando nello specifico, i volanti con <strong>force feedback ad ingranaggi </strong>utilizzano una trasmissione interna generalmente costruita in plastica, il che rappresenta la scelta ottimale per <strong>soluzioni di tipo economico</strong>. Non mancano, tuttavia, gli svantaggi: il <strong>rumore </strong>generato, il più elevato tra le altre soluzioni adottate per i volanti, e la <strong>ruvidità del sistema a ritorno di forza,</strong> sicuramente il meno preciso in circolazione.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44927" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/ingranaggi.jpg.40a1e90bc55d3ad7d9d47afddd565de3.jpg" rel=""><img alt="ingranaggi.thumb.jpg.994dad7e7e65719fa1aa03c9916958f3.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44927" data-ratio="75.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/ingranaggi.thumb.jpg.994dad7e7e65719fa1aa03c9916958f3.jpg"></a>
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	Passiamo ai volanti con<strong> force feedback a cinghia</strong>: i primi modelli di questo tipo sono stati rilasciati da Fanatec nel 2009, per poi essere adottati anche da Thrustmaster con il suo famoso T500RS, selezionato come “volante ufficiale” dal videogioco Gran Turismo 5 nel 2010. Rispetto alla tecnologia ad ingranaggi, quello a cinghia è un sistema molto più recente, che garantisce una <strong>maggior scorrevolezza di utilizzo</strong> e<strong> potenze generate fino a due o tre volte superiori </strong>rispetto a quelle ad ingranaggi, pur rimanendo estremamente silenziosi.
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	<img alt="cinghia.jpg.fa6ca3380e1232198752a2bf23003c00.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44921" data-ratio="68.75" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/cinghia.jpg.fa6ca3380e1232198752a2bf23003c00.jpg"></p>

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	Dulcis in fundo, ecco i volanti con <strong>force feedback a presa diretta</strong>, i cosiddetti<strong> “Direct Drive”</strong>: rispetto ai sistemi appena visti, questi prodotti non presentano alcun sistema interno, dal momento che la corona del volante è direttamente installata sul motore. Il risultato? Un <strong>ritorno di forza potente, veloce e fluido </strong>come nessun’altro.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44924" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/direct.jpg.0c1402ba724b3d6c82b0db83e62a67f1.jpg" rel=""><img alt="direct.thumb.jpg.32a2f5f6695159e68514084ec9d30ee5.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44924" data-ratio="74.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/direct.thumb.jpg.32a2f5f6695159e68514084ec9d30ee5.jpg"></a>
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: SOTTO I 100 EURO</span></strong>
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	Fatte le dovute distinzioni, iniziamo la nostra<strong> guida all’acquisto </strong>con la prima categoria di volanti, quella per prodotti dal <strong>costo inferiore ai 100 Euro</strong>. In questa fascia di prezzo, in realtà, non si trova molto: quello che è disponibile, inoltre, non raggiunge nemmeno lontanamente il minimo indispensabile per avere un’esperienza di guida quantomeno… “decente”.
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	Le uniche alternative in questa categoria sono marchiate <strong>Thrustmaster</strong>: stiamo parlando del <strong>T80</strong> e del <strong>Ferrari 458 Spider</strong>, due volanti essenzialmente identici in fatto di caratteristiche ma che si differenziano per essere compatibili (oltre che per PC) rispettivamente per PS4 e Xbox One. Siamo di fronte a <strong>volanti molto semplici,</strong> con un range di rotazione di<strong> soli 270 gradi,</strong> una <strong>pedaliera basica con acceleratore e freno</strong>… ma <strong>senza force feedback.</strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44930" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/t80.jpg.e271d36b7e22027235ea5245c8f53214.jpg" rel=""><img alt="t80.thumb.jpg.c09822e682e0272d539d3a8244117556.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44930" data-ratio="82.69" width="907" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/t80.thumb.jpg.c09822e682e0272d539d3a8244117556.jpg"></a>
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	Il nostro consiglio? Guardate oltre: se proprio state cercando un prodotto economico, valutate la possibilità di orientarvi sul <strong>mercato dell’usato</strong>. Potete trovare volanti più raffinati a un prezzo tutto sommato contenuto, che vi sapranno offrire sicuramente di più di questi due Thrustmaster. In questo caso <strong>vale la regola: “chi più spende, meno spende!”.</strong>
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: TRA 150 E 300 EURO</span></strong>
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	Qui cominciamo a ragionare. Nella fascia di prezzo <strong>tra i 150 e i 300 Euro </strong>troviamo dei prodotti che, finalmente, ci offriranno un’esperienza di guida convincente, divertente e concreta. Il migliore? Non può essere che il <strong>Logitech G29:</strong> diretto discendente del G27, che a sua volta fu un’evoluzione del G25, questo volante propone una<strong> corona da 11 pollici in pelle</strong>, impreziosita da una serie di pulsanti completamente configurabili.
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<p>
	Il G29, inoltre, porta in dote una <strong>pedaliera completa di acceleratore, frizione e freno,</strong> che è stato modificato con una <strong>resistenza di gomma interna </strong>che tenta di replicare il feeling “duro” del vero pedale del freno di un’auto da corsa. Rispetto al G27, tuttavia, non viene venduto con lo shifter (cioè la leva del cambio esterna) incluso, il quale deve essere acquistato separatamente.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44926" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/g29.jpg.2169848c02f3b3a6ca44df4171b1e9d8.jpg" rel=""><img alt="g29.thumb.jpg.bed4281441663baf2e52e71151eee4e0.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44926" data-ratio="51.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/g29.thumb.jpg.bed4281441663baf2e52e71151eee4e0.jpg"></a>
</p>

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	Del G29 esiste anche una variante chiamata <strong>G920</strong>, essenzialmente identica se non per il fatto che è compatibile con PC e Xbox One. Il primo, invece, può essere utilizzato sulle consolle marchiate Sony, vale a dire PS3 e PS4. Per quanto riguarda il <strong>prezzo</strong>, oggi questo volante Logitech si può trovare anche <strong>sotto i 200 Euro</strong>, ma il più delle volte è proposto sul mercato a un costo che oscilla <strong>tra i 220 e i 250 Euro.</strong>
</p>

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	Una valida alternativa a questo prodotto è di nuovo marchiata <strong>Thrustmaster</strong> e risponde ai nomi di<strong> TMX e T150</strong>: stavolta siamo di fronte a volanti con una <strong>tecnologia interna ibrida</strong>, costituita in parte da ingranaggi e in parte da un sistema a cinghia, il che garantisce una <strong>fluidità</strong> e una <strong>silenziosità leggermente superiori al G29.</strong> I due volanti in questione sono molto simili e si differenziano solamente per alcune caratteristiche: una diversa disposizione dei pulsanti, la compatibilità con le consolle (T150 su PlayStation, TMX su Xbox One) e i gradi di rotazione, che nel TMX sono di 900 mentre nel T150 arrivano a 1080.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44931" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/t150.jpg.04f4699f68abb6d6c6424f931a0cbf32.jpg" rel=""><img alt="t150.thumb.jpg.e03bc7250138b3961abf7a3776ba55a1.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44931" data-ratio="75.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/t150.thumb.jpg.e03bc7250138b3961abf7a3776ba55a1.jpg"></a>
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	Di serie, tuttavia, questi prodotti arrivano <strong>in bundle con una pedaliera basica con acceleratore e freno</strong>: fortunatamente Thrustmaster ha pensato anche ai simdriver più esigenti, proponendo una <strong>versione Pro</strong> con un set più raffinato chiamato <strong>T3PA</strong>, dotato anche di frizione. Il loro prezzo? In linea se non inferiore al Logitech G29: se volete qualcosa di diverso da questo best-buy, allora il TMX e il T150 sono la risposta che state cercando.
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: TRA 300 E 500 EURO</span></strong>
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	Facciamo lo step successivo e saliamo di fascia di prezzo: <strong>tra i 300 e i 500 Euro</strong> la tecnologia ad ingranaggi viene abbandonata definitivamente per lasciar spazio a quella<strong> a cinghia</strong>, dove<strong> Thrustmaster</strong> domina praticamente la scena con i <strong>TX </strong>e i <strong>T300RS</strong>. Come per i precedenti TMX e T150, questi due volanti sono compatibili rispettivamente per Xbox One e per le consolle Sony, le quali hanno il vantaggio di una rotazione di 1080 gradi rispetto ai 900 garantiti sull’avversaria Microsoft.
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	<img alt="t300.jpeg.80328fd1ba62eb6a1af1a98ae0c746fb.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44932" data-ratio="72.13" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/t300.jpeg.80328fd1ba62eb6a1af1a98ae0c746fb.jpeg"></p>

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	Anche i TX e i T300RS escono di serie con una <strong>pedaliera basica, </strong>che però può essere integrata dalla<strong> T3PA</strong> presente nelle <strong>versioni Pro.</strong> In ogni caso siamo di fronte a<strong> volanti molto più solidi dei precedenti</strong>, dotati di un <strong>force feedback più consistente, fluido e veloce </strong>nel trasferire le sensazioni al pilota. Il loro prezzo, al momento, si assesta nel range <strong>350-400 Euro</strong>, al quale Fanatec ha lanciato la sfida con la sua serie di volanti CSL Elite.
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	Modulari, dotati delle luci a LED di cambiata e <strong>settaggi veloci per adattare il force feedback</strong> in maniera immediata con tecnologia a cinghia, questi volanti prevedono la compatibilità con la PlayStation 4 e sono disponibili in due versioni: con la<strong> sola base</strong>, al prezzo di circa <strong>400 Euro</strong>, oppure con <strong>base e corona da 11 pollici, </strong>leggermente più cara e al costo di listino di <strong>500 Euro</strong>. Il loro problema? Che in caso di acquisto non arrivano assieme ad alcuna<strong> pedaliera</strong>, che deve essere presa a parte a un prezzo che oscilla <strong>dai 100 ai 230 Euro</strong> a seconda se si vuole utilizzare il <strong>pedale del freno con cella di carico.</strong> Sempre se non ci si vuole orientare su prodotti ancora più raffinati e costosi.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44935" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/csl.jpg.cce07af2ae290f9ab8a314263d694cf2.jpg" rel=""><img alt="csl.thumb.jpg.bc1337d718a2ea9e885b4d50af93d0f6.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44935" data-ratio="52.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/csl.thumb.jpg.bc1337d718a2ea9e885b4d50af93d0f6.jpg"></a>
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: TRA 500 E 1000 EURO – A CINGHIA</span></strong>
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	Aumentiamo ancora il budget: nella fascia di prezzo <strong>500-1000 Euro</strong> troviamo i volanti di punta con <strong>tecnologia a cinghia</strong>, per lo più prodotti da <strong>Thrustmaster</strong>. I loro nomi? <strong>TS-PC, TS-XW RACER e T-GT.</strong> I primi due rappresentano la diretta evoluzione dei precedenti TX e T300RS e sono dotati di un<strong> motore interno “brushless” da 40 watt:</strong> il primo è l’unico compatibile solamente per PC ed è proposto senza pedaliera, mentre il secondo include non solo la <strong>corona Sparco P310 Replica,</strong> ma anche il set di <strong>pedali T3PA</strong>. I prezzi? <strong>550 Euro per il TS-PC</strong>, ultimamente disponibile anche con corona replica della Ferrari 488 Challenge, e <strong>700 Euro per il TS-XW RACER.</strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44928" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/racer.jpg.c7c602fa2807e75ab7ccdea05654e3be.jpg" rel=""><img alt="racer.thumb.jpg.c9b9f3e3f095965127b9ce6396fbcd75.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44928" data-ratio="66.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/racer.thumb.jpg.c9b9f3e3f095965127b9ce6396fbcd75.jpg"></a>
</p>

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	L’ultimo della gamma Thrustmaster si chiama, invece, <strong>T-GT</strong>: si tratta di un <strong>volante da 11 pollici</strong> espressamente progettato per essere utilizzato<strong> su PS4 con Gran Turismo Sport</strong>, dotato di 4 rotary encoders e di tutti i pulsanti caratteristici del DualShock 4… anche gli stick analogici! La sua peculiarità? Un <strong>trasduttore posteriore </strong>che garantisce un’immersione di gioco ancora più intensa, per un <strong>Force Feedback davvero forte, preciso e veloce. </strong>Il suo prezzo, tuttavia, non è affatto economico: dal momento che può essere usato con un solo gioco, gli <strong>800 Euro di listino (600 su Amazon)</strong> possono far storcere il naso quando è il momento di convalidare l’acquisto.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44933" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/tgt.jpg.60964c11b12367301002d5e2736f9a94.jpg" rel=""><img alt="tgt.thumb.jpg.cda8cdc4ba71ac606ef664177f8c9c34.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44933" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/tgt.thumb.jpg.cda8cdc4ba71ac606ef664177f8c9c34.jpg"></a>
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	Passando a <strong>Fanatec,</strong> l’azienda tedesca propone in questa fascia di prezzo il <strong>ClubSport Wheel Version 2.5</strong>, sicuramente uno dei più validi, se non il migliore, prima di passare ai Direct Drive. Il force feedback di cui è capace di solidissimo, preciso e molto veloce, per un <strong>prodotto estremamente modulabile e ricco di funzionalità,</strong> proprio come il CSL Elite nella precedente categoria. Il suo prezzo? Parte da <strong>850 Euro</strong> per arrivare quasi a 1000, in un bundle completo di base, corona (replica BMW GT2 o tradizionale) e pedaliera con acceleratore e freno.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44922" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/cs_25.jpg.310362e1b22e3aa88b0788ad83f51ad7.jpg" rel=""><img alt="cs_25.thumb.jpg.7b74faacfd95d8babefc9365e724cf07.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44922" data-ratio="60.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/cs_25.thumb.jpg.7b74faacfd95d8babefc9365e724cf07.jpg"></a>
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: TRA 500 E 1000 EURO – PRESA DIRETTA</span></strong>
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	Nella stessa fascia di prezzo appena analizzata, troviamo anche dei<strong> volanti con force feedback a presa diretta economici</strong>: rispetto a unità più costose siamo di fronti a <strong>prodotti entry-level,</strong> che non presentano quella totale accuratezza di funzionamento che, al contrario, contraddistingue questa categoria. Il primo è il <strong>Simagic M10</strong>, un volante realizzato in Cina dotato con un motore da 10 Nm, al quale però noi rilanciamo con il <strong>SimXperience AccuForce V2.</strong>
</p>

<p>
	Qualche anno fa quest’ultimo volante era tra i più costosi, mentre oggi può essere trovato all’interessante prezzo di<strong> 999 dollari (circa 930 Euro) </strong>nella sua configurazione completa, provvista di<strong> base con motore da 13 Nm, corona da 330mm con 12 pulsanti e paddle shifters</strong>. In alternativa si può optare per la variante<strong> “AccuForce Your Way”,</strong> che fornisce la sola base a cui si può installare un volante o una “button box” da 50 o 70mm per un prezzo di <strong>699 Euro</strong>. Conclude l’offerta di SimXperience l’alternativa <strong>DIY (Do It Yourself)</strong>, che propone lo stesso bundle precedente smontato per <strong>100 Euro in meno.</strong>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44919" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/accuforce.jpg.a856e164c711c549464c61f2954a1f31.jpg" rel=""><img alt="accuforce.thumb.jpg.973dc89900f6cb90a38452fcc9515082.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44919" data-ratio="60.10" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/accuforce.thumb.jpg.973dc89900f6cb90a38452fcc9515082.jpg"></a>
</p>

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	Al fianco di questi prodotti, sotto i 1000 Euro trovano posto anche i <strong>SimPliCity</strong>: stiamo parlando di due unità entry level della <strong>Compact Series</strong>, chiamate <strong>SW8C+ e SW13C+</strong> che utilizzano rispettivamente <strong>due motori interni da 8 e 13 Nm</strong>. I loro prezzi sono estremamente competitivi: <strong>479 sterline per il primo (520 Euro), 600 per il secondo (650 Euro). </strong>Ai quali, però, bisogna aggiungere la corona. In fatto di rapporto qualità/prezzo e di equipaggiamento provvisto, l’AccuForce rappresenta sicuramente meglio la porta d’ingresso ideale per i volanti di tipo Direct Drive.
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	<strong><span style="font-size:16px;">VOLANTI NEL SIMRACING: DA 1000 EURO IN SU</span></strong>
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	L’ultima categoria, come potete immaginare, racchiude tutti i volanti da simracing che vanno <strong>oltre i 1000 Euro:</strong> qui troviamo esclusivamente la<strong> tecnologia a presa diretta</strong>, dove tra i prodotti più interessanti non può mancare l’offerta <strong>Fanatec</strong> con la serie <strong>Podium Wheels</strong>. Qui dominano la scena sia le <strong>basi separate DD1 e DD2, </strong>che si differenziano per la potenza del motore rispettivamente da<strong> 20 e 25 Nm</strong>, sia la soluzione all-in-one <strong>Podium Wheel F1</strong>, che propone il pacchetto in questione nella sua interezza senza componenti separate. Questa, tra l’altro, è anche l’<strong>unica alternativa per consolle</strong>, sia per PS4 che per Xbox One.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44925" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/f1.jpg.3344adc657d999e526211e7e02fa769e.jpg" rel=""><img alt="f1.thumb.jpg.56449f1d869df4cfb09407047a7fd18e.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44925" data-ratio="60.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/f1.thumb.jpg.56449f1d869df4cfb09407047a7fd18e.jpg"></a>
</p>

<p>
	Il prezzo, ovviamente non è dei più semplici da affrontare: la <strong>base DD1</strong> da sola costa <strong>1200 Euro</strong>, la <strong>DD2</strong> sale a <strong>1500 Euro</strong> mentre le soluzioni<strong> all-in-one</strong> partono<strong> da 1650 Euro </strong>per arrivare a <strong>1800 Euro</strong>. Sulla stessa lunghezza d’onda si piazzano i <strong>Simucube 2</strong>, divisi in tre prodotti specifici: la <strong>versione Sport (1270 Euro),</strong> la <strong>Pro (1470 Euro)</strong> e la <strong>Ultimate (3170 Euro!)</strong>, tutte compatibili con il Wireless Protocol, che consente la connessione di corone compatibili o “button box” attraverso la connessione senza fili.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44929" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/simucube.jpg.28d31728b8aea68ed3df520d8d2f21e9.jpg" rel=""><img alt="simucube.thumb.jpg.5142b7b1ba24a05ae74b9566d443524b.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44929" data-ratio="66.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/simucube.thumb.jpg.5142b7b1ba24a05ae74b9566d443524b.jpg"></a>
</p>

<p>
	Last but not least, ecco l’offerta <strong>SimSteering2 di Leo Bodnar,</strong> uno tra i produttori storici di attrezzatura da simracing al punto da essere ampiamente consigliato da alcuni tra i più importanti professionisti del settore. Come per i Simucube 2, anche qui ci sono <strong>tre varianti </strong>che si differenziano per la potenza del motore interno:<strong> FFB System 52 da 16 Nm (2400 sterline = 2600 Euro), FFB System 53 da 20,5 Nm (2600 sterline = 2800 Euro)</strong> e il più prestazionale <strong>FFB System 54 da 26 Nm (2650 sterline = 2870 Euro).</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44920" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/bodnar.jpg.37c48039bff83bbb5ff4244cad7a2dbe.jpg" rel=""><img alt="bodnar.thumb.jpg.6f5fbdee8b1960fdece00eca565b4d22.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44920" data-ratio="66.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/bodnar.thumb.jpg.6f5fbdee8b1960fdece00eca565b4d22.jpg"></a>
</p>

<p>
	Per coloro che non badano a spese, quindi, quale consigliare? Se avete intenzione di utilizzare un volante Direct Drive del genere non solo su PC, allora la scelta ricade sui <strong>Podium Wheels della Fanatec</strong>, magari sulla soluzione all-in-one che è anche quella ufficiale dalle<strong> F1 eSports Series</strong> del Circus iridato. Altrimenti, meglio orientarsi sui <strong>Simucube 2</strong>, tralasciando la Ultimate: d’altro canto, stiamo parlando di guida simulata… a quel prezzo vale più la pena investire su un go-kart da competizione e andarci veramente, in pista!
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
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	</div>
</div>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">25896</guid><pubDate>Sun, 22 Mar 2020 14:22:38 +0000</pubDate></item><item><title>[Parte 3] Quanto conta il setup nel simracing? Alto carico aerodinamico &#x2013; Ungheria</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/parte-3-quanto-conta-il-setup-nel-simracing-alto-carico-aerodinamico-%E2%80%93-ungheria-r25895/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/red-bull-spare.jpg.623480777cc9a9dda838734f48bdda36.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Piloti di DrivingItalia e non solo, bentornati nella nostra <strong>guida a puntate</strong> in cui vi stiamo mostrando quanto è il <strong>gap prestazionale</strong> tra un <strong>setup di base</strong> e un<strong> setup modificato</strong> su un’auto da corsa nel mondo del simracing. Dopo il caso di un <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/parte-1-quanto-conta-il-setup-nel-simracing-circuito-bilanciato-%E2%80%93-melbourne-r25859/" rel="">circuito bilanciato</a></strong> come l’Albert Park di Melbourne e quello dove è privilegiata l’<strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/parte-2-quanto-conta-il-setup-nel-simracing-alta-velocit%C3%A0-%E2%80%93-monza-r25869/" rel="">alta velocità</a></strong>, condizione toccata sull’Autodromo Nazionale di Monza, oggi andremo ad analizzare l’ultimo caso che ci è rimasto: una pista in cui l’<strong>alto carico aerodinamico (o downforce) </strong>è ciò che è necessario per andare veramente forte.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP AD ALTO CARICO AERODINAMICO: VERSO L’HUNGARORING</span></strong>
</p>

<p>
	Come abbiamo visto, i <strong>circuiti da velocità in pista </strong>si dividono essenzialmente in <strong>tre categorie</strong>: la prima è quella dove contano le <strong>top speed </strong>e dove bisogna settare la vettura in modo che generi il <strong>minor carico aerodinamico possibile</strong>, come Monza e Spa-Francorchamps. La seconda è quella che vedremo oggi e che è caratterizzata dal caso esattamente opposto: <strong>alto carico aerodinamico e velocità molto più basse</strong>, condizioni ideali per piste come l’Hungaroring o Montecarlo.
</p>

<p>
	Infine, l’ultima classe di circuiti è quella<strong> bilanciata,</strong> dove le caratteristiche di<strong> alta velocità e downforce </strong>riescono a dialogare in maniera efficace attraverso un <strong>compromesso ideale.</strong> In Australia, una delle piste racchiuse in questa categoria, il gap prestazionale che abbiamo rilevato è stato poco meno di 3 decimi, mentre sul Tempio della Velocità di Monza il distacco si è assestato a quasi un secondo, segno che il setup, su un tracciato del genere… conta eccome!
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44916" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/Hungary.jpg.8eb36a6b4ca1c57fab026318b14a9160.jpg" rel=""><img alt="Hungary.thumb.jpg.685dab81f26283e00470986f3e539abf.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44916" data-ratio="56.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/Hungary.thumb.jpg.685dab81f26283e00470986f3e539abf.jpg"></a>
</p>

<p>
	Cosa succede, invece, se portiamo la nostra <strong>Formula Hybrid 2019</strong> sul difficile e tortuoso circuito dell’<strong>Hungaroring,</strong> sede dal 1986 del <strong>Gran Premio d’Ungheria</strong>? Siamo di fronte a una pista dove sono privilegiati<strong> setup ad alto carico aerodinamico</strong>, utilizzata quasi esclusivamente dalle monoposto del Circus iridato nel mese di agosto di ogni anno.
</p>

<p>
	È da sempre considerato un tracciato in cui i sorpassi sono molto poco agevolati, a meno di situazioni meteorologiche incerte o perturbate che riescono ad alimentare uno spettacolo, altrimenti, molto poco entusiasmante. Lungo <strong>4,381 km</strong> e con <strong>14 curve </strong>all’attivo, l’<strong>Hungaroring </strong>presenta nella sua Hall of Fame il giovane <strong>Max Verstappen</strong>, che l’anno scorso ha stabilito non solo il record in gara (1’17’’103), ma anche il primato assoluto in qualifica, fermando il cronometro sull’<strong>1’14’’572.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="verstappen.png.4418b2ddf1cf83ebd4555799b0f34d1a.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44918" data-ratio="55.57" width="952" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/verstappen.png.4418b2ddf1cf83ebd4555799b0f34d1a.png"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP AD ALTO CARICO AERODINAMICO: QUANT’È LA DIFFERENZA?</span></strong>
</p>

<p>
	Rispetto a quanto visto prima a Melbourne e poi a Monza, il nostro <strong>primo shakedown </strong>sul circuito ungherese si è rivelato più complicato del previsto. La mod utilizzata ci ha svelato una<strong> pista estremamente fedele</strong> non solo nel suo layout, ma anche nella sensazione di<strong> scivolamento e perdita di aderenza in curva,</strong> a causa dello sporco che solitamente si raccoglie ai lati del tarmac quando le monoposto del Circus iridato non corrono in questa location.
</p>

<p>
	La <strong>mancanza di grip</strong> è stata notata non solo a livello dell’aerodinamica posteriore, che sulla Formula Hybrid 2019 è all’ordine del giorno, ma anche di quella anteriore: nel momento di inserire la nostra vettura in curva, abbiamo rilevato una <strong>forte tendenza al sovrasterzo</strong>, che si è poi accentuata<strong> in percorrenza</strong> e, ovviamente, <strong>in uscita</strong> in tutti quei casi in cui abbiamo tentato di tenere puntato il gas e di controllare una situazione che, in poco tempo, è diventata ingestibile.
</p>

<p>
	In queste condizioni il nostro <strong>miglior risultato con il setup di base</strong> è stato un <strong>1’16’’318,</strong> che abbiamo sfruttato come punto di partenza per iniziare a individuare alcune<strong> modifiche all’assetto</strong> grazie anche all’aiuto del nostro <strong>Virtual Race Car Engineer 2020. </strong>Impostate le temperature delle gomme rilevate dall’apposita app fornita da Assetto Corsa, abbiamo selezionato la sensazione al volante da noi rilevata: ecco quindi i primi consigli su cosa migliorare sulla nostra Hybrid 2019, individuati essenzialmente su un’<strong>ammorbidimento dell’anti-roll bar</strong> e della <strong>taratura delle molle posteriori</strong>, assieme a un’estremizzazione del<strong> rake</strong> con una riduzione dell’altezza da terra anteriore e un aumento di quella posteriore.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44917" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/oversteer.png.15eff307fdf9e3567199b0c8073f996e.png" rel=""><img alt="oversteer.thumb.png.157d22ef49e525ea2ee460a537795fc6.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44917" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/oversteer.thumb.png.157d22ef49e525ea2ee460a537795fc6.png"></a>
</p>

<p>
	Procedendo <strong>pochi click alla volta</strong> per ogni singola modifica, abbiamo gradualmente spostato il <strong>grip</strong> a nostra disposizione <strong>verso il retrotreno</strong> risolvendo in buona parte la sensazione di forte sovrasterzo nella fase di richiamare il gas in uscita di curva. Per equilibrare la stessa condizione rilevata in <strong>ingresso curva,</strong> invece, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sull’<strong>angolo di incidenza degli alettoni</strong>: l’incremento di un paio di click sia nei confronti dell’ala anteriore che di quella posteriore ha cambiato drasticamente la situazione, con un pacchetto aerodinamico ora finalmente in grado di generare la <strong>giusta downforce</strong> per affrontare a tutta velocità le varie curve dell’Hungaroring.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44913" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/entry.png.a6c0ca785ea41831ec55babf87ab035f.png" rel=""><img alt="entry.thumb.png.ff8eb9e531a47a08f1cb0d5614756d7a.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44913" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/entry.thumb.png.ff8eb9e531a47a08f1cb0d5614756d7a.png"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44912" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/apex.png.2bbea8ffa4f86b406b7f7eabff1967e2.png" rel=""><img alt="apex.thumb.png.ca1b35d2da630e226dd359c282127afc.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44912" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/apex.thumb.png.ca1b35d2da630e226dd359c282127afc.png"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44914" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/exit.png.7e91eb6cad2607a53777d3aa109b7908.png" rel=""><img alt="exit.thumb.png.c52f3fa6024e13d89892bb94d71bdf35.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44914" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/exit.thumb.png.c52f3fa6024e13d89892bb94d71bdf35.png"></a>
</p>

<p>
	Tra le altre modifiche da noi effettuate, abbiamo anche agito sul <strong>differenziale</strong> in modo da garantire una <strong>maggiore progressività </strong>della potenza generata dalla nostra power unit: un s<strong>ettaggio meno aggressivo in “Power”</strong> e uno<strong> più consistente in “Coast”</strong>, testati opportunamente sempre pochi click per volta con alcuni giri di pista. Per quanto riguarda gli <strong>ammortizzatori, </strong>abbiamo preferito diminuire giusto di un paio di click i valori in <strong>compressione ed estensione,</strong> mentre a livello delle <strong>gomme</strong> abbiamo settato la pressione a <strong>15 PSI</strong> all’avantreno e a <strong>14 PSI</strong> al retrotreno.
</p>

<p>
	Il risultato finale? Dopo alcuni tentativi con i quali abbiamo trovato il giusto ritmo e la giusta concentrazione, siamo riusciti ad abbattere il muro dell’1’16’’, fermando il cronometro sull’<strong>1’15’’753.</strong> Una prestazione difficile, che però ci ha permesso di migliorare il nostro riferimento di ben<strong> 565 millesimi,</strong> quindi perfettamente in linea con le previsioni che avevamo fatto all’inizio di questa guida.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44915" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/fine.png.efe44a10b707bbb247fc6dd5e09445bc.png" rel=""><img alt="fine.thumb.png.19b93629f30eeef542bb24abc1899763.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44915" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/fine.thumb.png.19b93629f30eeef542bb24abc1899763.png"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">CONCLUSIONI</span></strong>
</p>

<p>
	Con questo nostro ultimo test abbiamo concluso questa speciale <strong>guida sul setup nel simracing,</strong> in cui abbiamo visto quanto è effettivamente il<strong> gap prestazionale </strong>tra una vettura con setup di base e un’altra che utilizza un setup modificato. Si tratta di una differenza rilevante per tutti coloro che amano la competizione online, perché <strong>ogni più piccola modifica può fare la differenza </strong>quando stiamo combattendo ruota a ruota con il nostro avversario.
</p>

<p>
	In ogni caso, vogliamo ribadirvi la <strong>regola più importante </strong>che sta alla base del mondo della simulazione in pista: se il vostro <strong>gap cronometrico</strong> è <strong>superiore al secondo</strong> rispetto al vostro più diretto rivale,<strong> continuate a girare e a fare pratica </strong>con quello che avete a disposizione. Entrate in sintonia con la vettura che state utilizzando, cercate di capire se il setup di base presenta delle lacune individuando gli eventuali <strong>effetti di sovra o sottosterzo.</strong> Provate ad utilizzare la tecnica del <strong>trail braking</strong>, a tenere traiettorie differenti, a <strong>frenare prima e a tornare sul gas in anticipo.</strong> Solo quando avrete fatto tutto questo, iniziate a mettere mano all’assetto con piccole modifiche alla volta. Un approccio sicuramente più difficile di voler andare veloci subito, ma che vi premierà successivamente con grandi soddisfazioni.
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25895</guid><pubDate>Sun, 22 Mar 2020 09:21:12 +0000</pubDate></item><item><title>[Parte 2] Quanto conta il setup nel simracing? Alta velocit&#xE0; &#x2013; Monza</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/parte-2-quanto-conta-il-setup-nel-simracing-alta-velocit%C3%A0-%E2%80%93-monza-r25869/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/83868608_leclercmonza.jpg.2146d08d06ebaefbedd0f1c9eeb279a5.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Piloti! Bentornati nella nostra speciale <strong>guida a puntate </strong>con la quale stiamo scoprendo quanto conta effettivamente il<strong> setup su un’auto da corsa </strong>nel mondo del simracing. Qualche giorno fa vi abbiamo proposto il caso di un <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/parte-1-quanto-conta-il-setup-nel-simracing-circuito-bilanciato-%E2%80%93-melbourne-r25859/" rel="">circuito bilanciato</a></strong> come l’<strong>Albert Park di Melbourne</strong>, dove la velocità di punta e il carico aerodinamico necessario per rimanere incollati all’asfalto si equilibrano nella giusta maniera per ottenere il massimo rendimento possibile.
</p>

<p>
	Cosa succede, invece, se passiamo su un tracciato dove è privilegiata l’<strong>alta velocità</strong>? Il gap prestazionale che va da pochi decimi a quasi un secondo (o poco più, a seconda di quanto siamo riusciti a “spremere” la nostra vettura preferita in ogni singolo test in pista) sarà rispettato? Come può essere quantificato precisamente? E quali <strong>modifiche</strong> è più opportuno fare per ottenere un risultato di valore? Continuate a leggere e lo scoprirete!
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44859" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/monza.jpg.4f0541fbc2753bebed8f8014ddac5bb8.jpg" rel=""><img alt="monza.thumb.jpg.95a7015c46df3d4f955c0e3953dbb549.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44859" data-ratio="66.60" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/monza.thumb.jpg.95a7015c46df3d4f955c0e3953dbb549.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP AD ALTA VELOCITA’ - PRIMO TEST A MONZA</span></strong>
</p>

<p>
	Riprendendo la formula della scorsa puntata, abbiamo utilizzato nuovamente il simulatore <strong>Assetto Corsa</strong> con la splendida <strong>Formula Hybrid 2019</strong>, che stavolta è scesa in pista sul velocissimo anello dell’<strong>Autodromo Nazionale di Monza</strong>. Una pista che ancora oggi è soprannominata<strong> “il Tempio della Velocità”</strong>, proprio grazie alle top speed che è possibile raggiungere sui suoi lunghi rettilinei.
</p>

<p>
	Il <strong>primato assoluto</strong> in questo senso è datato <strong>2005 </strong>ed appartiene a <strong>Juan Pablo Montoya</strong>: il pilota colombiano raggiunse i <strong>372,2 km/h </strong>durante le prove del Gran Premio d’Italia al volante della sua<strong> McLaren-Mercedes,</strong> un record che poi il suo compagno di squadra<strong> Kimi Raikkonen</strong> riuscì a ripetere durante lo stesso weekend fermando il rilevamento sui <strong>370,1 km/h.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44858" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/montoya-2005.jpg.b5c38cff3bd63bea62fd7a61af27c10e.jpg" rel=""><img alt="montoya-2005.thumb.jpg.5b6f14535b082d8370b9c338a0314e41.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44858" data-ratio="66.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/montoya-2005.thumb.jpg.5b6f14535b082d8370b9c338a0314e41.jpg"></a>
</p>

<p>
	Montoya, all’epoca, aveva già in tasca il primato del <strong>giro più veloce di tutta la Formula 1</strong>: lo ottenne l’anno precedente sempre a Monza, quando nelle prove libere stampò un sensazionale <strong>1’19’’525</strong> alla media oraria di <strong>262,242 km/h</strong>… il quale, tuttavia, non venne considerato dalla FIA come ufficiale. Al suo posto preferì la prestazione di <strong>Rubens Barrichello</strong>, stabilita in gara al volante della Ferrari F2004 che, invece, fermò il cronometro sull’<strong>1’21’’046.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44857" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/montoya-2004.jpg.b8297fd23e0bcb5a8b3984cd2be59e42.jpg" rel=""><img alt="montoya-2004.thumb.jpg.a6f8f944f230ee402875a2b2afa11168.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44857" data-ratio="65.90" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/montoya-2004.thumb.jpg.a6f8f944f230ee402875a2b2afa11168.jpg"></a>
</p>

<p>
	Un record che idealmente è durato fino a due anni fa, quando <strong>Kimi Raikkonen</strong> ha riscritto i libri di storia della velocità brianzola demolendo nuovamente il muro dell’1’20’’: durante le qualifiche del <strong>GP d’Italia</strong> il finlandese andò ancora più veloce di Montoya, alzando l’asticella su quell’<strong>1’19’’119</strong> alla media di <strong>263,587 km/h</strong>, la più alta mai segnata nella massima serie automobilistica. Abbiamo detto “idealmente” proprio perché la FIA, di nuovo, ha confermato i 257,3 km/h di Barrichello, per il fatto che i primati ufficiali, secondo la Federazione, sono solo quelli stabiliti in gara.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44861" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/raikkonen.jpg.7a116c8b7aaee75c3821ea4f7b8fe60e.jpg" rel=""><img alt="raikkonen.thumb.jpg.8a5af71a4c3cbc2670fb222e0fb816fe.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44861" data-ratio="66.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/raikkonen.thumb.jpg.8a5af71a4c3cbc2670fb222e0fb816fe.jpg"></a>
</p>

<p>
	Di fronte a tali palmares, noi abbiamo provato a fare del nostro meglio al volante della <strong>Hybrid 2019 firmata Race Sim Studio</strong>… ma con il <strong>setup di base</strong> il risultato ottenuto è stato solo in parte incoraggiante. Sull’anello brianzolo la nostra performance si è assestata sull’<strong>1’20’’786</strong>, spremendo a fondo i settaggi della power unit a nostra disposizione.
</p>

<p>
	Le nostre sensazioni? Un grande <strong>carico aerodinamico</strong> che ci ha permesso di affrontare a tutta velocità le due Lesmo e il sinistra-destra della Ascari, oltre a percorrere praticamente in pieno la Parabolica. Allo stesso tempo, però, una certa <strong>difficoltà </strong>nell’effettuare correttamente le <strong>staccate della Prima e della Seconda Variante</strong>, dove è stato facile cadere nell’errore di portare troppa velocità in curva con il conseguente stallo dell’aerodinamica posteriore. Insomma, senza la giusta sensibilità su acceleratore e freno il <strong>testacoda</strong> era (quasi) assicurato.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP AD ALTA VELOCITA’ - QUANT’È LA DIFFERENZA?</span></strong>
</p>

<p>
	Con queste premesse siamo passati senza troppi indugi sul nostro <strong>Virtual Race Car Engineer 2020</strong>, che abbiamo nuovamente preso in causa dopo i positivi risultati nella scorsa puntata in quel di Melbourne. Anche stavolta lo abbiamo interrogato su come <strong>migliorare la scarsa stabilità riscontrata al retrotreno</strong>, ottenendo come risposta una sostanziale conferma di intervento a livello dell’<strong>anti-roll bar</strong> e delle<strong> molle posteriori</strong>, anche in fatto di valori in compressione ed estensione.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44860" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/power-slide.png.78c87eaab2e86151b8c0b94c1a1f0bd3.png" rel=""><img alt="power-slide.thumb.png.644bf792164eef01c2fe3fd4b6bac866.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44860" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/power-slide.thumb.png.644bf792164eef01c2fe3fd4b6bac866.png"></a>
</p>

<p>
	In aggiunta, però, a Monza abbiamo sentito anche la necessità di avere <strong>un po’ più velocità sui rettilinei,</strong> il che ci ha dato come soluzione una modifica all’<strong>altezza da terra</strong> e, finalmente, all’<strong>angolo di incidenza delle ali.</strong> Nel primo caso abbiamo diminuito di un paio di click la distanza del fondo della vettura dal tarmac sia all’anteriore che al posteriore, il che ci ha permesso di ottenere un discreto <strong>miglioramento prestazionale</strong> senza far andare in stallo l’intero pacchetto aerodinamico a nostra disposizione. 
</p>

<p>
	Poi abbiamo toccato i due alettoni: all’<strong>avantreno</strong> abbiamo <strong>ridotto l’angolo di incidenza</strong> complessivamente di<strong> dieci click</strong>, mentre <strong>al posteriore di cinque,</strong> con l’obiettivo di mantenere quell’<strong>equilibrio </strong>necessario a non “combattere” la nostra monoposto per tenerla in pista. Allo stesso tempo abbiamo modificato anche la <strong>taratura delle molle</strong>: per evitare di “spanciare” sull’asfalto, siamo andati ad <strong>indurire di un paio di click</strong> il rateo di funzionamento del sistema<strong> anteriore</strong>, lasciando invariato l’<strong>ammorbidimento del posteriore</strong> per mantenere la <strong>stabilità </strong>richiesta volta ad affrontare al meglio gli<strong> inserimenti in curva</strong> e le <strong>ripartenze dalle basse velocità.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44862" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/top-speed.png.df9c3fe0133eefb8cb7792c3c69da064.png" rel=""><img alt="top-speed.thumb.png.3cda8ddf87178f4e3b3ec691d404db8e.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44862" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/top-speed.thumb.png.3cda8ddf87178f4e3b3ec691d404db8e.png"></a>
</p>

<p>
	Togliere così tanto carico aerodinamico a livello degli alettoni, tuttavia, ha provocato l’insorgere di un certo <strong>sottosterzo in entrata e in percorrenza di curva,</strong> particolarmente evidente nella <strong>prima di Lesmo.</strong> Mentre con il setup di base ci bastava togliere una marcia, dare un leggero colpettino di freno e inserire la vettura giocando con l’acceleratore, le modifiche effettuate ci hanno costretto a ridurre gradualmente il nostro intervento sul pedale del gas durante le nostre prove, il che equivale a perdere velocità e, di conseguenza, tempo sul giro.
</p>

<p>
	Il motivo è presto detto: privilegiando l’<strong>aderenza al posteriore </strong>con le modifiche all’anti-roll bar e riducendo l’incidenza degli alettoni abbiamo <strong>tolto grip all’anteriore</strong>, che ha perso ulteriore contatto con l’asfalto quando abbiamo indurito le molle anteriori. La soluzione che abbiamo trovato è stata quella di <strong>modificare poco alla volta</strong> i <strong>valori in compressione ed estensione degli ammortizzatori, </strong>diminuendo progressivamente di alcuni click i parametri all’avantreno ed aumentandoli al retrotreno fino a trovare il giusto equilibrio del sistema.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44855" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/entry.png.bf313d6c68081638e38d35e22aaa7065.png" rel=""><img alt="entry.thumb.png.8e1aac9787f701c3c1d886160bfacc17.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44855" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/entry.thumb.png.8e1aac9787f701c3c1d886160bfacc17.png"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44854" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/apex.png.536f5806138ca720fc5023e074ac17d3.png" rel=""><img alt="apex.thumb.png.53a07b219783e11a79fb72a3b33f1a27.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44854" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/apex.thumb.png.53a07b219783e11a79fb72a3b33f1a27.png"></a>
</p>

<p>
	Parallelamente abbiamo ritoccato la<strong> pressione delle gomme</strong>: come per gli altri aspetti, anche a livello degli pneumatici abbiamo dovuto trovare un<strong> compromesso,</strong> riducendo di <strong>un solo PSI </strong>la pressione sia all’anteriore che al posteriore. In questo caso abbiamo voluto <strong>privilegiare la stabilità al retrotreno</strong>, sempre molto difficile da gestire quando era il momento di riprendere il gas in mano. A questo punto, dopo più di due ore di prove dall’ultimo test effettuato con il setup di base siamo riusciti a trovare l'assetto giusto per andare all’attacco del cronometro.
</p>

<p>
	Il <strong>risultato ottenuto</strong> ci ha dato parecchia soddisfazione: le modifiche apportate alla nostra Formula Hybrid ci ha permesso di abbattere a nostra volta il muro dell’1’20’’, scendendo sull’<strong>1’19’’898</strong> con un miglioramento di quasi<strong> nove decimi. </strong>Perfettamente in linea con quanto speravamo di raggiungere all’inizio di questa puntata.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44856" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/fine.png.0c35f3ff2360bab72415c8f990eaa05f.png" rel=""><img alt="fine.thumb.png.6e1162c7c24320ef1fcb83771f0c18d3.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44856" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/fine.thumb.png.6e1162c7c24320ef1fcb83771f0c18d3.png"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">CONCLUSIONI</span></strong>
</p>

<p>
	Rispetto a un circuito bilanciato come l’Albert Park di Melbourne, una <strong>pista da alta velocità </strong>come quella di <strong>Monza </strong>ha richiesto un lavoro di fino a livello di <strong>setup molto più complesso ed articolato. </strong>Non abbiamo semplicemente abbassato gli angoli di incidenza delle ali, ma abbiamo dovuto <strong>spostare più volte il grip tra avantreno e retrotreno</strong> fino a trovare il<strong> giusto equilibrio aerodinamico</strong>, contraddistinto dalla massima velocità di punta possibile associata alla downforce necessaria per affrontare al massimo delle performance le (poche) curve dell’autodromo brianzolo.
</p>

<p>
	Una sfida senza dubbio molto più entusiasmante rispetto a quella affrontata in Australia, dove in realtà le nostre <strong>capacità di guida</strong> con l'assetto di base fornito dalla Formula Hybrid 2019 hanno potuto<strong> “mettere una pezza” </strong>per trovare gli <strong>ultimi decimi da recuperare</strong> nei confronti di un setup modificato. Su una pista come Monza, invece, abbiamo dimostrato che il <strong>talento del pilota </strong>riesce ad arrivare<strong> fino a un certo punto:</strong> per andare oltre è necessario settare la propria vettura a dovere.
</p>

<p>
	Nella<strong> prossima puntata</strong>, l’ultima di questa guida speciale agli assetti, andremo a vedere il <strong>caso diametralmente opposto</strong> a quello affrontato oggi: un circuito dove prevale la <strong>downforce</strong>, quindi una situazione da <strong>alto carico aerodinamico.</strong> Quali saranno i nostri risultati?
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25869</guid><pubDate>Thu, 19 Mar 2020 13:44:00 +0000</pubDate></item><item><title>[Parte 1] Quanto conta il setup nel simracing? Circuito bilanciato &#x2013; Melbourne</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/parte-1-quanto-conta-il-setup-nel-simracing-circuito-bilanciato-%E2%80%93-melbourne-r25859/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/copertina.jpg.07b2fc3e3c10a683dae9daf443e4faa2.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Cari Piloti Virtuali e appassionati di DrivingItalia, siamo tornati con un <strong>nuova guida </strong>che sicuramente sarà di vostro interesse. Dopo avervi spiegato come effettuare il <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/guida-completa-al-setup-nel-simracing-by-drivingitalia-10-articoli-r25807/" rel="">setup di una vettura da competizione</a></strong> e come analizzare la<strong> <a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/parte-4-guida-alla-telemetria-nel-simracing-gp3-e-oulton-park-con-rfactor-2-r25843/" rel="">telemetria</a></strong> attraverso l’acquisizione dati effettuata da uno strumento professionale come il MoTeC, oggi inizieremo un altro argomento che toglierà molti dubbi in fatto di <strong>assetti e regolazioni.</strong>
</p>

<p>
	Quando si inizia a girare e fare pratica su un simulatore come <strong>Assetto Corsa</strong> o <strong>rFactor 2</strong>, ma anche su titoli più alla portata di tutti come<strong> F1 2019</strong>, il primo pensiero di un pilota di fronte alla propria prestazione è solamente uno: <strong><em>“perchè sono sempre così lento nei confronti dei più bravi?”</em></strong>. In quel momento, allora, si crede di trovare la soluzione a questo problema cercando un <strong>setup più veloce e aggressivo,</strong> nel quale riponiamo la massima fiducia che ci permetterà di colmare il nostro gap dalla vetta. Un approccio che, in realtà, è solo in parte corretto e dovrebbe essere utilizzato solo in un secondo momento. Ora vi spieghiamo il perché.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44825" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/inizio.jpg.1c3e5b0ca2e1d4c2cdc14f3b53b860d4.jpg" rel=""><img alt="inizio.thumb.jpg.ac8c7e95f5e0d839c6098a58737db111.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44825" data-ratio="66.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/inizio.thumb.jpg.ac8c7e95f5e0d839c6098a58737db111.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP NEL SIMRACING: LA REGOLA FONDAMENTALE</span></strong>
</p>

<p>
	Rispetto a tanto tempo fa, oggi viviamo in un’era frenetica dove siamo sempre tutti di corsa. Vogliamo ottenere ciò che desideriamo all’istante, a momenti senza fatica: questo vale nella vita di tutti i giorni quanto nel “nostro” mondo, in cui molti <strong>piloti alle prime armi</strong>, quando arriva il momento di impegnarsi di fronte alla sfida di un giro lanciato oppure in una gara, cominciano a tirare fuori scuse e a <strong>giudicare la propria e l’altrui prestazione,</strong> soprattutto quando si nota la differenza tra le proprie abilità e quelle dei più bravi.
</p>

<p>
	Senza procedere oltre alimentando dell’inutile polemica, esiste una <strong>regola fondamentale</strong> che vale nel simracing, nello sport e nella vita in generale: per ottenere <strong>risultati concreti </strong>serve <strong>impegno</strong>, il <strong>giusto approccio mentale</strong> e tanta, tanta <strong>pratica.</strong> Il “tutto subito” non è contemplato.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44824" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/hill.jpg.ba3a1f2aa8fa3bfc7813cd9cea8c5744.jpg" rel=""><img alt="hill.thumb.jpg.de9a6eb988d944e90e9a061b7d09bd44.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44824" data-ratio="56.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/hill.thumb.jpg.de9a6eb988d944e90e9a061b7d09bd44.jpg"></a>
</p>

<p>
	Facciamo un esempio: avete effettuato una <strong>prova di Time Trial in F1 2019</strong> e il vostro tempo è distante<strong> 3-4 secondi dai più veloci. </strong>Un gap del genere vuol dire solamente una cosa: nonostante il vostro impegno<strong> quello che avete fatto non rappresenta il vostro vero potenziale</strong>. Senza troppi giri di parole, utilizzare un setup diverso da quello di base fornito dal vostro simulatore vi potrebbe fare anche andare più veloci… ma rimarrebbe comunque un <strong>distacco ancora troppo importante </strong>dalle prestazioni più rapide dei vostri avversari.
</p>

<p>
	Quello che vi vogliamo trasmettere è un <strong>consiglio molto prezioso</strong>, che permetterà di <strong>migliorare voi stessi</strong> prima di influenzare altre variabili. Riprendendo l’esempio precedente, con un distacco del genere<strong> il vostro compito è quello di CONTINUARE A GIRARE. </strong>Provate a frenare una frazione di secondo dopo, a tornare sull’acceleratore in anticipo, cercate di <strong>lasciar scorrere</strong> la vostra vettura senza guidarla “a strattoni”, guardate i <strong>video onboard dei più bravi </strong>e confrontateli con i vostri. Le traiettorie sono le stesse? Come utilizzano gas e freno? Che tecniche di guida sfruttano?
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44828" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/senna.jpg.6c70f9ad6f7c75c4df5c5cfe3d8b38ca.jpg" rel=""><img alt="senna.thumb.jpg.0515db5eb213a556db6843b799b618f9.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44828" data-ratio="66.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/senna.thumb.jpg.0515db5eb213a556db6843b799b618f9.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP NEL SIMRACING: TUTTO DIPENDE (ANCHE) DAL CIRCUITO</span></strong>
</p>

<p>
	Seguendo quanto vi abbiamo consigliato, riuscirete piano piano a<strong> ridurre drasticamente il vostro laptime</strong>, trovando addirittura alcuni secondi nel vostro taschino! Ovviamente <strong>dovrete cambiare qualcosa </strong>nel vostro stile di guida, che diventerà progressivamente più fluido: piuttosto che frenare come non ci fosse un domani in staccata bloccando le gomme, provate per esempio a dare un <strong>input deciso all’inizio sul pedale del freno</strong> per poi<strong> rilasciarlo gradualmente </strong>fino al punto di corda. 
</p>

<p>
	Questa tecnica si chiama <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/sport/scott-driver61-mansell-ci-spiega-il-trail-braking-e-gli-errori-da-evitare-r25689/" rel="">“trail braking”</a></strong> ed è una delle tante ampiamente utilizzata dai più veloci simdriver (e piloti reali) in tutto il mondo. In ogni caso, però, arriverà un punto in cui vi accorgerete di aver <strong>estrapolato il massimo potenziale da voi stessi e dalla vostra vettura</strong>: quando tenterete di spingerla ulteriormente oltre, andando in <strong>“over-driving”,</strong> lei non seguirà le vostre intenzioni e vi porterà fuori pista.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44826" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/red-bull.jpg.9358f20008fa44658e512198f1f14b16.jpg" rel=""><img alt="red-bull.thumb.jpg.ccda79486d7aee52e6416a1ae9c626db.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44826" data-ratio="66.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/red-bull.thumb.jpg.ccda79486d7aee52e6416a1ae9c626db.jpg"></a>
</p>

<p>
	In questa situazione, quindi, il vostro <strong>gap prestazionale</strong> dai più veloci si dovrebbe essere assestato a <strong>qualche decimo</strong> oppure a <strong>poco più di un secondo</strong>: come mai questa differenza?<strong> Tutto dipende dal circuito </strong>su cui state girando. Nel mondo della velocità su pista esistono sostanzialmente<strong> tre tipologie di tracciato</strong>: quelli che privilegiano l’<strong>alta velocità</strong>, come Monza, quelli dove è necessario un<strong> alto carico aerodinamico</strong> (come l’Hungaroring o Montecarlo) e quelli in cui è consigliabile utilizzare un <strong>setup bilanciato </strong>per ottenere la massima prestazione, come Suzuka o l’Albert Park di Melbourne.
</p>

<p>
	Quindi, se siete stati onesti con voi stessi e avete <strong>spremuto fino all’osso il setup di base</strong> della vostra vettura da competizione, quanto conta veramente utilizzare in questo momento un setup su un circuito piuttosto di un altro? Noi risponderemo a questa domanda partendo da una <strong>pista bilanciata </strong>come quella che ospita annualmente il<strong> Gran Premio d’Australia</strong>, utilizzando come metro di riferimento la <strong>Formula Hybrid 2019</strong> e il <strong>simulatore Assetto Corsa</strong>. Inoltre impiegheremo per la prima volta un software di “aiuto” come il <strong>Virtual Race Car Engineer,</strong> recente uscito nella versione aggiornata al 2020.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44827" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/rss.jpg.8570e2ad759fd0e0c02703515362b9f3.jpg" rel=""><img alt="rss.thumb.jpg.83bd96eb06d95991056cbf4545e3328b.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44827" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/rss.thumb.jpg.83bd96eb06d95991056cbf4545e3328b.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">VIRTUAL RACE CAR ENGINEER 2020: ARRIVANO I RINFORZI</span></strong>
</p>

<p>
	Iniziamo dando un’occhiata a come è cambiato il software realizzato da Tim McArthur: rispetto all’<strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/addons/drivingitalia-recensione-virtual-race-car-engineer-2018-r24000/" rel="">edizione 2018</a></strong>, il nuovo <strong>Virtual Race Car Engineer </strong>si presenta con un'<strong>inedita veste grafica</strong> decisamente<strong> più appagante, semplice e intuitiva</strong>. Ora l’interfaccia è molto <strong>più organizzata,</strong> oltre che curata con un design “a rettangoli” che rappresenta sicuramente uno step evolutivo importante rispetto a quanto visto nella release di due anni fa, decisamente più confusionaria e dall’aria “antiquata”.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44823" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/generale.png.502f92cdf46b9115a921999fb3e6175d.png" rel=""><img alt="generale.thumb.png.3ec54cfc34e5c7bff23df834cb8304c9.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44823" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/generale.thumb.png.3ec54cfc34e5c7bff23df834cb8304c9.png"></a>
</p>

<p>
	La prima cosa da fare, ovviamente, è <strong>impostare il programma a seconda della vettura </strong>che andremo ad utilizzare (Sport Car, Touring Car, Open Wheel… ma anche Kart!), a seconda della <strong>sessione di allenamento</strong> (Testing, Qualifying o Race) e del <strong>tipo di circuito </strong>(Road o Oval Track). Successivamente si può procedere in due modi: sfruttare la potenzialità offerta dal <strong>“Lap Wizard”, </strong>che ci fornirà le modifiche da apportare tenendo conto di un giro di pista completo, oppure i consigli del <strong>“Corner Wizard”</strong>, che invece proporrà un aggiustamento al setup in base all’eventuale presenza dei fenomeni di sottosterzo o sovrasterzo nelle varie fasi di una curva.
</p>

<p>
	Quando si accede al <strong>“Lap Wizard”,</strong> la prima cosa che ci viene chiesta sono le <strong>temperature delle quattro gomme</strong>, divise nei valori della <strong>parte interna, esterna o centrale</strong> di ogni singolo pneumatico. L’inserimento è opzionale, ma è consigliato per ottenere un feedback finale più preciso. Successivamente si può inserire il proprio laptime, per poi passare alla schermata più importante in cui andremo a scegliere la <strong>“problematica” </strong>che abbiamo riscontrato al volante della nostra vettura.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44817" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/car-feeling.png.2fb04c4279245c50712d90dda183e988.png" rel=""><img alt="car-feeling.thumb.png.e864e34776cdaabded311ffc50c27827.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44817" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/car-feeling.thumb.png.e864e34776cdaabded311ffc50c27827.png"></a>
</p>

<p>
	Qui si può scegliere tra comportamenti in cui è presente un <strong>sovrasterzo (o sottosterzo) generale</strong>, in cui la velocità di punta non è sufficiente, in cui <strong>il retrotreno è instabile in frenata</strong> oppure <strong>perde aderenza</strong> quando è il momento di tornare sull’acceleratore. Una volta impostato il feedback che abbiamo sentito durante il nostro test, il programma ci fornirà <strong>tutti i possibili aspetti in cui sarà possibile apportare delle modifiche all’assetto:</strong> la loro visualizzazione avviene in maniera discorsiva (molto precisa e che va immediatamente al punto) oppure con l’indicazione di quali parametri vanno aumentati, diminuiti o mantenuti inalterati tramite i pulsanti presenti in alto. Lo slider vicino, invece, indica su quali aspetti è meglio concentrarsi prima, mentre il bottone<strong> “Car Options” </strong>ci permette di indicare <strong>quali parametri chiamare in causa, </strong>il che permette di concentrarsi su una specifica componente della vettura senza condizionare tutte le altre.
</p>

<p>
	Passando al <strong>“Corner Wizard”</strong>, la visualizzazione dei parametri sui quali intervenire è influenzata dalla presenza delle <strong>condizioni di sotto o sovrasterzo</strong> in <strong>entrata, percorrenza o uscita dalle curve a destra o a sinistra</strong> che contraddistinguono la pista dove ci stiamo allenando. Se, per esempio, abbiamo notato la tendenza di un certo sottosterzo nell’inserimento di una specifica curva a destra, il programma ci fornirà <strong>tutte le possibili soluzioni </strong>per limitare il fenomeno in quella <strong>particolare parte del circuito</strong>. Geniale, non trovate?
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44821" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli4.png.4d52592fcbd589d364d89ba24deb2115.png" rel=""><img alt="consigli4.thumb.png.b641ffdb5566170a18aeaaab9f8821ea.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44821" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli4.thumb.png.b641ffdb5566170a18aeaaab9f8821ea.png"></a>
</p>

<p>
	Tra le altre novità presenti nella nuova versione dobbiamo citare la presenza di una<strong> specifica “tab” che rimanda al sito ufficiale del software</strong>, in cui è possibile trovare delle <strong>guide approfondite agli assetti</strong> su alcuni circuiti particolari. Ma non è tutto, perché Tim McArthur ha voluto inserire nella schermata generale anche un <strong>eBook </strong>che spiega nei dettagli le <strong>modifiche da effettuare al setup di una vettura</strong> così come dei<strong> diagrammi di flusso</strong>, che essenzialmente riassumono il PDF in questione per una guida più essenziale e immediata.
</p>

<p>
	In sostanza, il <strong>Virtual Race Car Engineer 2020</strong> rappresenta un ottimo ausilio per tutti quei piloti che vogliono capire come migliorare il setup della propria vettura: immettendo il<strong> feedback </strong>ricevuto dalla propria vettura nel software in questione si otterranno gli <strong>aspetti dove andare a lavorare</strong>, riducendo drasticamente quindi il tempo che sarebbe necessario per effettuare la stessa operazione in maniera “tradizionale”.
</p>

<p>
	Ovviamente questo programma non ci fornirà la misura d’intervento, cioè “di quanto” cambiare un parametro piuttosto di un altro, ma ci dirà solamente<strong> “cosa” modificare e “come” </strong>effettuare tale alterazione all’assetto. Per il suo utilizzo, in ogni caso, è imprescindibile una certa <strong>conoscenza dell’auto</strong> che stiamo utilizzando, con le conseguenti<strong> sensazioni </strong>da lei fornite in base al circuito che stiamo affrontando.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SETUP SU UN CIRCUITO BILANCIATO: QUANT’È LA DIFFERENZA?</span></strong>
</p>

<p>
	Visto come funziona il Virtual Race Car Engineer 2020, passiamo alla parte più importante di questo articolo. Su un circuito bilanciato come l’<strong>Albert Park di Melbourne</strong>, in quanto si assesta la<strong> differenza prestazionale tra un setup di base e un assetto modificato?</strong>
</p>

<p>
	Per rispondere a questa domanda abbiamo effettuato alcuni <strong>hotlap</strong>, massimizzando le prestazioni della nostra <strong>Formula Hybrid 2019:</strong> carburante con 5 Litri, gomme C5, le più soffici selezionabili, temperature basse (12° nell’aria e 17° sull’asfalto) e power unit settata sull’impostazione “Balanced High”, che ci ha permesso di avere un’erogazione elevata ma allo stesso tempo consistente sull’intero giro di pista.
</p>

<p>
	Il nostro miglior riferimento è stato un <strong>1’19’’073 con il setup di base,</strong> un tempo consistente ma che sentivamo di poter abbassare ulteriormente. Le naturali caratteristiche della Formula 1 prodotta da Race Sim Studio, con quel suo <strong>retrotreno leggero con tendenze sovrasterzanti</strong> in uscita di curva che possono arrivare alla perdita di aderenza, ci hanno convinto a fare qualche modifica, che utilizzando il VRCE 2020 si è concretizzata in una <strong>diminuzione del camber sulle gomme</strong> e in un <strong>ammorbidimento dell’anti roll-bar posteriore</strong>, in modo da spostare parte del grip al retrotreno.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44818" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli1.png.955654c33dff6fbcb91eaf5ebc1e988d.png" rel=""><img alt="consigli1.thumb.png.fd2372896d362277c4e32676bac1e071.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44818" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli1.thumb.png.fd2372896d362277c4e32676bac1e071.png"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44819" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli2.png.5969d020caca2d5fca78a399cb106fbd.png" rel=""><img alt="consigli2.thumb.png.b64288169d9aed61134b76e20b829f85.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44819" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli2.thumb.png.b64288169d9aed61134b76e20b829f85.png"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44820" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli3.png.77b0eee359d633d51036607f88b1d363.png" rel=""><img alt="consigli3.thumb.png.6b62128a66b1582fb95301c83141944e.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44820" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/consigli3.thumb.png.6b62128a66b1582fb95301c83141944e.png"></a>
</p>

<p>
	Come potete vedere dalle schermate fornite utilizzando il “Lap Wizard” e il “Corner Wizard”, quest’ultima modifica può essere sostituita (o affiancata) da una <strong>riduzione del rateo delle molle posteriori</strong>, dallo <strong>spostamento della geometria dei pesi al posteriore</strong>, dalla<strong> diminuzione della compressione </strong>al retrotreno e dall’<strong>incremento dell’estensione</strong> all’avantreno degli ammortizzatori oppure da un’<strong>alterazione del “rake”</strong>, con meno altezza da terra al posteriore e più spazio sotto il fondo della vettura all’anteriore.
</p>

<p>
	Combinando uno o più di queste modifiche è quindi possibile limitare la <strong>perdita di aderenza in accelerazione</strong> sulla Formula Hybrid 2019, che avviene per lo <strong>stallo del funzionamento dell’aerodinamica posteriore </strong>dovuto, per esempio, portando troppa velocità in ingresso oppure tornando sul gas in maniera troppo repentina. Noi abbiamo modificato il <strong>camber delle gomme anteriori</strong> da -3,5 a -3 gradi e quello delle posteriori da -1,1 a -1, oltre a rendere <strong>più soffice l’anti roll-bar posteriore</strong> di un paio di clic.
</p>

<p>
	Il risultato è stato sorprendente: la nostra monoposto, infatti, si è subito rivelata <strong>più stabile proprio dove ci serviva</strong>, senza che il suo comportamento venisse influenzato in nessun’altra parte della pista di Melbourne. Il gap prestazionale? Abbiamo abbattuto il muro dell’1’19’’, scendendo sull’<strong>1’18’’813</strong>: un miglioramento di <strong>260 millesimi,</strong> in linea a quei pochi decimi di secondo che rappresentano il <strong>delta ideale tra un setup di base e uno modificato</strong> su un circuito come quello australiano, dove il livello di carico aerodinamico e l’alta velocità sono il più possibile bilanciati.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="44822" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/fine.png.760cc4c2573128ea18350bcc9c990d5b.png" rel=""><img alt="fine.thumb.png.1d1a5a79fecc7d4d1d57d9aa277bbbd4.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44822" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/fine.thumb.png.1d1a5a79fecc7d4d1d57d9aa277bbbd4.png"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">CONCLUSIONI</span></strong>
</p>

<p>
	A questo punto vi starete chiedendo:<em><strong> “Ma se avessimo cambiato l’inclinazione delle ali, cosa sarebbe successo?”</strong></em>. Abbiamo provato anche questa condizione: <strong>aumentando l’angolo di incidenza</strong> dell’ala posteriore la nostra Formula Hybrid 2019 è si diventata <strong>più stabile,</strong> ma ha anche <strong>perso in velocità di punta</strong> risultando più lenta nelle zone rettilinee di Melbourne.
</p>

<p>
	Al contrario, spostando il più possibile il <strong>grip al posteriore </strong>con alcune delle <strong>modifiche aggiuntive </strong>consigliate dal VRCE 2020 e <strong>diminuendo i gradi dell’aerodinamica</strong> anteriore e posteriore, la monoposto è risultata <strong>più veloce</strong>, ma anche <strong>meno attaccata a terra </strong>nelle curve medio-veloci: il che, complessivamente, le ha fatto perdere le sue naturali caratteristiche che si possono riscontrare con il <strong>setup di base</strong>, di contro <strong>più veloce di quest’ultima configurazione.</strong>
</p>

<p>
	Insomma, su un<strong> circuito bilanciato</strong> come quello di Melbourne l’utilizzo o meno di un <strong>setup modificato </strong>può comportare una <strong>differenza al massimo di qualche decimo</strong>, dovuta essenzialmente a <strong>variazioni a livello di sospensioni, gomme </strong>ed eventualmente di <strong>differenziale</strong> per rendere ulteriormente <strong>più progressivo</strong> lo scaricamento della potenza a terra. Toccare l’<strong>aerodinamica</strong> è possibile, ma non garantisce un miglioramento così sostanziale. Volete un consiglio per questo tipo di piste? Prima di pasticciare con le ali perché in questo modo pensate di andare subito più veloci, provate a cambiare qualcos’altro: ci ringrazierete!
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25859</guid><pubDate>Sun, 15 Mar 2020 14:35:00 +0000</pubDate></item><item><title>F1 2020 &#x2013; Guida al circuito: l&#x2019;Albert Park di Melbourne, in Australia</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/f1-2020-%E2%80%93-guida-al-circuito-l%E2%80%99albert-park-di-melbourne-in-australia-r25848/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/home.png.b700464b9daa87f51369eb93656dc534.png" /></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	L’attesa è finita: il <strong>Mondiale di Formula 1 2020</strong> è pronto ad accendere i motori! Nonostante la sempre più grave emergenza del Coronavirus, FIA e Liberty Media hanno voluto correre il rischio di confermare le prime tappe dell’imminente stagione agonistica, che scatterà in questo<strong> fine settimana del 12-15 marzo</strong>. Il primo appuntamento, come da tradizione, sarà il <strong>GP d’Australia,</strong> a cui seguirà la settimana prossima il <strong>Gran Premio del Bahrain</strong>, mentre all’inizio di aprile sarà il neonato <strong>GP del Vietnam</strong> ad ospitare le monoposto più veloci del mondo, sull’inedito Hanoi Street Circuit.
</p>

<p>
	Tra qualche giorno, invece, sarà il famoso <strong>Albert Park di Melbourne</strong> a spegnere i primi semafori rossi del Circus iridato: si tratta di una pista che ha preso il posto del precedente circuito di Adelaide nel lontano 1996, lunga<strong> 5,303 km </strong>e con <strong>sedici curve all’attivo. </strong>Qualche altro dato? Il <strong>record del circuito</strong> appartiene a <strong>Lewis Hamilton</strong>: il Campione del Mondo in carica ha fatto segnare un sorprendente <strong>1’20’’486</strong> nella Q3 dello scorso anno, mentre il<strong> primato in gara</strong> appartiene a <strong>Valtteri Bottas</strong>, che ha fermato il cronometro sull’<strong>1’25’’580</strong> sempre durante l’edizione del 2019.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44749" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/ham.jpg.f94354bbc79326dc5d856feeb739f9c5.jpg" rel=""><img alt="ham.thumb.jpg.717efeed358b7466cf5c61b476ff4c3f.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44749" data-ratio="70.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/ham.thumb.jpg.717efeed358b7466cf5c61b476ff4c3f.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">ALBERT PARK DI MELBOURNE: LA STORIA DEL GP D’AUSTRALIA</span></strong>
</p>

<p>
	Le prime notizie del <strong>Gran Premio d’Australia</strong> risalgono al 1927, quando prese il via una gara nei pressi di<strong> Sydney:</strong> l’esordio ufficiale, tuttavia, è datato <strong>1928 </strong>con la prima edizione della <strong>“100 Miles Road Race”,</strong> che all’epoca venne disputata sul circuito stradale di <strong>Phillip Island.</strong> Negli anni ‘30 il GP d’Australia si spostò poi sul circuito di <strong>Mount Panorama</strong>, che proseguì la propria attività anche nel secondo dopoguerra.
</p>

<p>
	<img alt="sydney.jpg.44c96f391631bb2d399e5b2e66c33798.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44752" data-ratio="63.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/sydney.jpg.44c96f391631bb2d399e5b2e66c33798.jpg"></p>

<p>
	L’<strong>Albert Park di Melbourne</strong>, invece, fece capolino negli anni ‘50 con le Formula 2 dell’epoca: nell’anno delle Olimpiadi australiane, il 1956, questa pista catalizzò l’attenzione di piloti di spicco come <strong>Stirling Moss, Bruce McLaren e Jack Brabham,</strong> con quest’ultimo che, nello stesso periodo, iniziò a testare le nuove cilindrate da 1.500cc per le monoposto di F1. Nei Campionati australiani, al contrario, vennero utilizzate vetture con motori da 2.500cc, che diedero vita alla <strong>Formula Tasman</strong>: una serie che precedette le successive <strong>Formula 5000 degli anni ‘70</strong> e le <strong>Formula 1 degli anni ‘80</strong>, quando il GP d’Australia entrò definitivamente nel calendario iridato.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44748" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/f5000.jpg.512ca6881d089b646ec163cc436ef363.jpg" rel=""><img alt="f5000.thumb.jpg.f06b585aab380df427f255222282375b.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44748" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/f5000.thumb.jpg.f06b585aab380df427f255222282375b.jpg"></a>
</p>

<p>
	Siamo nel <strong>1985</strong> e da quest’edizione <strong>fino al 1996</strong> la tappa nella terra dei canguri è stata disputata sul<strong> circuito cittadino di Adelaide</strong>, collocandosi come <strong>gara di chiusura della stagione</strong>. Nel 1986 e nel 1994 questa pista fu decisiva per l’assegnazione del Titolo Piloti: prima con <strong>Nigel Mansell</strong>, che consegnò il trionfo su un piatto d'argento al rivale <strong>Alain Prost</strong> a causa di una foratura, e poi con lo scontro a distanza ravvicinata tra <strong>Damon Hill e Michael Schumacher</strong>, dal quale il tedesco risultò vincitore.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44747" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/adelaide.jpg.74c863d2d75fc049a88142dedb6c0440.jpg" rel=""><img alt="adelaide.thumb.jpg.92f8e9177fe3b6c46742911fc955eb2a.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44747" data-ratio="50.10" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/adelaide.thumb.jpg.92f8e9177fe3b6c46742911fc955eb2a.jpg"></a>
</p>

<p>
	A questo punto, però, l’ex pilota <strong>Bob Jane</strong> aveva già maturato il desiderio di riportare il<strong> Gran Premio d’Australia </strong>nella città di <strong>Melbourne:</strong> a tale scopo costruì un enorme <strong>“thunderdome”</strong> nella capitale dello Stato della Victoria, che ospitò l’AUSCAR (equivalente australiano della NASCAR) per ripristinare l’<strong>interesse della popolazione</strong> nei confronti delle corse automobilistiche. Il suo sforzo non fu vano, perché il governatore <strong>Jeff Kennett,</strong> nel 1992, ottenne la possibilità di <strong>riportare la F1 a Melbourne</strong> raggiungendo un accordo con la FIA.
</p>

<p>
	Il contratto con il <strong>circuito di Adelaide,</strong> tuttavia, sarebbe scaduto solamente nel<strong> 1996</strong>, per cui Kennett potè allestire tutti i preparativi utili per costruire un <strong>tracciato all’interno dell’Albert Park</strong>, parte del quale formato da <strong>strade opportunamente chiuse la traffico</strong> durante il weekend di gara. Nel 1996, quindi, Melbourne tornò ad ospitare ufficialmente il GP d’Australia, che divenne anche la <strong>gara d’apertura</strong> di ogni stagione del Circus iridato.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44754" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/brundle.jpg.67e407e30b82e88e6e54441428ee06e4.jpg" rel=""><img alt="brundle.thumb.jpg.cee9d9c6de43dde77879c585665231f2.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44754" data-ratio="58.90" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/brundle.thumb.jpg.cee9d9c6de43dde77879c585665231f2.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">ALBERT PARK DI MELBOURNE: IL CIRCUITO AI RAGGI X</span></strong>
</p>

<p>
	La <strong>pista di Melbourne</strong> è di tipo <strong>semi-permanente</strong>, ricavata collegando le <strong>strade perimetrali del lago nell’Albert Park </strong>della capitale della Victoria. Queste solitamente sono aperte al traffico cittadino, mentre il layout complessivo che tutti noi conosciamo, di <strong>5,303 km e 16 curve,</strong> differisce significativamente nei novi mesi dell’anno in cui il circuito non è in attività.
</p>

<p>
	La sezione che comprende la <strong>curva 4</strong>, infatti, è rimpiazzata con un <strong>parcheggio</strong>, il cui accesso avviene all’altezza dello spazio compreso tra la 3 e la 5. Tra quest’ultima e la 6, invece, di solito il nastro d’asfalto non è percorribile: lo diventa dalla 5 fino all’<strong>Albert Road,</strong> mentre si può tornare sul tarmac dove sfrecciano le F1 solamente in prossimità della curva 7, dove <strong>il flusso della viabilità è regolamentato da un semaforo</strong>. La chicane che contraddistingue le curve 11 e 12, invece, è generalmente più aperta rispetto a come siamo soliti vederla, dal momento che vengono utilizzate anche le vie di fuga in asfalto.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44750" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/normal.jpg.f2f0795854c649489a2005160df0509b.jpg" rel=""><img alt="normal.thumb.jpg.916459f0da90e10c7d9717e584f1b200.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44750" data-ratio="58.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/normal.thumb.jpg.916459f0da90e10c7d9717e584f1b200.jpg"></a>
</p>

<p>
	Quando è in attività, al contrario, l’<strong>Albert Park di Melbourne </strong>si mostra come un circuito da <strong>medio-alto carico aerodinamico</strong>: qui i sorpassi possono diventare complicati per i piloti visto che il suo layout è contraddistinto da <strong>diverse curve veloci</strong> e da <strong>pochi rettilinei </strong>dove le monoposto possono esprimere la loro velocità di punta. Le <strong>tre zone DRS</strong>, posizionate sul rettifilo di partenza/arrivo, sul tratto di pista che va dalla curva 2 alla 3 e in quello dalla 12 alla 13, aiutano per fortuna a rendere significativamente<strong> più vivo lo spettacolo.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44751" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/rettilineo.jpg.f581df2c2193ca90659ac86bac245b09.jpg" rel=""><img alt="rettilineo.thumb.jpg.1fc11c313900b533fdf3efe4b9145d73.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44751" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/rettilineo.thumb.jpg.1fc11c313900b533fdf3efe4b9145d73.jpg"></a>
</p>

<p>
	Le curve dell’<strong>Albert Park di Melbourne</strong>, come in tanti altri tracciati dove corre la Formula 1, richiamano i <strong>grandi Campioni del passato </strong>che sono entrati nell’albo d’oro del Circus iridato. La <strong>prima curva</strong> è dedicata a <strong>Jack Brabham,</strong> mentre la numero 2 ad <strong>Alan Jones</strong>. La 3 è chiamata “Sports Center” e conduce alla 4, la Hellas, che poi prosegue verso la 5 in onore di <strong>Doug Whiteford</strong>, vincitore con una Talbot-Lago nel GP d'Australia del 1952. Il settore successivo fino alla 7 costeggia la strada parallela Albert Road, mentre il circuito continua con la 8, intitolata all’austriaco<strong> Niki Lauda. </strong>La curva 9 è dedicata a <strong>Jim Clark,</strong> la 10 a <strong>Emerson Fittipaldi </strong>e la 11 ad <strong>Arthur Waite,</strong> vincitore della primissima edizione del GP d’Australia del 1928. Lo scarto a destra che conduce dalla 12 alla 13, che richiama la<strong> variante Ascari </strong>del nostro Autodromo di Monza, è invece nominato in onore di <strong>Graham Hill.</strong> Completano il circuito la 14, intitolata a <strong>Sir Jackie Stewart,</strong> la 15, che ricorda quell’<strong>Ayrton Senna</strong> vincitore sotto il diluvio del 1991 che interruppe il Gran Premio dopo soli 14 giri, e l’ultima curva, la 16 in onore del quattro volte Campione del Mondo<strong> Alain Prost.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="44753" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/waite.jpg.cb98153bb49807babae4ba2ecc5dc999.jpg" rel=""><img alt="waite.thumb.jpg.0f5e512a339663b8df0b16f2fa6d972f.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44753" data-ratio="66.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_03/waite.thumb.jpg.0f5e512a339663b8df0b16f2fa6d972f.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">ALBERT PARK DI MELBOURNE: PIU’ VELOCI DI HAMILTON!</span></strong>
</p>

<p>
	In vista delle prime qualifiche dell’anno, che andranno in scena questo sabato e vedranno le sorprendenti Frecce d’Argento di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas contro le Ferrari di Vettel e Leclerc e le Red Bull di Verstappen e Albon, ecco a voi il <strong>nostro hotlap</strong> sul circuito Albert Park di Melbourne, al volante della sensazionale <strong>Formula Hybrid 2019</strong> con il simulatore <strong>Assetto Corsa</strong>. Di seguito invece, trovate lo stesso hotlap ma fatto con F1 2019 di Codemasters dal pilota Mercedes F1 Esteban Gutierriez. Buona visione!
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
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	</div>
</div>

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	</div>
</div>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">25848</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2020 13:08:44 +0000</pubDate></item><item><title>DSC Road to Glory - Guida al circuito: l'Autodromo del Mugello</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/dsc-road-to-glory-guida-al-circuito-lautodromo-del-mugello-r25812/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/mugello.png.56454c3afbdec902f4e50790bac2a8d6.png" /></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Tutto è pronto per la prima tappa della seconda edizione del<strong> Campionato Road to Glory</strong>, un torneo composto da sei gare riservato a tutti i piloti virtuali che hanno effettuato l'iscrizione presso il <strong>Driving Simulation Center</strong> più vicino. Si prospetta una competizione particolarmente serrata, soprattutto per il succulento <strong>premio</strong> che è stato messo in palio:<strong> tre turni in pista</strong> con una <strong>vettura da corsa </strong>da oltre 200 cavalli, che il fortunato vincitore potrà mettere alla frusta sull'<strong>Autodromo Internazionale del Mugello.</strong>
</p>

<p>
	Ed è proprio dalla celebre pista toscana che il<strong> Road to Glory 2020</strong> accenderà i motori, ospitando la prima vettura prevista dal regolamento del torneo: la <strong>Ferrari 488 GT3.</strong> Come se la caverà sui 5.245 metri di questo splendido circuito?
</p>

<p>
	<img alt="ferrari-488-gt3.png.05624fc2c72c1975c4d80c1683240aa1.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44504" data-ratio="56.00" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/ferrari-488-gt3.png.05624fc2c72c1975c4d80c1683240aa1.png"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">AUTODROMO DEL MUGELLO: UNA STORIA DI CORSE</span></strong>
</p>

<p>
	Oggi lo conosciamo per la bagarre che, puntualmente ogni anno, i piloti della <strong>MotoGP</strong> mettono in scena tra le sue 15 curve, ma in realtà la storia dell'<strong>Autodromo del Mugello</strong> è cominciata... sulle quattro ruote. Il suo viaggio è iniziato nel <strong>1914</strong> con alcune competizioni di regolarità, poi proseguite negli <strong>anni '20 </strong>quando alcuni tra i migliori piloti dell'epoca, tra i quali figuravano nomi importanti come quelli di <strong>Enzo Ferrari, Antonio Ascari</strong> e l'idolo locale<strong> Emilio Materassi</strong>, si davano battaglia sui <strong>66 km </strong>che partivano e si concludevano presso la<strong> frazione Scarperia,</strong> passando per <strong>Firenzuola</strong> e addirittura per il<strong> </strong><strong>passo della Futa.</strong>
</p>

<p>
	Con il successo della Mille Miglia, tuttavia, il<strong> “Circuito automobilistico toscano” </strong>(così era chiamato all'epoca il Mugello) rimase silente dopo l'edizione del 1929, per poi tornare<strong> in attività nel 1955</strong> su un nastro d'asfalto ridotto a soli<strong> 19 km</strong>. Il ritorno dell'interesse per le <strong>gare su strada negli anni '60</strong>, fortunatamente, convinse due appassionati come Pasquale Borracci e Amos Pampaloni a riproporre il format originale degli anni '20 sul<strong> tracciato da 66 km.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="mugello-1955.jpg.8786a58e6f4d64ef98e36d0cffa8fa4d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44505" data-ratio="66.50" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/mugello-1955.jpg.8786a58e6f4d64ef98e36d0cffa8fa4d.jpg"></p>

<p>
	La prima edizione di questo “secondo capitolo” del Mugello è datata <strong>1964</strong>, un anno dal quale le competizioni proseguirono per altre sette stagioni. I centinaia di migliaia di spettatori che accorsero presso il circuito toscano amavano veder sfrecciare le <strong>vetture Sport e Turismo,</strong> ma anche le<strong> piccole Abarth elaborate</strong> che, al contrario, erano più vicine a quelle prodotte in serie.
</p>

<p>
	L'edizione del <strong>1968</strong> fu una delle più entusiasmanti: quell'anno l'<strong>Alfa Romeo</strong> dell'equipaggio formato da <strong>Luciano Bianchi, Galli e Nino Vaccarella</strong> fu protagonista di una splendida <strong>rimonta ai danni della Porsche </strong>elvetica di Jo Siffert e Rico Steinemann, che riuscì a battere trionfando nell'allora chiamato <strong>“Gran Premio del Mugello”.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="mugello-stradale.jpg.e4f2a7516db38d6c6c55c26e6bc9e380.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44506" data-ratio="75.00" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/mugello-stradale.jpg.e4f2a7516db38d6c6c55c26e6bc9e380.jpg"></p>

<p>
	La favola del<strong> circuito stradale toscano</strong>, tuttavia, era ormai ai titoli di coda: le <strong>precarie condizioni di sicurezza </strong>di questa struttura avevano causato la <strong>morte del pilota Gunter Klass nel 1967</strong> e di un <strong>bimbo</strong> che osservava le vetture sfrecciare in pista<strong> nel 1970</strong>, il che indusse gli organizzatori, sotto la spinta dell'Automobile Club di Firenze, di costruire una <strong>sede più consona</strong> al futuro autodromo toscano. Grazie alla progettazione e alla messa in opera secondo i progetti dell'ingegnere Gianfranco Agnoletto, l'<strong>Autodromo del Mugello</strong> fu inaugurato ufficialmente nel 1974 ed ospitò come gara d'apertura quella delle <strong>monoposto Formula 5000.</strong>
</p>

<p>
	Di lì a poco, per la precisione nel<strong> 1988,</strong> il circuito toscano fu<strong> acquistato dalla Ferrari,</strong> che innanzitutto diede inizio a un importante <strong>progetto di ammodernamento e ristrutturazione</strong> per dotarlo delle più recenti infrastrutture a corredo del nastro d'asfalto, che invece è rimasto sostanzialmente inalterato. La Scuderia del Cavallino, nel corso degli anni, l'ha utilizzato spesso come<strong> “test track”</strong>, soprattutto per la sua <strong>impegnativa conformazione</strong> che si distende per oltre 5.000 metri nei boschi delle colline toscane.
</p>

<p>
	<img alt="f1-1991.jpg.e9080ad7210e30c14649f4602bb81b3d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44503" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/f1-1991.jpg.e9080ad7210e30c14649f4602bb81b3d.jpg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">AUTODROMO DEL MUGELLO: LE COMPETIZIONI DI OGGI</span></strong>
</p>

<p>
	Benchè ancora oggi la <strong>Ferrari</strong> ne detenga la proprietà, l'<strong>Autodromo del Mugello</strong> non ha mai ospitato un Gran Premio di Formula 1, anche se nel <strong>2012</strong> è stato la sede prescelta per dei <strong>test collettivi</strong> a stagione in corso. Per sopperire alla mancanza delle monoposto del Circus iridato, la pista toscana ha ospitato<strong> fin dal 1994 il DTM</strong>, diventando sede italiana per le gare delle vetture da turismo. Ma non è tutto, perchè sui 5.245 metri situati nella località Scarperia e San Piero hanno corso anche la <strong>Formula Due</strong>, la <strong>Formula 3000</strong>, l'<strong>International Touring Car Championship</strong> (la versione “internazionale” del DTM tedesco) e il <strong>Campionato FIA GT.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="cigt.jpg.ac8eff81ee3977858b5cf3657525ce29.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44501" data-ratio="66.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/cigt.jpg.ac8eff81ee3977858b5cf3657525ce29.jpg"></p>

<p>
	Oltre a ciò, il Mugello è particolarmente famoso per le <strong>competizioni su due ruote</strong>: attualmente ospita ogni anno il <strong>Gran Premio d'Italia della MotoGP</strong>, immancabile appuntamento dove i migliori piloti italiani della massima serie motociclistica, tra cui Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, Andrea Iannone e Danilo Petrucci, danno sempre il tutto per tutto per tenere alto l'onore della nostra bandiera italiana.
</p>

<p>
	Nel corso del tempo, tuttavia, l'Autodromo del Mugello ha ospitato anche il <strong>Mondiale Superbike</strong>, per la precisione nel 1991, nel 1992 e nel 1994, il <strong>Campionato Italiano Velocità</strong>... e anche <strong>due edizioni del Giro d'Italia</strong>, nel 1977 e in quella più recente del 2007.
</p>

<p>
	<img alt="dovizioso.jpg.28cfae644f7bdd2c450fc5f685796918.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44502" data-ratio="66.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/dovizioso.jpg.28cfae644f7bdd2c450fc5f685796918.jpg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">AUTODROMO DEL MUGELLO: IL CIRCUITO AI RAGGI X</span></strong>
</p>

<p>
	La configurazione attuale dell'<strong>Autodromo del Mugello </strong>è sostanzialmente quella iniziale del 1974: il circuito toscano è lungo<strong> 5.245 metri </strong>e presenta <strong>15 curve in totale</strong>, su un nastro d'asfalto che è stato completamente rifatto nel 2011. Per via dei suoi importanti <strong>cambi di elevazione,</strong> questa pista è universalmente ritenuta come <strong>una delle più belle e impegnative da affrontare.</strong>
</p>

<p>
	Dopo il lungo <strong>rettilineo in salita lungo oltre 1 km</strong>, dove l'anno scorso la Ducati di Andrea Dovizioso ha raggiunto la vertiginosa velocità di punta di 356,4 km/h, il Mugello affonda nella <strong>San Donato</strong>, una tra le curve più lente che poi prosegue verso la<strong> Luco</strong> e la <strong>Poggio Secco</strong>, dove il Mugello raggiunge il suo punto più alto in termini di quota.
</p>

<p>
	<img alt="san-donato.jpg.af8b862b9130461af03350060521cd9f.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44507" data-ratio="66.75" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/san-donato.jpg.af8b862b9130461af03350060521cd9f.jpg"></p>

<p>
	Successivamente la pista toscana continua la sua corsa verso la <strong>Materassi-Borgo San Lorenzo</strong>, che anticipa lo spettacolare sinistra-destra in discesa della <strong>Casanova-Savelli</strong>: qui le moto e le vetture subiscono una forte compressione e, contemporaneamente, sono chiamate ad impostare correttamente la sequenza dell'<strong>Arrabbiata 1 e 2</strong>. Dal punto più basso sul livello del mare il Mugello risale verso la <strong>Scarperia-Palagio</strong>, un destra-sinistra che conduce in direzione del <strong>Correntaio.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="arrabbiata-2.jpg.730b0953496fe53458369938d7c6c3fe.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44499" data-ratio="66.50" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/arrabbiata-2.jpg.730b0953496fe53458369938d7c6c3fe.jpg"></p>

<p>
	Si tratta di un tornante in discesa dove l'impostazione della traiettoria corretta fa la differenza per uscire con la velocità più alta possibile verso le <strong>Biondetti 1 e 2</strong>, un altro sinistra-destra da affrontare in pieno e che porta i piloti verso la loro ultima difficoltà. Stiamo parlando della <strong>Bucine</strong>, un tornante destrorso che sembra non finire mai e che richiede una linea d'ingresso e d'uscita davvero perfette... indispensabili per lanciarsi a tutta velocità verso la <strong>bandiera a scacchi.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="bucine.jpg.5519046f8f1952ed1f1fb962b43dbf5d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44500" data-ratio="61.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/bucine.jpg.5519046f8f1952ed1f1fb962b43dbf5d.jpg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">AUTODROMO DEL MUGELLO: HOTLAP IN ROSSO</span></strong>
</p>

<p>
	Ora che avete scoperto la storia e tutti i segreti dell'<strong>Autodromo del Mugello</strong>, date un'occhiata al nostro<strong> hotlap</strong> al volante della <strong>Ferrari 488 GT3</strong>, al fine di scoprire le traiettorie e i riferimenti corretti in staccata per un giro da qualifica davvero da manuale. Signori, accendete i motori! Il Campionato Road to Glory 2020 sta per cominciare!
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
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	</div>
</div>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">25812</guid><pubDate>Fri, 21 Feb 2020 13:44:00 +0000</pubDate></item><item><title>Simracing per tutti: cos'&#xE8; e come funziona la guida simulata</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/simracing-per-tutti-cos%C3%A8-e-come-funziona-la-guida-simulata-r25788/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/home.jpeg.c35897eb8e8ca617f8b861bd91647def.jpeg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Oggi è un termine che sentiamo in continuazione e che, anche nel <strong>motorsport reale,</strong> è diventato parte integrante del grande universo dei motori. Ma per chi non è “del settore”, per chi è troppo giovane oppure ha qualche anno in più sulle spalle può essere un argomento che lascia molti punti interrogativi a cui rispondere. Ma <strong>che cos'è, veramente, il simracing?</strong>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SIMRACING: I VARI LIVELLI DI SIMULAZIONE</span></strong>
</p>

<p>
	Utilizzando parole semplici, il <strong>simracing</strong> (o “simulated” racing) rappresenta un<strong> software</strong> che ha lo scopo di<strong> replicare accuratamente le gare con auto da competizione,</strong> completo di tutte quelle <strong>variabili </strong>che le definiscono nel mondo reale: consumo del carburante, danni, degrado delle gomme, livello di aderenza all'asfalto e tutte quelle <strong>modifiche al setup</strong> che spaziano dall'aerodinamica alle sospensioni, passando per il differenziale e tante altre chicche che, in circuito, fanno la differenza tra vincere o perdere una sfida.
</p>

<p>
	<img alt="assetto-corsa-comp.jpg.9fc27b4e84f5b6228b72037cccef4998.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44397" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/assetto-corsa-comp.jpg.9fc27b4e84f5b6228b72037cccef4998.jpg"></p>

<p>
	Rispetto a un semplice videogioco di corse, i titoli che contraddistinguono il mondo del <strong>simracing</strong> fanno della<strong> <a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/qual%C3%A8-il-miglior-simulatore-per-un-principiante-per-entrare-nel-mondo-simracing-r25353/" rel="">simulazione</a></strong> il loro piatto forte:<strong> rFactor 2, Assetto Corsa, Assetto Corsa Competizione ed iRacing</strong> sono solo alcuni dei software più realistici che potete trovare in circolazione. Assieme a questi, negli ultimi anni, si sono aggiunti altri <strong>prodotti alla portata di tutti,</strong> semplificati per cosi dire, ma ancora in grado di distinguersi da un semplice arcade con cui passare il proprio tempo libero.
</p>

<p>
	Stiamo parlando dei <strong>“<a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/simcade-la-via-di-mezzo-tra-un-arcade-e-un-simulatore-che-accontenta-tutti-i-piloti-r25455/" rel="">simcade</a>”</strong>, tra i quali figura la serie <strong>Gran Turismo</strong> su Playstation e quella di<strong> Formula 1</strong> curata dalla Codemasters assieme a <strong>Project Cars 2, Forza Motorsport </strong>e tanti altri. Per la loro capacità di<strong> adattarsi alle abilità di qualsiasi pilota virtuale </strong>questi titoli sono utilizzati anche come base per gli <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/racing-esports-il-futuro-del-motorsport-%C3%A8-virtuale-r25537/" rel="">eSports</a>,</strong> vale a dire gli sport elettronici dove i più talentuosi interpreti del settore tentano di ritagliarsi il loro momento di gloria facendo a sportellate con i loro avversari.
</p>

<p>
	<img alt="f1-esports.jpg.37d45f421866d6b7ef40b561a4d388f7.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44399" data-ratio="66.67" width="750" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/f1-esports.jpg.37d45f421866d6b7ef40b561a4d388f7.jpg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SIMRACING: COME FUNZIONA?</span></strong>
</p>

<p>
	Ma come funziona esattamente il<strong> simracing</strong>? Cosa serve per essere pronti a sfrecciare sulle piste più famose di tutto il mondo? Prima di tutto bisogna capire <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/simracing-per-tutti-come-iniziare-contenendo-i-costi-r25635/" rel="">cosa cerchiamo di fare</a></strong> in questo mondo variegato: se adoriamo la <strong>Formula 1 </strong>la nostra scelta ricadrà sulla serie <strong>F1 della Codemasters</strong>, se ci piacciono le vetture da <strong>Gran Turismo</strong> prenderemo in considerazione <strong>Assetto Corsa</strong>, mentre se fin da piccoli ci siamo innamorati delle prodezze di Colin McRae... bè, allora la <strong>serie Dirt Rally</strong> saprà conquistarci fin dalla prima curva fatta tutta di traverso con il freno a mano tirato.
</p>

<p>
	A questo punto dovremo munirci di una <strong>PlayStation</strong>, se preferiamo iniziare in un modo più semplice e meno dettagliato o di un <strong>PC</strong>, se il realismo completo non ci spaventa, preferibilmente anche di un <strong>volante completo di pedaliera. </strong>In realtà potremmo anche utilizzare il <strong>gamepad</strong> agli inizi della nostra carriera da pilota virtuale, tuttavia vogliamo sottolineare il fatto che le sensazioni che sono in grado di offrire un<strong> Logitech G29</strong> o un<strong> Thrustmaster T300</strong> sono di tutt'altro livello rispetto alla vibrazione del DualShock firmato Sony Entertainment.
</p>

<p>
	<img alt="g29.jpg.5be4a86903f169367093f8d13d3aff18.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44400" data-ratio="76.50" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/g29.jpg.5be4a86903f169367093f8d13d3aff18.jpg"></p>

<p>
	Qualsiasi sarà la nostra scelta, una volta fatto partire il nostro titolo preferito saremo praticamente<strong> pronti a scendere in pista </strong>a replicare le gesta dei nostri piloti preferiti... e a diventare, a nostra volta, dei <strong>piloti virtuali</strong> con lo scopo di cominciare la <strong>scalata all'olimpo del simracing. </strong>Seguendo ciò che ci verrà offerto dal software prescelto, impareremo le <strong>regole della guida in pista</strong>, come affrontare una partenza, come combattere contro i nostri avversari, come mettere insieme un <strong>giro da qualifica</strong> e come settare al meglio la nostra vettura.
</p>

<p>
	Proseguendo la nostra carriera da simdrivers, ben presto passeremo<strong> dalla bagarre contro l'intelligenza artificiale</strong> a quella c<strong>ontro altri piloti virtuali:</strong> avremo fatto il salto nel mondo del <strong>“league racing”</strong>, che ha lo scopo di replicare un vero e proprio<strong> Campionato online</strong> con tanto di punti dopo ogni prova, premi al termine della stagione... e soddisfazioni ad ogni staccata e ad ogni sorpasso compiuti con successo.
</p>

<p>
	Da non dimenticare l'opportunità di rivolgerci direttamente in un centro di simulazione, come i <strong><a href="https://www.drivingsimulationcenter.it/" rel="external">Driving Simulation Center</a></strong> targati <strong><a href="https://www.drivingitalia.net" rel="external">DrivingItalia.NET</a></strong>: in questi centri di simulazione di guida professionali, avremo a disposizione simulatori dinamici con periferiche di altissimo livello, istruttori qualificati che ci seguiranno passo dopo passo dall'inizio della nostra carriera di pilota virtuale fino ai primi successi, guidandoci verso le competizioni adeguate alla nostra esperienza, mostrandoci anche i segreti dell'assetto della vettura e l'analisi dati, esattamente come avviene in Formula 1 ! Senza dimenticare gare e campionati con premi in palio decisamente interessanti...
</p>

<p>
	<img alt="f1-2019.jpeg.81e3c4cdbd6cef15a1332cad52353e60.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44398" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/f1-2019.jpeg.81e3c4cdbd6cef15a1332cad52353e60.jpeg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">SIMRACING: CIO' CHE CONTA E' LA PASSIONE</span></strong>
</p>

<p>
	Insomma, come potete leggere il<strong> simracing</strong> è completamente diverso da un semplice titolo arcade come Mario Kart: il simracing è <strong>competizione</strong>, è staccare 10 metri dopo il tuo avversario, è<strong> bagarre</strong> dallo spegnimento dei semafori rossi alla bandiera a scacchi. Ma anche andare<strong> in apnea nell'ultimo tentativo di qualifica</strong> a disposizione e dare tutto se stessi nel tenere un<strong> passo gara</strong> con una variazione di un decimo al massimo tra un giro e l'altro.
</p>

<p>
	Per tutti gli appassionati di motori e corse, il <strong>simracing</strong> rappresenta quell'opportunità di sentirsi veramente un<strong> Pilota con la P maiuscola</strong>: sì, perchè il simracing <strong>non è un gioco</strong> come tutti pensano. Il simracing richiede<strong> impegno e dedizione:</strong> su alcuni titoli può essere settato in maniera più o meno realistica, ma alla fine, per avere delle soddisfazioni, i presupposti sono sempre quelli.
</p>

<p>
	Sì, in fin dei conti ogni pilota virtuale pratica il <strong>simracing </strong>comodamente seduto davanti al proprio PC (o alla propria PlayStation) senza muoversi di un metro... ma <strong>le emozioni</strong> che si provano durante un <strong>allenamento</strong> o, ancora di più, in una<strong> gara </strong>sono <strong>reali. </strong>Ed è questo il motivo per cui tutti noi siamo dei simdrivers: perchè vogliamo provare quelle <strong>sensazioni,</strong> continuando a sognare, un giorno, di poter passare <strong>dalla guida virtuale alla realtà.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="hamilton.jpg.6f51b0ea71ba80c9e4df85a4341053d8.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44401" data-ratio="72.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/hamilton.jpg.6f51b0ea71ba80c9e4df85a4341053d8.jpg"></p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25788</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2020 20:42:26 +0000</pubDate></item><item><title>[Parte 10] Guida al setup nel simracing: rapporti del cambio e differenziale</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/parte-10-guida-al-setup-nel-simracing-rapporti-del-cambio-e-differenziale-r25798/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/cambio.JPG.70e92f4249ce8db5caf0cd04dccfa058.JPG" /></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Cari Piloti virtuali, siamo arrivati all'ultima puntata della nostra <strong>guida</strong> che ha coperto, fino a questo punto, tutti gli aspetti più importanti da prendere in considerazione quando si effettua il <strong>setup di una vettura da competizione</strong> nel mondo del simracing. L'ultimo argomento che affronteremo riguarda due componenti molto importanti della “drivetrain”: il <strong>differenziale </strong>e i <strong>rapporti del cambio</strong>, che per funzionare a dovere devono essere settati a seconda della pista su cui andremo a correre.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">GEAR RATIOS: VELOCITA' O ACCELERAZIONE?</span></strong>
</p>

<p>
	Fondamentalmente lo scopo di individuare il <strong>setup corretto dei rapporti del cambio</strong> in una macchina da corsa consiste nel trovare il <strong>bilanciamento ottimale tra l'accelerazione e la velocità massima</strong> di cui è capace il nostro mezzo.
</p>

<p>
	<strong>Rapporti corti</strong> andranno a privilegiare la coppia e forniranno una <strong>maggior accelerazione</strong>, soprattutto quando è il momento di riprendere il gas in mano fuori da una curva, a discapito della velocità massima sui rettilinei. Al contrario, <strong>rapporti lunghi </strong>permetteranno di raggiungere una<strong> top speed più alta</strong>, sacrificando l'accelerazione nelle parti più lente del circuito.
</p>

<p>
	<img alt="gear-ratio.jpg.183e2395f6e65896fb59e73819ba16d7.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44452" data-ratio="66.38" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/gear-ratio.jpg.183e2395f6e65896fb59e73819ba16d7.jpg">
</p>

<p>
	Nella maggior parte delle vetture da competizione presenti nel mondo dei simulatori i<strong> rapporti del cambio</strong> sono completamente personalizzabili: questo significa che è possibile <strong>alterare la lunghezza di ogni singola marcia</strong>, così come il <strong>rapporto finale</strong>. Alcune auto, tuttavia, non permettono queste modifiche e costringono il pilota ad utilizzare dei rapporti di base che rimangono fissi. In altri mezzi ancora potremo invece modificare solamente alcune marce, oppure utilizzare dei set già preparati dal costruttore.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">GEAR RATIOS: COME MODIFICARLI?</span></strong>
</p>

<p>
	Ma come devono essere modificati i rapporti del cambio per massimizzare l'accelerazione e la velocità massima di una vettura da competizione? Nella maggior parte dei casi, la modifica più azzeccata è quella di <strong>alterare il “final drive”,</strong> vale a dire il <strong>rapporto finale del cambio</strong> che andrà ad influenzare il comportamento del motore in ogni marcia.
</p>

<p>
	Il nostro scopo è quello di <strong>renderlo il più corto possibile</strong> per favorire l'<strong>accelerazione</strong>, senza tuttavia andando a sacrificare la velocità massima per i rettilinei. Il modo migliore per centrare questo obiettivo è verificare se la nostra vettura arriva <strong>al limitatore con la marcia più alta sul rettifilo più lungo</strong> del circuito dove ci stiamo allenando: se questo accade prima della zona di frenata dovremo aumentare il rapporto finale, altrimenti lo accorceremo.
</p>

<p>
	<img alt="final-drive.png.f6f0dd51a21e7e47f6e7330cd4398d93.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44451" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/final-drive.png.f6f0dd51a21e7e47f6e7330cd4398d93.png">
</p>

<p>
	Assieme al “final drive”, per trovare il massimo potenziale della nostra vettura possiamo anche andare a<strong> modificare la lunghezza di ogni singola marcia</strong>: solitamente i setup di base forniti dal costruttore presentano una spaziatura tra i rapporti già molto buona, ma se in una curva siamo convinti che utilizzando una marcia inferiore potremmo essere più veloci... allora è il caso di provare ad effettuare qualche modifica!
</p>

<p>
	Tra quelle più efficaci, sono sicuramente da ricordare quelle alla <strong>prima marcia</strong> per avere<strong> più trazione in partenza</strong> o alle<strong> prime tre marce</strong> per ottenere una <strong>maggiore accelerazione nei circuiti “stop &amp; go”</strong>. Nel primo caso, se allo spegnimento dei semafori rossi le nostre gomme scivolano troppo possiamo allungare il primo rapporto, mentre se rimaniamo “piantati” possiamo valutare di accorciarlo. Nel secondo caso, avere la prima, la seconda e la terza più corte può aiutare ad ottenere una <strong>maggiore coppia fuori dalle curve</strong>, il che significa una vettura più veloce a lanciarsi verso il rettilineo successivo.
</p>

<p>
	In ogni caso, la modifica dei rapporti del cambio (compreso il “final drive”) è opportuno effettuarla quando abbiamo <strong>già individuato la giusta configurazione aerodinamica </strong>della nostra vettura, e quindi la corretta angolazione dell'ala anteriore e di quella posteriore. Se poi la nostra auto è dotata di <strong>DRS</strong>, il nostro consiglio è quello di <strong>non esagerare ad accorciare troppo il rapporto finale</strong>: se siamo già a limitatore quando andremo ad azionare l'ala mobile, non otterremo alcun incremento di velocità utile per effettuare i sorpassi!
</p>

<p>
	<img alt="drs.jpg.32c6d6148a605c09335e59eda3d267eb.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44450" data-ratio="66.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/drs.jpg.32c6d6148a605c09335e59eda3d267eb.jpg">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">IL DIFFERENZIALE: TUTTA UNA QUESTIONE DI GRIP</span></strong>
</p>

<p>
	Analizzati nei dettagli i rapporti del cambio, passiamo al <strong>differenziale</strong>: questo è una componente della “drivetrain” che permette ad <strong>entrambe le ruote</strong> sulle quali viene scaricata la potenza del motore di <strong>ruotare a velocità differenti e indipendentemente l'una dall'altra. </strong>Questa condizione rappresenta l'ottimale durante la percorrenza di una curva, perchè le gomme che stanno all'esterno della vettura devono percorrere una distanza più grande di quelle all'interno, per cui hanno bisogno di ruotare a una velocità più elevata per mantenere il contatto con l'asfalto.
</p>

<p>
	Il <strong>differenziale</strong>, ovviamente, è presente su qualsiasi <strong>automobile da strada</strong>: la differenza con quello presente su una vettura da competizione sta nel fatto che il primo ha il compito di<strong> ripristinare la potenza sulla gomma con meno grip</strong>, a discapito di tutte le altre. Un comportamento che permette di preservare la durata degli pneumatici... ma che rende la vettura tutt'altro che veloce.
</p>

<p>
	Il <strong>differenziale di un'auto da corsa</strong>, al contrario, è di tipo<strong> bloccante o semi-bloccante</strong> e ha il compito di far girare le gomme su cui viene scaricata la potenza sì a velocità differenti, ma limitandone allo stesso tempo la differenza in velocità.
</p>

<p>
	<img alt="differenziale.jpg.3f2fc8785398437d50ca4b85b32a2e4c.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44448" data-ratio="66.50" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/differenziale.jpg.3f2fc8785398437d50ca4b85b32a2e4c.jpg">
</p>

<p>
	Un esempio? Se uno pneumatico non ha aderenza con l'asfalto, un differenziale tradizionale porterà al 100% il grip su quella gomma, mentre un <strong>differenziale di un'auto da corsa</strong> cercherà di mantenere un <strong>bilanciamento ottimale </strong>tra le due ruote sulle quali viene scaricata la potenza a terra. Questo è molto importante perchè durante le fasi di <strong>accelerazione, frenata e percorrenza di una curva</strong> in pista è molto raro che entrambi gli pneumatici in questione mantengano lo stesso livello di contatto con il tarmac; inoltre lo <strong>spostamento di aderenza sulla gomma con minor grip </strong>non solo comporta uno spreco di energia, ma può anche destabilizzare il bilanciamento generale della vettura.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">IL DIFFERENZIALE: APERTO O BLOCCATO?</span></strong>
</p>

<p>
	Come abbiamo visto, questa componente della “drivetrain” può avere diverse configurazioni: la prima è quella contraddistinta da un <strong>differenziale completamente aperto</strong>, che permette ad entrambe le <strong>gomme </strong>su cui viene scaricata la potenza del motore di girare in maniera completamente<strong> indipendente l'una dall'altra</strong>. In questo modo la nostra vettura sarà molto agile durante la fase di percorrenza di una curva, dove la maggior parte della potenza verrà incanalata verso la gomma interna, cioè quella che ha meno grip... lasciando quella esterna praticamente senza aderenza.
</p>

<p>
	La seconda configurazione è quella contraddistinta da un <strong>differenziale completamente chiuso o bloccato</strong>, il quale forza entrambe le <strong>gomme alla stessa, identica, velocità. </strong>In questo stato avremo un'ottima trazione durante la marcia rettilinea, dal momento che entrambe le gomme dovranno gestire la stessa quantità di potenza. In curva, però, uno pneumatico sarà costretto a girare alla velocità sbagliata, il che influenzerà il bilanciamento della vettura e causerà un eccessivo degrado delle gomme stesse.
</p>

<p>
	<img alt="differenziale-gomme.png.633caa7a85d02d4805586998a6b6eeec.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44449" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/differenziale-gomme.png.633caa7a85d02d4805586998a6b6eeec.png">
</p>

<p>
	La giusta configurazione per la vostra auto da corsa, ovviamente, sta nel mezzo: solitamente le vetture moderne sono dotate di un <strong>differenziale completamente configurabile </strong>e adattabile allo stile di guida del pilota nonché alle condizioni della pista, per cui in questo modo potrete renderlo <strong>aperto o bloccato a seconda delle vostre esigenze </strong>del momento.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">IL DIFFERENZIALE: POTENZA, RILASCIO E PRECARICO</span></strong>
</p>

<p>
	In generale, il differenziale di un'auto da corsa può essere modificato in tre valori:<strong> potenza (power), rilascio (coast) e precarico (preload).</strong> Il valore di <strong>potenza</strong> influenza quanto il differenziale è aperto o bloccato <strong>quando stiamo utilizzando l'acceleratore</strong>, mentre il valore di <strong>rilascio</strong> definirà il grado di apertura o chiusura del differenziale quando <strong>non stiamo utilizzando l'acceleratore</strong>, per esempio in fase di frenata o nel momento in cui lasciamo scorrere la nostra vettura in inserimento curva.
</p>

<p>
	Il<strong> precarico</strong>, invece, definisce quanto il differenziale è aperto o chiuso quando l'acceleratore è in <strong>condizione neutrale </strong>oppure in tutte quelle fasi di <strong>transizione</strong> in cui prima stiamo utilizzando il pedale del gas e poi lo stiamo rilasciando (o viceversa). In sostanza, il precarico permette di applicare una <strong>certa quantità di potere bloccante del differenziale in ogni condizione.</strong>
</p>

<p>
	A seconda del simulatore che stiamo utilizzando, <strong>aumentare questi tre valori </strong>del differenziale (espressi in percentuale nella maggior parte dei casi) significa renderlo progressivamente<strong> sempre più bloccato (o chiuso)</strong>. Tuttavia, alcuni software preferiscono utilizzare i cosiddetti <strong>“ramp angles”, che vanno da 0 fino a 90°</strong>: in questo caso, più elevato è il valore minore sarà la forza bloccante di ogni singola componente.
</p>

<p>
	<img alt="settings.jpeg.d5e99afe1f395a0b06ca01d2215c38cd.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44455" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/settings.jpeg.d5e99afe1f395a0b06ca01d2215c38cd.jpeg">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">IL DIFFERENZIALE: COME MODIFICARLO?</span></strong>
</p>

<p>
	Ma cosa succede al bilanciamento della nostra vettura con un differenziale aperto o bloccato? Solitamente un'auto con un <strong>differenziale tendente alla configurazione bloccata</strong> presenterà un certo grado di <strong>sottosterzo in inserimento curva </strong>e di <strong>sovrasterzo in accelerazione</strong> quando è il momento di riprendere il gas in mano. Con un differenziale più aperto, invece, il comportamento sarà esattamente l'opposto.
</p>

<p>
	Entrando nello specifico, i valori di <strong>rilascio</strong> del differenziale permettono di trovare un compromesso quando l'acceleratore non viene applicato: se si nota del<strong> sovrasterzo</strong> allora è il caso di <strong>aumentare questa componente</strong>, mentre se è il <strong>sottosterzo in entrata </strong>il nostro problema, proviamo a<strong> diminuirlo. </strong>I valori di <strong>potenza</strong> del differenziale, invece, hanno il compito di trovare il giusto bilanciamento quando chiediamo di nuovo potenza al motore: se la nostra macchina tende ad andare in<strong> sovrasterzo</strong> proviamo a <strong>diminuire questa componente</strong>, mentre se è il <strong>sottosterzo in uscita</strong> ciò che sentiamo quando torniamo sull'acceleratore proviamo ad<strong> aumentare il valore di potenza.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="over-steer.jpg.48ee70767e8ffb9cf08aee32c6ceacb4.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44454" data-ratio="65.50" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/over-steer.jpg.48ee70767e8ffb9cf08aee32c6ceacb4.jpg">
</p>

<p>
	Per quanto riguarda il <strong>precarico</strong>, impostare dei <strong>valori molto bassi </strong>equivale ad avere un <strong>differenziale più aperto </strong>mentre <strong>valori più alti </strong>andranno ad incrementare la <strong>minima forza bloccante </strong>anche nelle situazioni in cui andremo ad applicare una piccola forza sull'acceleratore. Di conseguenza, con <strong>valori di precarico bassi</strong> la nostra vettura sarà <strong>più responsiva nella fase di inserimento</strong> in curva, ma produrrà del sottosterzo in uscita. Al contrario,<strong> valori di precarico più elevati</strong> indurranno una maggiore <strong>stabilità in ingresso </strong>e un certo grado di sovrasterzo in uscita. A livello di transizione dell'acceleratore tra le fasi di “on” e “off”, con un precarico basso questo momento della guida in pista sarà molto più scorrevole rispetto a quello che si otterrebbe con un precarico più elevato.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">CONCLUSIONE</span></strong>
</p>

<p>
	Con i rapporti del cambio e il differenziale abbiamo terminato la nostra <strong>guida sul processo di setup</strong> di una vettura da competizione nel mondo del simracing. Ora che avete tutto il materiale utile a vostra disposizione non vi resta che una cosa da fare: scendere in pista e cercare quegli <strong>ultimi decimi di secondo</strong> che vi mancano per raggiungere i <strong>più veloci piloti virtuali al mondo!</strong>
</p>

<p>
	Per commenti e domande, fate riferimento a <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/forums/topic/81002-guida-completa-al-setup-nel-simracing-by-drivingitalianet-10-articoli/?tab=comments#comment-902385" rel="">questo topic del forum dedicato</a></strong>.
</p>

<p>
	<img alt="hamilton.jpg.5f8af6b16defd435e1965d771e98f29a.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44453" data-ratio="70.75" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/hamilton.jpg.5f8af6b16defd435e1965d771e98f29a.jpg">
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25798</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2020 16:35:00 +0000</pubDate></item><item><title>[Parte 9] Guida al setup nel simracing: il bilanciamento della frenata</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/parte-9-guida-al-setup-nel-simracing-il-bilanciamento-della-frenata-r25782/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/freni.jpg.3091b3a5c451f94a4511d6800bae4ca4.jpg" /></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Cari piloti virtuali, eccoci di nuovo nella nostra <strong>guida a puntate </strong>che ci sta portando a scoprire il metodo corretto per effettuare il <strong>setup</strong> di una vettura da competizione nel mondo del simracing. Finora abbiamo trattato argomenti decisamente complessi, come le sospensioni e l'aerodinamica... mentre oggi andremo ad analizzare una delle componenti più semplici, ma allo stesso tempo estremamente importanti, di un'auto da corsa: la <strong>frenata </strong>e il suo <strong>bilanciamento</strong>, chiamato<strong> “brake bias”.</strong>
</p>

<p>
	Iniziamo con una definizione: modificare il bilanciamento della frenata in un'automobile da gara significa <strong>cambiare la proporzione della forza frenante tra l'asse anteriore e quello posteriore.</strong> Ma perchè un pilota dovrebbe sentire la necessità di effettuare una modifica di questo tipo, magari per ottenere un potere decelerante maggiore sulle gomme anteriori rispetto a quelle posteriori?
</p>

<p>
	<img alt="ferrari-f310.jpg.9080f9545ed5f1c020ba5ca6975c90d2.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44369" data-ratio="64.13" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/ferrari-f310.jpg.9080f9545ed5f1c020ba5ca6975c90d2.jpg">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">BRAKE BIAS: COSA SUCCEDE IN FRENATA?</span></strong>
</p>

<p>
	Per rispondere a questa domanda dobbiamo capire cosa succede realmente quando arriva il momento di <strong>frenare in pista</strong>. In questa situazione la<strong> distribuzione dei pesi </strong>della nostra auto tende a spostarsi <strong>verso l'avantreno,</strong> per cui le gomme anteriori otterranno un carico maggiore rispetto a quelle posteriori. Più carico equivale a un<strong> grip superiore</strong>, che aiuterà la vettura non solo a decelerare, ma anche nella fase più critica dell'affrontare una curva: l'inserimento.
</p>

<p>
	<img alt="front-bias.png.9c5f49aa3b5fcb8559c2beb1ef63a029.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44370" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/front-bias.png.9c5f49aa3b5fcb8559c2beb1ef63a029.png">
</p>

<p>
	Se le gomme anteriori hanno più aderenza, quelle <strong>posteriori </strong>ne avranno di meno: questo significa che <strong>se esageriamo nell'azione di frenata</strong>, queste a un certo punto<strong> romperanno la trazione</strong> che hanno con l'asfalto e <strong>slitteranno</strong>. Come ogni modifica da effettuare in un'auto da corsa, anche in questo caso è necessario trovare il <strong>giusto compromesso</strong> tra la forza frenante all'avantreno e quella al retrotreno: settare correttamente il brake bias, quindi, risulterà vitale per ottenere la <strong>massima efficienza ed efficacia possibile dall'impianto frenante.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="rear-bias.png.383990d18a01187079ab504bad7cb22c.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44371" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/rear-bias.png.383990d18a01187079ab504bad7cb22c.png">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">BRAKE BIAS: COME MODIFICARLO?</span></strong>
</p>

<p>
	Nel mondo del motorsport e del simracing il <strong>bilanciamento della frenata </strong>è misurato come una <strong>percentuale</strong>, che indica la<strong> quantità di forza frenante </strong>che è ripartita<strong> sull'asse anteriore rispetto a quello posteriore. </strong>Per esempio, se sulla nostra vettura da competizione abbiamo un valore del 60%, questo significa che tale percentuale è applicata sui freni dell'avantreno, mentre il restante 40% è la forza frenante disponibile al retrotreno.
</p>

<p>
	Entrando nello specifico dei simulatori di guida, il <strong>“brake bias”</strong> rappresenta la <strong>proporzione della potenza frenante</strong> presente su ciascun asse <strong>misurata sul “master cylinder”, </strong>cioè quel dispositivo di controllo che converte la forza impressa sul pedale del freno in pressione idraulica. Su <strong>Assetto Corsa </strong>in particolare, tuttavia, il bilanciamento di frenata è rilevato <strong>direttamente all'altezza dell'impianto frenate su ciascuna gomma</strong>. Cosa significa? Che sul titolo di Kunos Simulazioni dovremo impostare un<strong> brake bias più elevato</strong> rispetto a tutti gli altri simulatori commerciali, al fine di avere la stessa, identica, ripartizione di frenata.
</p>

<p>
	<img alt="assetto-corsa.png.6095dad0ffd64998a568bc13fae955ca.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44366" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/assetto-corsa.png.6095dad0ffd64998a568bc13fae955ca.png">
</p>

<p>
	Detto questo, qual è il modo migliore per impostare il bilanciamento dei freni? Se spostiamo il<strong> brake bias progressivamente verso l'anteriore, </strong>otterremo una <strong>vettura molto stabile in frenata</strong> che, allo stesso tempo, comincerà tuttavia ad accusare un certo <strong>sottosterzo durante la fase di inserimento in curva</strong>. Al contrario, se muoviamo la <strong>ripartizione verso il posteriore</strong> la nostra auto sarà <strong>meno stabile </strong>nel momento di andare a premere il pedale del freno (soprattutto se la nostra marcia non è perfettamente rettilinea), ma ci permetterà di ottenere un certo <strong>sovrasterzo</strong> che ci potrebbe aiutare quando è il momento di inserirci all'interno della curva.
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">BRAKE BIAS: I CONSIGLI DA PROFESSIONISTI</span></strong>
</p>

<p>
	Oltre a ciò, è opportuno tenere a mente un paio di concetti:<strong> in frenata è sempre preferibile che il bloccaggio delle gomme avvenga prima all'anteriore rispetto al posteriore.</strong> Questo significa avere il brake bias sempre maggiore del 50%, in modo da evitare perdite di aderenza repentine del posteriore in una delle fasi più critiche della guida in pista.
</p>

<p>
	<img alt="f1-lock.jpg.625fc63b3555943331e5bf1ca5e5ea28.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44368" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/f1-lock.jpg.625fc63b3555943331e5bf1ca5e5ea28.jpg">
</p>

<p>
	In secondo luogo, teniamo presente che di solito i <strong>setup di base </strong>con i quali è impostata la maggior parte delle vetture in un simulatore forniscono già un <strong>brake bias decisamente buono.</strong> Se vogliamo cambiarlo, come al solito, procediamo gradualmente con piccole modifiche alla volta.
</p>

<p>
	Last but not least, una precisazione che vi permetterà di estrapolare il <strong>massimo potenziale </strong>dalla vostra vettura: nel motorsport reale, così come nelle serie eSport più famose, i piloti tendono a <strong>cambiare la ripartizione di frenata mentre sono impegnati alla guida. </strong>In una zona dove è richiesta una<strong> frenata importante</strong>, infatti, è preferibile avere un<strong> brake bias più impostato all'anteriore </strong>per mantenere la stabilità generale della propria auto, mentre <strong>in altri punti della pista</strong> l'eccessivo sottosterzo in entrata generato da un bilanciamento di questo tipo può essere spostato <strong>al posteriore </strong>per ottenere, al contrario, del sano sovrasterzo che aiuta a chiudere le curve.
</p>

<p>
	<img alt="brake-bias.jpeg.598bf342557116a60d686de582df8fe2.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44367" data-ratio="52.50" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/brake-bias.jpeg.598bf342557116a60d686de582df8fe2.jpeg">
</p>

<p>
	Questo, tra l'altro, permette una <strong>gestione migliore delle gomme</strong>, evitandone un degrado repentino, <strong>così come del carburante,</strong> il tutto a seconda dell'evoluzione della gommatura dell'asfalto durante una gara. Se vogliamo guadagnare quell'ultimo decimino ogni giro, perchè non provare?
</p>

<p>
	Per commenti e domande, fate riferimento a <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/forums/topic/81002-guida-completa-al-setup-nel-simracing-by-drivingitalianet-10-articoli/?tab=comments#comment-902385" rel="">questo topic del forum dedicato</a></strong>.
</p>

<p>
	 
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25782</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2020 07:54:00 +0000</pubDate></item><item><title>[Parte 8] Guida al setup nel simracing: l'aerodinamica</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/guide-tutorial/parte-8-guida-al-setup-nel-simracing-laerodinamica-r25772/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/aero.jpg.7736f3380951d66b5f250538e2fd80c3.jpg" /></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Piloti di DrivingItalia e non solo, bentornati nella nostra <strong>guida a puntate</strong> con la quale stiamo conoscendo passo dopo passo come effettuare un<strong> setup efficace ed efficiente</strong> su una vettura da competizione nel mondo del <strong>simracing</strong>. Nello scorso appuntamento abbiamo approfondito l'argomento dell'<strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/software/parte-7-guida-al-setup-nel-simracing-laltezza-da-terra-r25759/" rel="">altezza da terra</a></strong>, la quale tuttavia è molto legata a un'altra componente fondamentale, che nella maggior parte di casi ci aiuterà a trovare diversi secondi preziosi in termini di tempo sul giro: l'<strong>aerodinamica.</strong>
</p>

<p>
	Se ci avete seguito scrupolosamente fino a questo punto, le modifiche che abbiamo trattato hanno preso in considerazione molti aspetti della nostra auto che influenzano il suo <strong>grip meccanico,</strong> cioè il livello di aderenza espresso dal sistema gomme-sospensioni a contatto con l'asfalto. L'<strong>aerodinamica,</strong> invece, rappresenta il modo con il quale si riesce ad <strong>aumentare il carico</strong>, e quindi il <strong>grip</strong>, degli pneumatici prendendo in considerazione l'<strong>altezza da terra</strong> della vettura, il suo eventuale<strong> “rake”,</strong> l'inclinazione delle <strong>ali </strong>e degli<strong> splitter.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="aero1.png.2a7c3b5d5fb970795322b7363216a15c.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44340" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/aero1.png.2a7c3b5d5fb970795322b7363216a15c.png">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">LE ALI: I CONCETTI DI BASE</span></strong>
</p>

<p>
	Il modo più veloce per variare l'<strong>aerodinamica</strong> della nostra vettura è modificare l'<strong>angolo di attacco </strong>delle sue <strong>ali</strong>: aumentando questo valore si genererà di pari passo un <strong>carico aerodinamico sempre maggiore</strong>, finchè l'ala stessa non raggiunge il cosiddetto<strong> “angolo di stallo”</strong>, superato il quale il carico prodotto sarà minore. Di conseguenza, se vogliamo<strong> aumentare la downforce</strong>, e quindi il grip a livello delle gomme, della nostra auto, dovremo <strong>incrementare l'inclinazione delle ali</strong>, stando tuttavia attenti a trovare il giusto compromesso tra il carico generato e la <strong>resistenza all'avanzamento (“drag”)</strong> che l'aria produrrà allo stesso tempo.
</p>

<p>
	<img alt="grafico.png.45cdd92acd38dbf7627067c1b9a56a34.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44347" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/grafico.png.45cdd92acd38dbf7627067c1b9a56a34.png">
</p>

<p>
	Sì, perchè modificare l'aerodinamica di una vettura da corsa significa anche <strong>andare incontro a un aumento della resistenza dell'aria</strong>, il che comporta una <strong>minor accelerazione </strong>e <strong>velocità di punta più basse</strong>. Le ali, inoltre, possono essere sfruttate per apportare dei cambiamenti al <strong>centro della pressione aerodinamica</strong> sulla nostra auto, che può essere visto allo stesso modo del <strong>bilanciamento tra il grip all'anteriore e quello al posteriore</strong>. Se il centro di pressione è spostato verso l'avantreno, infatti, avremo più aderenza sulle gomme anteriori, mentre se è spostato al retrotreno saranno gli pneumatici posteriori ad essere maggiormente incollati all'asfalto.
</p>

<p>
	Un altro concetto da tenere bene a mente è questo: <strong>più la velocità aumenta, più si genera carico aerodinamico</strong>. L'angolo di attacco delle ali, quindi, avrà un impatto marginale quando la nostra velocità in pista sarà bassa, mentre avrà un'influenza molto più importante quando la nostra velocità sarà più elevata.
</p>

<p>
	<img alt="centro-aerodinamica.png.a346fda191596058dae6a1dae088506b.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44345" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/centro-aerodinamica.png.a346fda191596058dae6a1dae088506b.png">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">MONOPOSTO VS GT: QUALI DIFFERENZE?</span></strong>
</p>

<p>
	Prima di procedere ad analizzare le modifiche da effettuare per generare la <strong>massima downforce possibile</strong> senza andare incontro a un eccessivo drag da parte dell'aria, vediamo quali sono le principali <strong>differenze nell'aerodinamica </strong>tra una monoposto e una vettura da Gran Turismo. 
</p>

<p>
	Le <strong>Formula</strong> solitamente hanno un'<strong>ala anteriore</strong> che permette una <strong>grande varietà di regolazioni,</strong> oltre a uno<strong> splitter </strong>che è collegato aerodinamicamente al<strong> fondo della scocca</strong>. Queste componenti hanno lo scopo primario di condurre il <strong>flusso dell'aria</strong> proprio in questa posizione e<strong> in direzione del diffusore,</strong> al fine di far rimanere la vettura incollata all'asfalto in ogni condizione di guida.
</p>

<p>
	<img alt="f1.jpg.f8c90c68d71983a9253f5faec394e0e3.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44346" data-ratio="66.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/f1.jpg.f8c90c68d71983a9253f5faec394e0e3.jpg">
</p>

<p>
	Al contrario, le <strong>vetture GT</strong> (ma anche gran parte delle restanti categorie di auto da corsa) non sono provviste di un'ala anteriore, ma piuttosto di uno<strong> splitter frontale</strong> <strong>disponibile in più misure</strong>, con l'obiettivo di generare <strong>livelli di downforce differenti</strong>. A livello di setup le Gran Turismo sono così avvantaggiate, perchè <strong>cambiare le dimensioni dello splitter</strong> influenza l'aerodinamica all'avantreno in maniera minore rispetto a modificare l<strong>'angolo di attacco dell'ala anteriore</strong> di una Formula, dal momento che l'alterazione di quest'ultimo comporta un aumento importante in termini di resistenza all'avanzamento.
</p>

<p>
	<img alt="gt.png.de1fd061ad9bdd950ec597ae1ddf2849.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44348" data-ratio="66.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/gt.png.de1fd061ad9bdd950ec597ae1ddf2849.png">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">COME MODIFICARE L'ALA ANTERIORE / SPLITTER</span></strong>
</p>

<p>
	Fatte le dovute premesse, quali sono le <strong>modifiche da effettuare </strong>sull'ala anteriore o sullo splitter di una vettura da competizione? <strong>Aumentare l'angolo di attacco</strong> della prima o le <strong>dimensioni </strong>del secondo comporta un<strong> trasferimento verso l'avantreno</strong> del bilanciamento generale dell'aerodinamica, che equivale ad avere <strong>più grip sulle gomme anteriori.</strong> Questo può essere utile a ridurre il sottosterzo nelle curve veloci, ma attenzione (come sempre) a non esagerare, perchè in caso contrario si potrebbe andare incontro a un fastidioso sovrasterzo difficile da controllare.
</p>

<p>
	Al contrario, <strong>ridurre l'angolo di attacco dell'ala anteriore</strong> oppure le <strong>dimensioni dello splitter</strong> determinerà uno <strong>spostamento verso il retrotreno del bilanciamento</strong> generale dell'aerodinamica:<strong> le gomme posteriori avranno più grip</strong>, si produrrà del sottosterzo su quelle anteriori (soprattutto in fase di inserimento in curva) mentre si limiterà il sovrasterzo.
</p>

<p>
	<img alt="ala-anteriore.jpg.e02aff7c01056396bd0029b85c21473b.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44342" data-ratio="66.75" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/ala-anteriore.jpg.e02aff7c01056396bd0029b85c21473b.jpg">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">COME MODIFICARE L'ALA POSTERIORE</span></strong>
</p>

<p>
	Passiamo all'ala posteriore:<strong> aumentando la sua inclinazione </strong>andremo a spostare il <strong>bilanciamento dell'aerodinamica verso il posteriore</strong>, con conseguente incremento del sottosterzo e un aumento del sovrasterzo. Non solo, facendo così la nostra vettura andrà incontro a una<strong> resistenza dell'aria maggiore,</strong> il che farà diminuire la sua accelerazione e la sua velocità di punta.
</p>

<p>
	<strong>Riducendo l'angolo di attacco dell'ala posteriore</strong>, invece, avremo l'esatto effetto opposto: bilanciamento aerodinamico verso l'anteriore, minor sottosterzo e maggior sovrasterzo ma, soprattutto, una <strong>riduzione significativa del drag aerodinamico</strong> che favorirà le prestazioni, soprattutto in rettilineo.
</p>

<p>
	<img alt="ala-posteriore.jpg.af4e9d780e0d784db623987c7333a972.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44343" data-ratio="64.24" width="864" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/ala-posteriore.jpg.af4e9d780e0d784db623987c7333a972.jpg">
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">ALTEZZA DA TERRA, RAKE E DIFFUSORE</span></strong>
</p>

<p>
	Le vetture da corsa moderne sono in grado di produrre <strong>grandi quantità di carico aerodinamico </strong>non solo attraverso le loro ali, ma anche utilizzando un'<strong>altezza da terra il più possibile vicina all'asfalto.</strong> Vi ricordate i concetti della scorsa puntata? Ridurre la distanza tra il fondo della nostra auto e il tarmac della pista ci permetterà di<strong> aumentare la downforce</strong>, senza però incrementare in maniera significativa la resistenza dell'aria che incontreremo alle alte velocità.
</p>

<p>
	Come abbiamo visto nella Parte 7, l'idea è quella di <strong>ridurre progressivamente l'altezza da terra</strong> finchè la nostra auto non andrà incontro a un comportamento poco stabile, sintomo di una perdita di carico aerodinamico causata dal fondo che, ormai, è prossimo allo stallo. In questo caso, meglio fermarsi e non procedere oltre.
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	<img alt="altezza-terra.jpg.57b93dd1121591fb0337166154ca6e15.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44344" data-ratio="66.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/altezza-terra.jpg.57b93dd1121591fb0337166154ca6e15.jpg">
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	L'<strong>altezza da terra </strong>di una vettura moderna, tuttavia, non è quasi mai settata con lo stesso, identico, valore sia all'anteriore che al posteriore: di solito, infatti, la <strong>configurazione privilegiata</strong> è quella di una <strong>distanza dall'asfalto all'avantreno minore di quella relativa al retrotreno</strong> e prende il nome di <strong>“rake”.</strong> Modificare il rapporto che intercorre tra l'anteriore e il posteriore in termini di altezza da terra sposterà il <strong>bilanciamento generale dell'aerodinamica</strong>: in linea generale,<strong> aumentare il “rake” </strong>(con un retrotreno più alto dell'avantreno) <strong>incrementerà anche la downforce</strong> generata posteriormente, fino al punto in cui il diffusore andrà in stallo.
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	Piccole modifiche al “rake”, tuttavia, possono produrre grandi risultati a livello di aerodinamica: come per l'altezza da terra, anche le alterazioni al “rake” non comportano un aumento percepibile nella resistenza all'avanzamento che si incontra alle alte velocità, per cui l'idea di base è quella di <strong>ottenere inizialmente la massima downforce posteriore possibile</strong> proprio attraverso queste componenti. 
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	<img alt="rake.jpg.ad5f6afb86f51160c150efa9152df2fc.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44349" data-ratio="56.25" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/rake.jpg.ad5f6afb86f51160c150efa9152df2fc.jpg">
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	Successivamente il consiglio è quello di <strong>alterare le ali e/o lo splitter per bilanciare al meglio la vettura</strong>, prestando attenzione a mantenere in ogni caso un'<strong>altezza da terra il più possibile stabile</strong>. Se stiamo utilizzando una monoposto, per esempio, dovremo avere anche un occhio di riguardo alle<strong> sospensioni (in compressione),</strong> al fine di evitare spiacevoli “spanciate” sull'asfalto. E se abbiamo a disposizione anche la<strong> terza molla (“heave spring”)</strong>, sfruttiamola per gestire al meglio il beccheggio durante le fasi di accelerazione e frenata.
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	<strong><span style="font-size:16px;">CONCLUSIONI</span></strong>
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	L'obiettivo dell'aerodinamica in una vettura da competizione è quello di generare il <strong>massimo carico possibile (downforce)</strong> con la <strong>minima resistenza all'avanzamento</strong> prodotta dall'aria (drag) in condizioni di alta velocità. Per fare ciò è consigliabile innanzitutto impostare la <strong>giusta altezza da terra</strong> e il corretto rapporto tra la distanza dall'asfalto dell'avantreno e la distanza da terra del retrotreno <strong>(rake)</strong>, due componenti che ci faranno ottenere <strong>ottimi risultati in termini di carico aerodinamico</strong> senza comportare un eccessivo aumento della resistenza dell'aria.
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	Anche le <strong>ali (anteriore e posteriore)</strong> e lo <strong>splitter</strong> ci permetteranno di raggiungere il nostro obiettivo, tuttavia al prezzo di un <strong>drag </strong>che aumenterà di pari passo con l'<strong>aumento del carico aerodinamico</strong> e della <strong>velocità</strong>. Queste componenti, tuttavia, ci aiuteranno molto nel trovare il <strong>giusto equilibrio</strong> per quanto riguarda il <strong>centro della pressione aerodinamica</strong> della nostra vettura: spostandolo verso l'avantreno o verso il retrotreno, infatti, otterremo più grip rispettivamente sulle gomme anteriori o su quelle posteriori.
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	<img alt="aero2.jpg.95093af9a02287d265e561b5d98f5f41.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="44341" data-ratio="66.13" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_02/aero2.jpg.95093af9a02287d265e561b5d98f5f41.jpg">
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	L'aerodinamica di una vettura da competizione, ovviamente, è una materia molto complessa che richiede un certo studio prima di essere capita fino in fondo, ma già con i concetti che vi abbiamo spiegato in questa puntata sarete in grado di gestire al meglio ogni situazione sul vostro simulatore preferito. Ora non ci resta che ricordarvi l'<strong>appuntamento per la prossima puntata</strong> della nostra guida, che tratterà dell'importantissimo <strong>bilanciamento dell'impianto frenante.</strong>
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	Per commenti e domande, fate riferimento a <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/forums/topic/81002-guida-completa-al-setup-nel-simracing-by-drivingitalianet-10-articoli/?tab=comments#comment-902385" rel="">questo topic del forum dedicato</a></strong>.
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