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  1. Il campionato ‘Ferrari Hublot Esports Series’ scalda i motori per la partenza a settembre con l’obiettivo di trovare nuovi talenti nel sim racing. Due le categorie competitive, AM Series e PRO Series. Il più veloce di tutti avrà la possibilità di essere selezionato per farparte della ‘Ferrari Driver Academy Hublot Esports Team’ nel 2021. Iscrizioni a partire dal 7 agosto nella categoria AM aperte a tutti i maggiorenni residenti in Europa. Maranello, 28 luglio 2020 - Al via la prima stagione della ‘Ferrari Hublot Esports Series’, il campionato dedicato a vetture GT che Ferrari organizza in Europa sul software ‘Assetto Corsa’ sviluppato da Kunos Simulazioni. I piloti Esports si sfideranno in diverse gare a bordo della Ferrari 488 Challenge Evo, disponibile in esclusiva solo per i partecipanti alla competizione. Le pre-iscrizioni si apriranno lunedì 7 agosto e saranno riservate a tutti i cittadini europei maggiorenni: i partecipanti dovranno registrarsi gratuitamente sul sito www.ferrariesportsseries.gg. Il primo atto del torneo sarà la fase di Qualifica per le AM series a partire da settembre, i cui vincitori raggiungeranno i sim racer invitati da Ferrari nella PRO Series, categoria in cui 24 piloti Esports si sfideranno sulle stesse piste degli AM. I 12 più veloci delle 4 gare di ottobre di ciascuna categoria avranno accesso alla fase finale a novembre, dove si daranno battaglia in 3 gare che eleggeranno il vincitore. Da sogno il premio finale: nella prossima stagione il campione assoluto avrà la possibilità di entrare a far parte della FDA Hublot Esports team, che quest’anno annovera Tonizza, Campione in carica piloti di F1 Esports Series ed Enzo Bonito, sim racer di grande esperienza. Charles Leclerc, ambassador del campionato e grande appassionato di Esports seguirà da vicino tutte le fasi del Campionato e offrirà la sua esperienza da pilota reale e Esports ai partecipanti. Il Title Partner del campionato è Hublot, che rafforza anche in ambito Esports la sua collaborazione con Ferrari, mentre il Technical Partner è Thrustmaster, che già possiede la licenza Ferrari per la creazione e distribuzione di volanti e controller per pc e console. Il Campionato Ferrari Hublot Esports Series potrà essere seguito sui canali social ufficiali: Instagram: @Ferrariesports Facebook: @FDAFans Twitter: @Ferrariesports Twitch: @Ferrariesports È tempo di accendere i motori, prepararsi a correre e vivere il sogno Ferrari! Per commenti fate riferimento a questo topic del forum. [Comunicato stampa Ferrari]
  2. Il DRM Modding Team ha rilasciato per Assetto Corsa la nuova versione aggiornata del suo apprezzatissimo DRM Revival Mod, che con la nuova release 1.3, oltre ad una lunga serie di migliorie e bugfix, ci porta con sè anche due vetture completamente nuove.
  3. Il DRM Modding Team ha annunciato il prossimo arrivo per Assetto Corsa del suo già famosissimo DRM Revival Mod che tanto successo ha avuto nella sua versione per rFactor (qui sotto il video). Potremo quindi apprezzare nel simulatore Kunos il campionato Deutsche Rennsport Meisterschaft degli anni 70' - 80', con le mitiche vetture gruppo 5, come Porsche 935, Ford Zakspeed Capri, BMW 2002 Turbo... Il mod per rFactor 2 è stato invece annullato.
  4. L'anno scorso, in occasione del trionfo nelle F1 eSports Series, David Tonizza l'aveva anticipato: "Nel 2020 Ferrari organizzerà un Campionato monomarca e il vincitore entrerà nel programma FDA Esports". Una notizia che oggi è finalmente diventata realtà: la Scuderia del Cavallino Rampante, infatti, ha appena lanciato le Ferrari Hublot Esports Series, con le quali mira a scovare nuovi talenti di guida nel mondo del simracing. Si tratta di un Campionato dedicato a vetture GT che Ferrari organizzerà sul celebre software della Kunos Simulazioni, Assetto Corsa, e che vedrà i vari partecipanti al volante dell'esclusiva 488 Challenge EVO, creata appositamente per questa competizione. Un'iniziativa di sicuro interesse per tutti i piloti virtuali italiani, che potranno iscriversi a questo torneo a partire da lunedì 7 agosto sul sito ufficiale www.ferrariesportsseries.gg. Il premio finale si avvicina probabilmente all'ambizione di tutti coloro che, almeno una volta, hanno sognato di vestire la leggendaria tuta Rossa di Maranello: il Campione delle Ferrari Hublot Esports Series sarà inserito nel programma FDA Esports e affiancherà David Tonizza ed Enzo Bonito come pilota - virtuale - ufficiale del Cavallino Rampante. La sfida inizierà a settembre con quattro fasi di qualificazione per l'AM Series, dalle quali solo 24 piloti potranno accedere alle gare previste in quel di ottobre (sei finalisti per ogni eliminatoria). Il mese successivo, infatti, questi simdrivers si scontreranno in quattro gare con i 24 piloti della PRO Series, composta da professionisti e personalità conosciute nel mondo del simracing. Per la finale di novembre, invece, saranno in totale solo 24 i piloti chiamati a scendere in pista per aggiudicarsi il titolo di Campione delle Ferrari Hublot Esports Series, 12 appartenenti all'AM Series e 12 delle PRO Series. Attraverso altre tre corse ad eliminazione, solo uno alla fine potrà salire sul gradino più alto del podio, fregiandosi di poter entrare a far parte di uno dei team di Esports più ambiti al mondo. Come è stato per il World's Fastest Gamer e il McLaren Shadow promossi entrambi dal team di Woking, le Ferrari Hublot Esports Series rappresentano quindi un vero e proprio contest grazie al quale poter raggiungere il livello più elevato della guida simulata, sentendosi a tutti gli effetti come un vero e proprio Pilota con la P maiuscola. Rispetto alle F1 eSports Series, inoltre, la scelta di aver puntato su un titolo come Assetto Corsa non può far altro che piacere, vista la sua assoluta flessibilità nel saper riprodurre in maniera fedele praticamente ogni vettura presente nella realtà: dalle monoposto alle auto sportive per arrivare proprio alle Gran Turismo, di cui l'inedita Ferrari 488 Challenge EVO sarà la protagonista. A dieci anni di distanza da quel Ferrari Virtual Academy sviluppato di nuovo in collaborazione con Kunos Simulazioni, la Casa del Cavallino Rampante riapre le porte della sua "accademia" al grande pubblico, permettendo a chiunque di provare a far parte della grande famiglia di Maranello. L'iniziativa è sicuramente da lodare, anche se in tutto questo bisognerà fare attenzione ad alcune criticità che fanno parte da sempre del mondo del simracing. Nella guida simulata, come nel motorsport vero, chi ha a disposizione il materiale migliore parte sicuramente avvantaggiato. A parità di vettura e di talento, un pilota che utilizza, per esempio, un Logitech G29 dovrà sudare le sette camicie per riuscire a battagliare ad armi pari con un avversario dotato di volante a presa diretta, pedaliera con cella di carico e postazione dedicata. Ciò, non vuol dire, però, che l'hardware a disposizione sia ciò che fa unicamente la differenza tra vincere e arrivare in fondo allo schieramento. Le periferiche di alto livello, in sostanza, aiutano a donare al pilota un feeling migliore con la propria vettura, facendo sentire tutti quei dettagli che, al contrario, con un dispositivo di fascia medio-bassa sarebbero pressochè inesistenti. Se però il pilota in questione non si allena oppure sfrutta male il proprio talento, le sue lacune di guida difficilmente potranno essere colmate da un setup da professionista del simracing. A questo punto, andrebbe più forte un pilota più diligente e motivato con un G29. Abbiamo fatto questo discorso per far capire che, nonostante la presenza della categoria PRO Series, tutti possono dire la loro in questo torneo Esport, anche se non dispongono di periferiche allo stato dell'arte. Come per il WFG e il McLaren Shadow, anche le Ferrari Hublot Esports Series rappresentano un contest di alto livello con un premio davvero succulento, che attirerà i più bravi e talentuosi piloti del mondo del simracing. Un calendario composto da più gare di qualificazione e la caratteristica unica di incertezza che è propria del mondo delle corse, tuttavia, renderanno l'intero Campionato un'avventura da vivere prova dopo prova, in cui tutto è praticamente possibile. Se volete provare a diventare dei professionisti della guida simulata vestendo i colori della Scuderia più prestigiosa di sempre, allora l'imperativo è quello di mettersi in gioco e provare a vedere se si hanno le carte giuste per ambire a un posto da simdriver nel programma FDA Esports. In caso di difficoltà, poi, non indugiate nel recarvi presso uno dei nostri Driving Simulation Center, dove troverete istruttori qualificati che vi potranno aiutare a migliorare le vostre qualità da piloti virtuali e simulatori dinamici con periferiche di alto livello, per migliorare il vostro feeling di guida. Cosa state aspettando? Siete pronti a scendere in pista?
  5. Assetto Corsa è rinomato per la grandissima quantità di mod presenti che aumentano in maniera vertiginosa tutte le possibili combinazioni e soddisfano gli amanti di ogni categoria. Anche in questo articolo parliamo di una mod, la cui particolarità risiede nel team che l'ha realizzata, KTM. La casa costruttrice austriaca, sulla scia della fruttuosa collaborazione con Assetto Corsa, ha deciso di fare ciò che nessun costruttore aveva mai fatto prima d'ora: sviluppare e produrre un modello ufficiale e renderlo disponibile per la community in maniera completamente gratuita. Potete scaricare la mod qui.
  6. Assetto Corsa è rinomato per la grandissima quantità di mod presenti che aumentano in maniera vertiginosa tutte le possibili combinazioni e soddisfano gli amanti di ogni categoria. Anche in questo articolo parliamo di una mod, la cui particolarità risiede nel team che l'ha realizzata, KTM. La casa costruttrice austriaca, sulla scia della fruttuosa collaborazione con Assetto Corsa, ha deciso di fare ciò che nessun costruttore aveva mai fatto prima d'ora: sviluppare e produrre un modello ufficiale e renderlo disponibile per la community in maniera completamente gratuita. Potete scaricare la mod qui. Commenti nel topic dedicato
  7. Più passa il tempo, più il primo Assetto Corsa si rivela sempre più versatile e capace di proporre le ultime novità del mondo del motorsport. Essendo un simulatore uscito nel 2014, tuttavia, il primo titolo firmato Kunos Simulazioni sta sentendo il peso del tempo a livello grafico, soprattutto se messo a confronto, per esempio, con il recentissimo Automobilista 2 by Reiza Studios. Fortunatamente anche per questo aspetto esiste una soluzione: si chiama Horizon Mod ed è in grado di migliorare drasticamente l'aspetto visivo in ogni condizione di guida, grazie ad alcuni specifici tweak che comprendono il bilanciamento dei colori e della luminosità, i riflessi del sole sull'asfalto e l'utilizzo di pre-set e filtri post-process decisamente più realistici. Questo mod è scaricabile sul sito RaceDepartment a questo indirizzo, ma fate attenzione: se non possedete un PC sufficientemente potente, potreste incontrare dei vistosi cali di prestazioni!
  8. Si accendono stasera i motori del nuovo torneo online Formula Exos Championship by DrivingItalia, che si disputerà con Assetto Corsa su PC. Potete seguire la terza gara in diretta grazie a Grand PRix TV. E' disponibile la descrizione completa del campionato ed il calendario con le date ed i circuiti. Come al solito il campionato è aperto a tutti i piloti, grazie alla possibilità di prequalifica online e divisione dei partecipanti in due gruppi omogenei, cosi da garantire a tutti divertimento e competizione. Correte ad iscrivervi a questo link del forum, seguendo le indicazioni riportate, sono già 23 i simdrivers iscritti! Il campionato è sponsorizzato con fantastici premi da Sim Race Components
  9. Siete degli YouTuber o dei content creator alle prime armi e vi piacerebbe sapere come è possibile realizzare foto e video di qualità partendo dalle vostre avventure nel simracing? Nel video che vi proponiamo qua sotto il simpatico Chris Haye vi spiegherà per filo e per segno come fare: si tratta di una guida in stile "dietro le quinte", in cui potrete scoprire tutti i segreti del videomaking e del photoshooting, in cui la regola principale è quella di saper adattare il proprio lavoro a seconda dei punti di forza e delle limitazioni del simulatore che abbiamo preso in considerazione. "Quando guida una vettura nel simracing per una sequenza cinematica, penso innanzitutto a come dovrà comparire nella sua scena finale - spiega Chris Haye - Non mi focalizzo sul racing, ma piuttosto su come dovrà essere nella sua versione definitiva. Mi faccio anche alcune domande: come faccio a creare degli scatti esteticamente convincenti? Ho un buon mix di ambienti e illuminazioni?". Ma non vi spieghiamo altro: se volete saperne di più, prendete appunti con il video qua sotto!
  10. Appassionati di DrivingItalia, bentornati nella nostra rubrica con la quale stiamo scoprendo quali sono le vetture più belle, affascinanti e appaganti (sia da sentire che da guidare) del mondo della guida simulata. Dopo la splendida McLaren F1, oggi è il turno di un’altra monoposto, che in molti ricorderanno con nostalgia; ve la introduciamo con una domanda: qual è il sound più bello di un’auto da corsa? La risposta è il semplice: il ruggito di un dodici cilindri a V! Ecco, quindi, l’indizio per svelare definitivamente la nostra protagonista di questo articolo: la Ferrari 412 T2 del 1995, l'ultima monoposto del Circus iridato che scese in pista con un V12, l'ultima dotata del musetto “a formichiere”, l'ultima spinta con i carburanti marchiati Agip e l'ultima che presentava i numeri 27 e 28, rispettivamente di Jean Alesi e di Gerhard Berger. FERRARI 412 T2: L’ARCOBALENO DOPO LA TEMPESTA Per parlare della storia della Ferrari 412 T2 dobbiamo fare un piccolo passo indietro all’inizio degli anni ‘90, periodo nel quale la Scuderia di Maranello stava sviluppando costantemente le tecnologie introdotte alla fine del decennio precedente con la 640 F1, monoposto vincente in tre Gran Premi (Brasile, Ungheria ed Estoril) durante la stagione 1989. Tuttavia, mentre la 641 del 1990 si dimostrò competitiva e veloce al punto da impensierire l’armata McLaren-Honda capitanata da Ayrton Senna, le successive 642 e 643 ottennero subito l’appellativo di vetture “nate vecchie”. Queste, infatti, erano sostanzialmente un’evoluzione del progetto originario che, purtroppo, non era più all’altezza delle avveniristiche Williams-Renault FW14 e delle velocissime McLaren dotate di propulsori giapponesi. Un aneddoto su tutti è sicuramente il commento di Alain Prost nei confronti della Ferrari 643 del 1991 subito dopo il Gran Premio del Giappone: il pilota francese paragonò la Rossa a un “camion”, un giudizio che lo condusse al licenziamento in tronco e alla necessità di prendersi un anno sabbatico prima del suo ritorno in pista nel 1993 con la Williams. Viste le difficoltà, per il 1992 gli ingegneri di Maranello provarono a stravolgere tutti i loro progetti, creando una vettura sostanzialmente nuova: la F92A. Si trattava di una monoposto che, sulla carta, doveva risultare finalmente vincente visti i buoni risultati ottenuti in galleria del vento… ma che poi, sulla pista reale, dimostrò tutte le sue fragilità. Prima l’eccessiva resistenza aerodinamica determinata dal suo doppio fondo, poi un motore V12 depotenziato e sofferente per la trasudazione di olio delle fasce elastiche dalla camera di combustione, che gli facevano perdere addirittura 40/50 cavalli. Per non parlare del cambio, installato con meno marce del previsto e poi riconfigurato in versione trasversale, più efficace ma con la caratteristica di rendere meno efficiente l’aerodinamica della vettura. Nonostante i due terzi posti conquistati da Alesi in Spagna e in Canada, la F92A fu un vero disastro al quale la Ferrari cercò di mettere una pezza nel 1993 con la successiva F93A: meno estrema e decisamente più convenzionale in fatto di aerodinamica, questa monoposto avrebbe dovuto anticipare la 645, pensata con tutta una serie di sistemi elettronici che avrebbero aiutato il pilota ad andare più veloce in pista. Il cambio del regolamento per il 1994, tuttavia, eliminò non solo la possibilità di utilizzare gran parte di questi aiuti, ma anche la realizzazione del progetto di John Barnard, a capo del Ferrari Design and Development per lo sviluppo delle Rosse da far correre in F1. La F93A, quindi, non si discostò molto dalla sua progenitrice: solo tre volte a podio, a Montecarlo e a Monza con Alesi e in Ungheria con Berger, in contrapposizione alla moltitudine di ritiri dovuti alla scarsa affidabilità generale delle sospensioni attive di cui era provvista. Con l’arrivo del 1994 la Ferrari decise di dare uno scossone al suo reparto corse, realizzando una vettura che gli permise di ritrovare quella competitività che gli era mancata negli anni precedenti. Arrivò quindi la 412 T1, capace di far risollevare la testa ad Alesi e Berger con diversi interessanti risultati che le permisero di concludere la stagione al terzo posto assoluto. Il francese centrò il gradino più basso del podio per ben tre volte (al debutto in Brasile, in Canada e in Giappone), ottenendo come miglior risultato il secondo posto in Inghilterra, mentre il pilota austriaco fu l’unico a portare la sua Rossa alla vittoria nel Tempio della Velocità di Hockenheim. Il merito era del suo potentissimo motore V12, che sarebbe stato la base di partenza per la successiva monoposto del 1995. FERRARI 412 T2: CONVENZIONALE MA INNOVATIVA Eccoci, quindi, alla presentazione della vettura con cui la Ferrari avrebbe partecipato al Campionato di Formula Uno 1995: la 412 T2 fu svelata direttamente a Maranello di fronte a circa 300 persone, tuttavia senza dare troppo adito alle aspettative visti gli esiti delle ultime stagioni nella massima serie automobilistica. Progettata da John Barnard, si trattava di una monoposto abbastanza convenzionale rispetto alla più estrema 412 T1 dell'anno precedente: la T2, infatti, era dotata del più classico muso a formichiere, già rivelatosi vincente anni prima con le strabilianti McLaren-Honda MP4/6 e Williams-Renault FW14, mentre le sospensioni posteriori, ancorate direttamente al telaio anziché alla scatola del cambio, erano tornate sul vecchio schema uniball dotato di barre di torsione. A livello aerodinamico, l'alettone anteriore era di tipo biplano mentre quello posteriore con i classici profili orizzontali; le prese d'aria, infine, erano più ampie e squadrate rispetto a quelle adottate in passato, in modo da convogliare un maggior quantitativo di aria verso il potente motore V12 di cui era dotata. Questo era, di fatto, l'asso nella manica che Maranello aveva voluto giocarsi per renderla competitiva nei confronti delle imprendibili, almeno sulla carta, Benetton B195 e Williams FW17, entrambe dotate del propulsore Renault V10. Il 12 cilindri di Maranello, chiamato Ferrari 044/1, rispetto alle stagioni precedenti era stato ridotto innanzitutto nella cilindrata, passata da 3,5 a 3 Litri a causa del cambiamento regolamentare voluto dalla FIA. Questo aveva costretto gli ingegneri in Rosso ad aumentare anche l'angolo tra le bancate, da 65 a 75 gradi, il che garantiva una potenza massima di circa 900 CV ma, soprattutto, un regime di rotazione di addirittura 17.000 giri al minuto! Un limite impressionante per un motore da Formula 1, ma anche il tratto distintivo di questa Rossa: progettato da Claudio Lombardi, questo V12 era capace di un boato inconfondibile, di tanta trazione e di altrettanta coppia in uscita dalle curve, a discapito, magari, della potenza pura sui rettilinei. Una mancanza che però, almeno all’inizio, non si fece sentire: nei test pre-stagionali, disputati prima a febbraio sul circuito di Fiorano, poi sul Paul Ricard e infine all'Estoril nel mese di marzo, Berger e Alesi giudicarono la nuova nata in casa Ferrari in maniera assolutamente positiva, dicendosi soddisfatti soprattutto per la semplicità con la quale era possibile trovare l'assetto ideale. Il fatto che avessero percorso solamente 2000 chilometri nel pre-season, però, nascondeva il vero problema di questa monoposto: l'affidabilità. FERRARI 412 T2: DEBUTTO DA PRIMA DELLA CLASSE Nelle prime gare della stagione 1995, fortunatamente, questo inconveniente non emerse in maniera evidente, tant'è che già nel round d'apertura in Brasile Gerhard Berger riuscì a portare la T2 sul gradino più basso del podio, dietro a Michael Schumacher e a David Coulthard. Subito dopo, però, il tedesco e il britannico vennero squalificati perchè la FIA aveva individuato un'irregolarità sulle loro monoposto, spinte da benzina ritenuta non conforme. Questo avrebbe permesso all’austriaco di ottenere un'impensabile vittoria a tavolino... che alla fine, tuttavia, non arrivò perchè la Federazione annullò la controversia multando esclusivamente i team che utilizzavano il carburante francese della Elf, irregolare per gli standard del Campionato. Poco male, perchè in Argentina Jean Alesi tornò alla ribalta con una splendida medaglia d'argento proprio davanti alla Benetton di Schumi, un risultato che lasciava immaginare un dominio totale nel successivo GP di San Marino. Sul circuito di Imola, infatti, il Cavallino Rampante era pronto a spiccare il volo: Gerhard Berger prometteva bene grazie alla seconda posizione in qualifica a soli 8 millesimi da Schumacher, ma in gara fu costretto a retrocedere in una terza piazza sotto la bandiera a scacchi causata dallo spegnimento improvviso del V12 Ferrari mentre stava effettuando il pit-stop. Ci pensò, quindi, il francese a coronare un weekend di assoluto prestigio, terminando la propria fatica proprio davanti al compagno di squadra, in seconda posizione. Nelle successive gare sui circuiti di Catalunya e di Montecarlo, però, Alesi fu vittima di due GP veramente sfortunati: sul Montmelò spagnolo venne tradito dal V12 della sua T2 che prese fuoco in rettilineo, mentre sulle stradine del Principato ebbe uno scontro ravvicinato con Martin Brundle. Ci pensò Berger a mettere le pezze a questa situazione, portando a casa altri due terzi posti. Nonostante ciò, il primo successo del francese era proprio dietro l'angolo: nel GP del Canada, sul circuito di Montreal, Jean conquistò la sua prima (e unica) vittoria iridata in Formula 1, tra l'altro nel giorno del suo 31esimo compleanno. FERRARI 412 T2: AFFIDABILITÀ PRECARIA Per la Scuderia del Cavallino Rampante quello fu l'apice della stagione 1995, perchè da quel momento in poi tutte le risorse di Maranello vennero dirottate sul nuovo progetto V10 gestito da Paolo Martinelli, che avrebbe preso piede dal Campionato successivo con al volante l'uomo sul quale la Ferrari aveva puntato tutto per tornare sul tetto del mondo: Michael Schumacher. La direzione era stata impostata e questo comportò il taglio dello sviluppo della 412 T2, al punto che le nuove componenti progettate in galleria del vento per renderla maggiormente competitiva vennero accantonate. Questa scelta, di conseguenza, non permise alla 412 T2 di rendere meno evidenti i suoi difetti di gioventù, che iniziarono a manifestarsi a partire dalla tappa tedesca di Hockenheim: mentre Berger conquistava il gradino più basso del podio, Alesi fu costretto a sventolare bandiera bianca per una scia di ritiri che continuarono per altri tre Gran Premi, compreso quello d’Italia a Monza. Sul tracciato brianzolo le due Rosse avrebbero potuto tranquillamente fare doppietta, visto che i principali avversari, tra i quali Schumacher, Hill e Coulthard, erano usciti dai giochi lasciando la strada praticamente spianata. Invece il destino mise il proprio zampino anche nel Tempio della Velocità: nel corso del 33esimo giro la telecamera posizionata sull'alettone posteriore della T2 di Alesi si staccò, si infilò nel portamozzo della ruota posteriore destra e andò a scagliarsi contro la sospensione anteriore della monoposto di Berger. L'austriaco fu subito costretto al ritiro, mentre il francese proseguì fino a dieci giri dalla fine, quando la rottura di un cuscinetto provocò alcuni problemi ai freni che misero fine, di fatto, anche alla sua corsa. Le lacrime di Alesi tra le braccia di Jean Todt per l'impresa fallita di fronte al pubblico ferrarista non spronarono i due titolari a fare meglio nel finale di stagione, che terminò solamente con un secondo posto proprio grazie all’impegno del francese nel GP d'Europa sul circuito del Nurburgring. Rimase il rammarico per gli ultimi due appuntamenti di Suzuka e di Adelaide, nei quale il gradino più alto del podio era sicuramente alla portata di Jean... ma non all'altezza del V12 della sua Ferrari, che cedette in Giappone e non ebbe potenza sufficiente in Australia per rintuzzare gli attacchi di Schumacher. FERRARI 412 T2: L’ULTIMO CANTO DEL DODICI CILINDRI Il 1995, quindi, fu per la Ferrari 412 T2 un Campionato altalenante, nel quale avrebbe potuto lottare con più convinzione se solo fosse stata curata maggiormente sotto il lato dell'affidabilità. Una macchina “incompiuta”, insomma, che però meravigliò Schumi durante i test precedenti l'inizio del 1996: poco dopo la conquista del suo secondo iride, Michael ebbe l'opportunità di provare la Rossa di Alesi e Berger prima a Fiorano e poi sul circuito dell'Estoril. In Portogallo la Ferrari aveva portato due versioni: quella originale della stagione appena conclusa e un “prototipo” dotato del nuovo motore V10 che avrebbe equipaggiato la successiva F310. Il commento del Barone di Kerpen di fronte alle prestazioni del V12 fu singolare: “Magari avessi avuto io in qualifica un motore del genere!”, queste le parole di Schumacher, che provò quell'evoluzione del 12 cilindri che avrebbe dovuto scendere in pista in seguito all'appuntamento di Montreal, quindi dotato di quelle nuove componenti che l'avrebbero reso ancora più veloce e potente. Una curiosa “presa in giro” nei confronti di Alesi e di Berger, passati entrambi alla Benetton? Oppure solamente uno stratagemma per rendere disponibile al pilota migliore la macchina migliore dell'epoca? Sta il fatto che la Ferrari 412 T2 chiuse il Campionato 1995 al terzo posto in Classifica Costruttori grazie a 73 punti, dei quali 42 conquistati da Alesi (quinto in Classifica Piloti) e 31 da Berger (sesto). Per cosa verrà ricordata? Per l'eccezionale rombo del suo V12 da 900 CV e 17.000 giri al minuto, l'ultimo che lottò con il coltello tra i denti contro i V10 Renault utilizzati dalla Benetton e dalla Williams. Chissà cosa avrebbe potuto fare con quegli aggiornamenti accantonati di proposito per sviluppare la prima versione del propulsore che avrebbe segnato l'inizio dell'era a 10 cilindri per il Cavallino Rampante!
  11. Peter Boese ha rilasciato per Assetto Corsa la nuova versione della sua applicazione denominata Sol, ovvero un completo update agli shader del gioco, basato sulla precedente patch creata da Ilja Usupov, che implementa un sistema completo di simulazione del meteo e del ciclo giorno e notte. Per il download del file da circa 156 mb fate click qui, mentre per commenti e discussioni fate riferimento a questo topic del forum. Vi consigliamo la consultazione della guida di installazione in italiano.
  12. Il team UnitedRacingDesign, in collaborazione con Mitja Bonca, ha rilasciato per Assetto Corsa il circuito di Tochigi (nuova versione 1.5, ovvero il Twin Ring Motegi). Il tracciato è stato realizzato con grande cura e dovizia di dettagli, addirittura il layout Grand Prix è stato creato con tecnologia laser scanned. E' possibile acquistare la pista per Assetto Corsa per 10 euro direttamente a questo link. AGGIORNAMENTO 15/07/2020: il circuito è ora disponibile anche per rFactor 2, acquistabile a questo link.
  13. Poco più di due mesi fa vi avevamo presentato la nostra personale opinione della Formula Hybrid 2020, ultima creazione in fatto di Formula 1 del noto team di sviluppo Race Sim Studio. Una vettura eccezionale e unica nel suo genere, che ha ridefinito tutti gli standard della guida di una monoposto (virtuale) in pista. Oggi questa bellezza ha raggiunto la versione 2.0, rifinita in piccoli dettagli che, fortunatamente, non hanno snaturato il suo caratteristico grip in curva che gli permette di staccare tempi precedentemente impensabili al volante della “vecchia” versione 2019. Allo stesso tempo, però, Race Sim Studio ha recentemente rilasciato l’ultima versione della sua RSS2, che replica in tutto e per tutto una vettura cadetta della categoria Formula 2. A questo punto ci è balenata in mente una domanda: qual è la differenza tra una F1 e una F2? Quanto è diversa quest’ultima in termini di handling e di performance? Beh… scopriamolo insieme! FORMULA HYBRID 2020: VERSO L’INFINITO E OLTRE Il terreno di caccia prescelto per effettuare questa “sfida” a suon di giri veloci è stato l’Autodromo del Mugello, ovviamente sul simulatore Assetto Corsa. A due mesi di distanza dalla prova che avevamo effettuato, la Formula Hybrid 2020 ci ha riproposto lo stesso copione che avevamo già visto ad Imola. In pochi giri le sensazioni che avevamo provato al volante di questa vettura ci hanno confermato di essere di fronte a una monoposto impressionante, con la quale puntare a fare sempre di più giro dopo giro. Anche l’instabilità in frenata della prima versione, con la quale eravamo arrivati in più di un’occasione a ruote bloccate sulle rive del Santerno, è stata risolta: niente più timori reverenziali a tirare la “staccata della vita” alla San Donato, ben oltre il cartello dei 100 metri. Con la nuova 2.0, praticamente tutto è possibile. L’unico “problema”, se così lo vogliamo chiamare, è quando veramente vogliamo l’impossibile da questa vettura: se, per esempio, apriamo troppo violentemente il gas in uscita di curva dopo aver portato troppa velocità in ingresso – e magari abbiamo le gomme con già qualche giro sulle spalle – la Formula Hybrid 2020 tenderà ad andare in sovrasterzo, generato dallo stallo dell’alettone posteriore. Un inconveniente che accade su qualsiasi monoposto, anche sulla nostra prima protagonista di quest’articolo… ma solo quando andiamo veramente oltre le possibilità della vettura. Per tutto il resto, la Hybrid 2020 si è confermata un’auto da corsa “esagerata”, capace di scendere sull’1’15’’ al Mugello senza aver toccato alcunchè nelle schermate di setup di Assetto Corsa. FORMULA RSS2 V6 2020: PROBLEMI DI INSTABILITÀ Passando sulla Formula RSS2 V6 2020, il discorso cambia drasticamente. Rispetto alla precedente 2018, la nuova versione della Formula 2 realizzata da Race Sim Studio è stata aggiornata graficamente con un bodywork rivisto, gomme più larghe, nuove livree e una fisica migliorata per combaciare con le specifiche reali introdotte dalla Federazione Internazionale per il FIA Formula 2 Championship. Insomma, un restyling davvero corposo per una vettura che, a primo impatto, ha confermato la sua stretta derivazione dalla “sorella maggiore” che corre nella classe regina. I primi problemi, tuttavia, iniziano già alla prima curva: utilizzando il setup di base e premendo con decisione il pedale del freno, la RSS2 è incline a bloccare l’impianto posteriore, il che determina una repentina perdita di grip della vettura che, inesorabilmente, finisce in testacoda senza battere ciglio. Aumentando sensibilmente la ripartizione di frenata verso l’anteriore, da 53 a 56%, la situazione migliora e questo ci permette, finalmente, di valutare al meglio il comportamento in pista della monoposto. Come da tradizione iniziata con la “vecchia” RSS2 V8, che replicava le GP2 Series, anche la 2020 non ha perso il vizio di essere particolarmente scivolosa quando si tratta di passare sopra i cordoli, come se le sue gomme fossero fatte di sapone. Oltre a questo, la RSS2 V6 2020 ci è sembrata particolarmente difficile sia da inserire in curva, dove accenna un leggero sottosterzo, che nel momento di riprendere il gas in mano, un momento in cui se non si presta particolarmente attenzione a parzializzare con precisione assoluta il gas ci si ritrova in men che non si dica nella ghiaia a causa di una forte tendenza sovrasterzante. In percorrenza, poi, la sensazione che abbiamo avuto non è stata quella di avere tra le mani una monoposto incollata all’asfalto, ma tutt’altra vettura, che necessita di quel piccolo lasso di tempo per stabilizzare il suo equilibrio prima che il pilota possa riprenderne il controllo e accelerare verso il rettilineo successivo. F1 CONTRO F2: IL PARAGONE NON REGGE Nonostante tutto, però, la RSS2 V6 2020 si è dimostrata una buona vettura: una volta “fatto il callo” a tutte le piccole imperfezioni che la contraddistinguono e dopo averci preso il ritmo, il cronometro dell’Autodromo del Mugello ci ha regalato un interessante 1’26’’9 con la mescola più morbida a nostra disposizione, senza tuttavia andare a toccare altro in fatto di setup. Il paragone con la Formula Hybrid 2020, tuttavia, non regge: se confrontate una di fianco all’altra in termini di fisica e handling, le due vetture sono lontane anni luce. Da una parte troviamo una monoposto “cadetta” che richiede una certa sensibilità per essere guidata come si deve, dall’altra invece trova spazio un’auto da corsa che permette praticamente qualsiasi cosa. Il sottile confine tra “simulazione” e “videogioco” è praticamente appeso a un filo quando si scende in pista con la Formula Hybrid 2020. Un esempio? La staccata della Materassi – Borgo San Lorenzo: con la RSS2 V6 2020 bisogna necessariamente frenare in entrata e scalare un paio di marce per raggiungere l’equilibrio necessario con il quale ottenere una buona uscita verso la Casanova – Savelli, mentre con la Hybrid… Basta passare dalla settima marcia alla sesta e dare un colpettino di freno in entrata, per poi “buttarla dentro” con cattiveria senza mai lasciare il piede dall’acceleratore. La velocità che si può raggiungere in questo punto con la Formula Hybrid 2020 è davvero assurda, così come il tempo finale che siamo riusciti ad ottenere nell’ultimo tentativo lanciato su gomme Soft: 1’14’’7, avendo impostato la power unit su “Motor” anziché su “Battery” ma lasciando invariato tutto il resto rispetto al setup di base. Il nostro verdetto finale? In ogni caso siamo di fronte a due veri “masterpiece”, che Race Sim Studio ha curato davvero nei minimi dettagli. La differenza in prestazioni e comportamento in pista, tuttavia, è notevole: la RSS2 V6 2020 richiede una certa esperienza per essere portata al limite, mentre con la Formula Hybrid 2020 è molto, ma molto più semplice diventare dei piloti veloci e consistenti. Ma nella realtà non dovrebbe essere il contrario?
  14. Recentemente sono stati introdotti su Assetto Corsa i circuiti di Zandvoort e di Watkins Glen International, entrambi disponibili su RaceDepartment.com. Qua sotto alcuni screen che mostrano la qualità raggiunta sul simulatore Kunos.
  15. Nonostante la presenza di simulatori ben più recenti, Assetto Corsa continua a stupire con dei contenuti aggiuntivi davvero di altissima qualità, curati nei minimi dettagli. E' il caso di due nuovi circuiti che sono stati resi disponibili gratuitamente in queste ore: da una parte la rinnovata pista olandese di Zandvoort, con tanto di banking nell'ultimo curvone prima del rettilineo di arrivo, dall'altra quella di Watkins Glen International, oggi sede della maggior parte delle serie stradali americane come la IndyCar e la NASCAR Cup Series. Iniziamo dal primo, scaricabile dal sito RaceDepartment.com: il circuito di Zandvoort in edizione 2020 è stato rinnovato per ospitare il Gran Premio d'Olanda di Formula 1 (rimandato alla stagione 2021 causa Coronavirus) e ora è contraddistinto da due curve con un elevato banking che permetterà ulteriori opportunità di sorpasso. La più famosa è certamente l'ultima curva prima del traguardo, munita anche di barriere SAFER alla sua estremità. Sono state anche introdotte delle run-off area in asfalto presso le curve Tarzan, Masters e Hans Ernst, al cui termine ora si trovano delle innovative barriere di sicurezza TecPro. Last but not least, anche i cordoli sono stati rinnovati, con una fisionomia piatta che ben si adatta alle nuove monoposto del Circus iridato; la pitlane e i suoi edifici, invece, sono stati rivisti per ospitare il paddock della Formula 1, mentre l'uscita dai box è stata estesa fin oltre la prima curva. Per quanto riguarda Watkins Glen International, invece, la versione per Assetto Corsa proposta da LilSki ha raggiunto la versione 1.1 e introduce diversi fix che lo rendono decisamente più accurato, tra le quali la possibilità di corrervi di notte. Per tutte le modifiche del caso, fate affidamento al changelog qua sotto, mentre per il link del download seguito questo indirizzo, sempre su RaceDepartment.com. Fixed holes between road and T1 apex curb. You can now properly use the first stage of the curb with minimal penalty. A strip of road on the outside of T1, T8, and T10 exit curbing will not cause a slowdown. This will allow you to hop the curbing a bit without penalty. New road textures New grass textures CSP Grass FX enabled. Legacy grass is still there for non CSP users. Curbs made brighter Exit T1 spectator mound added Blimp and banner plane from RA so when using CSP they will fly around in a pattern. Night lighting should be fixed and come on in the evening as they should.
  16. Al fianco del TCR Europe e del TCR New Zealand, ora anche il TCR Australia è pronto tornare in pista virtualmente, per la seconda serie delle TCR Australia SimRacing Series organizzata sempre in collaborazione con DrivingItalia.net. Rispetto alla prima edizione, in cui era stato scelto iRacing con l'Audi RS3, stavolta questo Campionato seguirà l'esempio del suo "cugino" europeo, utilizzando il ben noto simulatore della Kunos Assetto Corsa. Questo cambiamento porterà "una sostanziale differenza in termini di vetture" dal momento che sono state confermate tutte le principali marche come Audi, Hyundai, Honda, Peugeot, Alfa Romeo, Renault, Volkswagen e Cupra, oltre ad allineare la serie australiana a tutte le altre, in modo che i piloti potranno lottare per dei premi utili nel motorsport reale. Entrando nello specifico, le TCR Australia SimRacing Series vedranno i vari piloti competere nella vettura che utilizzano nella serie reale, completa di skins ufficiali in sette appuntamenti che partiranno dall'Albert Park di Melbourne, primo round al via il 18 giugno. Sei di questi si terranno su piste australiane, mentre l'ultimo si disputerà sul famoso Circuito da Guia cinese, dove annualmente viene organizzato il ben conosciuto GP di Macao. Le "entries" per le TCR Australia SimRacing Series saranno aperte a tutti i piloti e team che hanno già partecipato alla prima edizione, così come alle TCR New Zealand Series, ma nel limite massimo di 18 vetture. Per quanto riguardi i premi, i primi tre otterranno delle agevolazioni per concretizzare il salto dal virtuale al reale, inclusa una free-entry nella serie TCR vera e propria. "Le TCR Australia SimRacing Series saranno un'ottima iniziativa per continuare le corse virtuali, mentre il mondo si sta riprendendo dal lockdown - ha affermato Matt Braid, promoter di questa serie australiana - La ARG eSport Cup si è rivelata eccezionale e questo ci ha permesso di continuare il nostro lavoro con una serie dal respiro internazionale. Non vediamo l'ora che cominci!". TCR AUSTRALIA SIMRACING SERIES 2020: IL CALENDARIO Round 1: Albert Park, 18 Giugno Round 2: Mount Panorama, 2 Luglio Round 3: Sydney Motorsport Park, 16 Luglio Round 4: Surfers Paradise, 30 Luglio Round 5: Sandown, 6 Agosto Round 6: Adelaide, 20 Agosto Round 7: Macau, 3 Settembre
  17. Sergio Loro, vero maestro per quanto riguarda il motorsport storico su Assetto Corsa, ha rilasciato per il simulatore made in Kunos la prima versione del mitico tracciato di Rouen Les Essarts, leggendario circuito francese, in parte stradale, entrato di diritto nella storia dell'automobilismo. Il circuito, realizzato interamente da zero e con dovizia di particolari, può essere acquistato per 6 dollari e scaricato da questo link.
  18. Giulio Scrinzi

    Le più belle vetture del simracing: Jordan 191

    Se vi è piaciuta la Ferrari F40, allora questa vi farà innamorare! Dopo la splendida Formula V10 proposta da Automobilista e la mitica Williams-Renault FW14 di Nigel Mansell, oggi torniamo a parlare di monoposto. Per la precisione della prima, storica, vettura con la quale il grande Michael Schumacher esordì in Formula 1, nel GP del Belgio 1991 sul circuito di Spa-Francorchamps. Ebbene sì, stiamo parlando della Jordan 191, tra l’altro recentemente aggiornata dal team ASR Formula sia nella versione per Assetto Corsa che in quella per rFactor 2. Una vettura dal look classico, senza età, proprio come la FW14… in quella livrea verde che rese celebre il proprio team nel 1991, primo anno ufficiale nel Grande Circo della Velocità. JORDAN 191: DALLA FORMULA 3000 ALLA CLASSE REGINA La Jordan 191, quindi, fu la prima vettura con la quale il team Jordan Grand Prix partecipò in Formula 1, un mondo in cui Eddie Jordan, fondatore della scuderia, voleva entrare fin dal 1979. Abbandonata la sua carriera da pilota, Eddie decise di incanalare le proprie energie verso la costruzione di un reparto corse tutto suo, in modo da competere nei Campionati britannici minori. Con il nome di Eddie Jordan Racing, la neonata scuderia britannica si impegnò inizialmente in Formula Ford, nella Formula 3 britannica e in Formula 3000, permettendo a grandi piloti come Martin Brundle, Martin Donnelly e Johnny Herbert di gareggiare contro i migliori di tutta Europa. Conclusa la "gavetta", Eddie Jordan cominciò a pensare alla massima categoria dell’automobilismo subito dopo la conquista del Campionato Europeo di F3000 del 1989 con Jean Alesi. In questo modo prese contatti con Gary Anderson, all'epoca progettista della Reynard e precedentemente ingegnere della Brabham e della McLaren, per poi presentare l'anno successivo il proprio progetto di partecipazione alla FIA in vista della stagione 1991. Il suo debutto non fu privo di imprevisti: innanzitutto dovette cambiare il nome alla scuderia, che passò in Jordan Grand Prix, per poi accollarsi anche la produzione in proprio del telaio della sua nuova monoposto. A tale scopo realizzò uno stabilimento di progettazione di 48mila metri quadrati proprio nei pressi dell'ingresso principale della pista di Silverstone, che doveva servire principalmente per accelerare i tempi di testing delle sue nuove vetture. JORDAN 191: FORD-COSWORTH DA 670 CAVALLI Definiti i primi dettagli, Eddie Jordan passò quindi alla realizzazione della sua nuova creatura, che l’avrebbe lanciato verso il magico mondo della Formula 1: affidata a due piloti esperti del calibro di Andrea De Cesaris e di Bertrand Gachot, la Jordan 191 cominciò a prendere forma, ma ancora prima di scendere in pista fu costretta a cambiare nome. Inizialmente, infatti, questa vettura doveva chiamarsi Jordan 911, ma per ovvie ragioni di branding con la supercar marchiata Porsche… divenne 191. Rispetto alla vettura tedesca, la nuova monoposto britannica avrebbe dovuto montare un motore Judd V10, che fu successivamente sostituito dal ben noto Ford-Cosworth HBA4 da 670 cavalli utilizzato un anno prima dalla Benetton. Se confrontato con il DFR impiegato da team “minori” come Footwork, Fondmetal, AGS, Larrousse e Coloni, l’HBA4 godeva di prestazioni migliori, anche se non a livello di quelle messe in campo dal V12 Ferrari o dal supertecnologico V10 utilizzato dalla Williams. Rispetto a questi, tuttavia, era un’unità più compatta, di semplice messa a punto e piuttosto contenuta nei consumi, che avrebbe aiutato molto l’aerodinamica della vettura. JORDAN 191: SEMPLICE MA EFFICACE A prima vista la Jordan 191 si basava su concetti aerodinamici tradizionali e linee molto pulite: tutto era all’insegna della massima compattezza, ma questo non significava che la monoposto in questione non mettesse in campo soluzioni efficaci e innovative allo stesso tempo. Il musetto era molto stretto e semirialzato, simile a quello della Williams ideata da Adrian Newey, e si estendeva fino all'alettone posteriore arcuato verso l'alto e dotato di superfici alari supplementari che permettevano di accelerare i flussi d'aria. Le pance laterali, invece, erano molto basse e offrivano poca superficie in galleria del vento, una scelta improntata verso la riduzione degli attriti e della maggiore penetrazione aerodinamica possibile, che accentuava di molto la zona a Coca-Cola. Il profilo estrattore, infine, aveva dimensioni molto ampie ed era composto da due canali venturi simmetrici a forma di semicerchio. Insomma, un disegno semplice ma estremo allo stesso tempo, focalizzato sulla minor resistenza dell'aria e la massima efficienza aerodinamica della vettura alle alte velocità. All’epoca, infatti, la ricerca della downforce non era “un’ossessione” come lo è diventata oggi, visto che si potevano utilizzare assetti molto rigidi e altezze da terra davvero minime, per un’efficienza elevatissima del fondo della vettura. Il comparto sospensioni, curato da Andrew Green, era composto da triangoli sovrapposti di tipo push rod, che impediva l’abbassamento eccessivo del baricentro dell’auto grazie anche all’angolo di bancata del motore di soli 75°. Per l’avantreno, invece, si optò per una soluzione a singolo ammortizzatore, già sperimentata dalla Ferrari nel 1990 sulla 641: su un telaio monoscocca in fibra di carbonio si trattava di una scelta all'avanguardia, che però irrigidiva forse troppo la scocca creando alcuni problemi di beccheggio durante le fasi più concitate della guida in pista. JORDAN 191: UN INIZIO DI CAMPIONATO TRA ALTI E BASSI La Jordan 191 fu completata entro il mese di novembre del 1990, giusto in tempo per i primi test in quel di Silverstone da parte del collaudatore John Watson: il feedback iniziale ebbe esito favorevole e tutto era praticamente pronto per il suo esordio nella stagione di Formula Uno 1991. L’unico problema? Il fatto che la vettura, sul circuito britannico, era ancora tinta di nero senza alcuna sponsorizzazione: Eddie Jordan le provò tutte pur di convincere la Camel a sostenerlo nel suo progetto, ma la famosa azienda di sigarette gli preferì la Benetton, per cui dovette “ripiegare” sull’offerta della PepsiCo. In questo modo la Jordan 191 ottenne la famosa colorazione verde che tutti noi conosciamo, con il marchio 7 Up ben impresso sul cofano motore alla pari del logo blu della Ford, che invece aveva fornito il propulsore. Fu proprio questo, tuttavia, che tradì le aspettative del team nella prima tappa di Campionato: sul circuito americano di Phoenix, infatti, De Cesaris e Gachot furono costretti al ritiro per noie meccaniche all’otto cilindri, che fortunatamente furono risolte in vista della svolta della stagione… in quel di Montreal. Sulla pista canadese De Cesaris conquistò il miglior risultato dell’anno con un sorprendente quarto posto, seguito da Gachot in quinta posizione. Una prestazione che l’italiano riuscì a ripetere sul circuito del Messico, mentre il belga si rese protagonista di un'uscita di pista mentre era quinto. Dopo la tappa ungherese, tuttavia, Bertrand scatenò un diverbio con un tassista londinese che lo portò in prigione per due mesi, il che costrinse Eddie Jordan a cercare immediatamente un sostituto per il round di Spa-Francorchamps. Nel cockpit della 191 avrebbe dovuto esserci Stefan Johannson, ma dal momento che lo svedese voleva essere pagato a tutti i costi... il team principal irlandese puntò su una giovane promessa dell'automobilismo: Michael Schumacher. JORDAN 191: DAL MONDO SPORT-PROTOTIPI ALLA FORMULA 1 In realtà, fu il manager del pilota tedesco a convincere Jordan, mentendo spudoratamente sulla bravura di Schumacher e sul fatto che Michael conosceva alla perfezione il circuito di Spa... quando, invece, non l'aveva mai visto in vita sua. Questa era però una clausola insindacabile per ottenere il sedile della 191, una vettura che Schumi aveva avuto modo di provare pochissimo tempo prima in un test privato sul circuito di Silverstone dove aveva già messo in luce il suo talento cristallino. Il pilota tedesco arrivava dall’ottima esperienza nel Campionato del Mondo Sport-prototipi del Gruppo C, dove correva ufficialmente per la Mercedes al fianco di Heinz-Harald Frentzen e di Karl Wendlinger. La sua ambizione, tuttavia, era la Formula 1, motivo per cui Willi Weber, suo storico manager, lo aiutò ad accaparrarsi il sedile della Jordan 191 per il GP del Belgio 1991 alla “modica” cifra di 150mila dollari. Definito l’accordo, arrivò finalmente quel famoso weekend di fine agosto: raggiunta la pista, Schumacher avrebbe dovuto imparare il circuito di Spa-Francorchamps grazie a un "tour guidato" organizzato da De Cesaris… che invece si limitò a dare qualche consiglio su quali marce utilizzare nelle varie curve. Michael dovette arrangiarsi e così prese una bicicletta pieghevole dalla sua macchina e cominciò a pedalare in mezzo alla pista di Spa. JORDAN 191: QUEL PODIO CHE NON ARRIVÒ MAI... Un atteggiamento insolito per un pilota? Forse... ma che pagò senz'altro una volta calatosi nell'abitacolo della sua 191: Schumacher dovette piegarsi alla maggiore esperienza di De Cesaris solamente nella prima sessione di prove libere, perchè già nel secondo turno, infatti, riuscì ad entrare nella Top 10 con una promettente ottava posizione. Fu in qualifica, tuttavia, che fece la "magia", sorprendendo tutti con un fenomenale settimo tempo dietro alle McLaren, alle Ferrari, alla Williams di Nigel Mansell e alla Benetton di Nelson Piquet. E il pilota romano? 11esimo e sette decimi in ritardo rispetto al tedesco. La gara, tuttavia, fu un'altra storia: allo spegnimento dei semafori rossi Schumi scattò perfettamente, guadagnò subito un paio di posizioni ma al termine della Eau Rouge-Radillon dovette accostare a bordo pista. La sua Jordan si era arresa troppo presto: forse Michael era abituato alle partenze brucianti delle Mercedes sportprototipi del gruppo C, ma sta il fatto che dopo poche centinaia di metri la frizione della sua 191, già fragile di suo, si era bruciata. Un peccato, dal momento che il suo compagno di squadra stava lottando con un certo Ayrton Senna per la seconda posizione quando, a tre giri dalla fine, il motore Ford cominciò a fumare e lo costrinse al ritiro. Lo stesso Schumacher disse che sarebbe potuto arrivare sul podio. Ma l'amarezza, almeno per Michael, durò poco: fino al successivo GP d'Italia, quando Flavio Briatore, proprietario della Benetton, vinse un aspro testa a testa con Eddie Jordan per portare il pilota tedesco nella sua scuderia, scambiandolo con un Roberto Moreno che, invece, guidò la 191 non solo a Monza ma anche in Portogallo, ottenendo risultati meno interessanti di quelli conquistati in precedenza. Le tre gare finali della stagione 1991 videro, infine, il nostro Alessandro Zanardi sul sedile della monoposto verde del team irlandese. I suoi risultati? Due noni posti a Barcellona e ad Adelaide interrotti da un ritiro a Suzuka. Alla fine dell'anno il bottino conquistato fu un totale di 13 punti che permise alla Jordan di classificarsi in quinta posizione nel Campionato Costruttori all'esordio. Un ottimo biglietto da visita, impreziosito da quel Michael Schumacher che, proprio grazie al reparto corse di Eddie Jordan, diventò una vera e propria stella nascente nel grande Circo della Velocità. JORDAN 191: LA MAGIA DELLA GUIDA CON CAMBIO MANUALE Rispetto ai primi anni '90, oggi la Formula 1 è diversa: abbiamo monoposto che generano un carico aerodinamico talmente elevato da far diventare le curve dei rettilinei da percorrere in pieno, capaci di raggiungere velocità superiori ai 350 km/h e con una tecnologia sotto il cofano che le rendono più vicine a un caccia che a un’auto da corsa. La Formula Uno di una volta, invece, era più semplice: certo, c’era la continua ricerca aerodinamica, c’erano le sofisticazioni meccaniche… ma c’era anche il coraggio dei piloti di guidare delle vetture che, con il tempo, hanno ottenuto un blasone leggendario. Sarà per il loro sound, sarà per il loro look “classico”… e forse anche per la loro guida “alla vecchia maniera”, con tanto di cambio manuale che costringeva a togliere per un attimo la mano destra dal volante. Guidare oggi una monoposto come la Jordan 191 del team ASR Formula è un tuffo nella nostalgia di chi ha vissuto gli anni ‘90 della Formula 1 con il cuore, dove non importava troppo quel decimo di secondo da recuperare alla staccata prima del traguardo, ma piuttosto dove le emozioni erano il vero veicolo della passione per il mondo delle quattro ruote. Rigorosamente da corsa.
  19. Race Sim Studio ha appena rilasciato per Assetto Corsa la versione aggiornata 2020 della sua monoposto di Formula 2, denominata appunto Formula RSS 2 V6 2020. Per chi non l'avesse già acquistata, può trovarla nello shop ufficiale.
  20. Assetto Corsa Competizione ha attivato la formula "free weekend" proposta dalla piattaforma Steam: il nuovo simulatore prodotto dall'italianissima Kunos, infatti, è disponibile a una prova gratuita entro le prossime 24 ore, dando la possibilità a tutti gli appassionati che non l'hanno ancora comperato di scaricarlo per testarlo a dovere. Inoltre è già attiva anche la possibilità di acquisto scontata al 50%, con l'opzione di portarsi a casa il sim ufficiale del campionato GT World Challenge al prezzo di Euro 19,99, ma solo entro le prossime 32 ore!
  21. Se con Assetto Corsa ci piacerebbe sentire le "vibrazioni" della velocità sul sedile della nostra postazione casalinga e non abbiamo a disposizione gli effetti speciali della foto qui sopra possiamo utilizzare l'applicazione ingegnosa DriveVibe - Body Shaker ed i consigli del bravissimo PanaRace970. Come spiegato nel video, con una minima spesa, l'installazione e configurazione della app, potremo sfruttare l'audio del titolo Kunos Simulazioni per ottenere una postazione almeno in parte dinamica e sicuramente divertente. Get 2 body shakers, an amp, connect them up like regular speakers to the amp and connect the amp to the rear speaker output of your sound card (with regular speakers as front speakers). Use speaker fill on the sound panel to get the game sound also to the body speakers, good e.g. for engine vibes and some sound events. Now also run the provided app to get your seat vibrating with gear shifts and when driving over a curb. DOWNLOAD DriveVibe.7z v1.1 You can now select the sound card on which DriveVive outputs the sounds. This can be useful if you have headphones on a different sound card or Oculus Rift. The .ini file has now a 4th setting (sound card number) which is saved if you exit with ESC key. Clicking the X button doesn't save the setting. fonte Racedepartment
  22. Giulio Scrinzi

    Le più belle vetture del simracing: Ferrari F40

    Il mondo dell’automobilismo è bello perché è vario: le monoposto sono fantastiche, ma talvolta esistono delle vetture che le superano, non tanto in termini di performance… ma a livello emozionale, perché rievocano negli appassionati quella nostalgia che era propria di un periodo in cui tutto era possibile. Una di queste automobili che ha fatto sognare intere generazioni di piloti e fans delle quattro ruote è stata prodotta in quel di Maranello, alla fine degli anni ‘80 e con l’intenzione di celebrare i quarant’anni della Casa del Cavallino Rampante. Anche stavolta avete capito qual è, vero? Già, la mitica Ferrari F40, l’ultima Rossa curata personalmente dal “Drake”, Enzo Ferrari. FERRARI F40: LE ORIGINI Correva l’anno 1984, quando il designer Nicola Materazzi propose a Enzo Ferrari di sfruttare il regolamento del Gruppo B targato FIA per provare le performance delle proprie vetture stradali, che con le potenze allora in gioco ormai avevano superato di gran lunga le capacità alla guida dei loro acquirenti "standard". Si trattava di una proposta interessante, a cui il “Drake” diede il suo consenso purché venisse portata avanti al di fuori del tradizionale “orario di ufficio”. Dopo mesi di lavoro, in quel di Maranello prese vita la 288 GTO Evoluzione, rivista con un bodywork aerodinamico più aggressivo e con un motore ancora più potente rispetto a quello utilizzato dalla versione stradale. Una vettura estrema, che però non ebbe mai il privilegio di poter correre in pista ufficialmente: nel 1986, infatti, la FIA decise di porre fine alla categoria del Gruppo B, il che rendeva i recenti sforzi degli uomini in Rosso praticamente inutili. Le cinque 288 GTO Evoluzione prodotte, infatti, non potevano essere “riciclate” per altre competizioni, per cui il loro destino sembrava quello di essere semplicemente vendute a qualche appassionato. Poi, però, arrivò l’idea: perché non utilizzarle come base di partenza per creare una nuova vettura ancora più potente ed esteticamente appagante, da utilizzare però su strada? FERRARI F40: LA PRESENTAZIONE A MARANELLO Il 10 giugno del 1986 nacque così ufficialmente il progetto della Ferrari F40, disegnata da Leonardo Fioravanti e da Pietro Camardella dello studio Pininfarina sotto la supervisione di Nicola Materazzi, il quale invece si dedicò alla progettazione del motore, del cambio e di altre importanti parti meccaniche. Dopo 13 mesi di lavoro, i primi esemplari uscirono dalle linee produttive della Ferrari ed erano pronti per essere svelati al mondo intero. In origine, la presentazione della F40 era programmata per il Salone dell’automobile di Francoforte del 1987, una kermesse in cui, però, gli appassionati aspettavano con ansia anche la nuova Alfa Romeo 164. Per evitare spiacevoli sovrapposizioni, con conseguente perdita di interesse del pubblico, la Casa del Cavallino decise di anticipare l’unveiling della sua nuova creazione, a cui venne tolto definitivamente il velo nella giornata del 21 luglio dello stesso anno. La stampa e gli appassionati rimasero a bocca aperta: la F40 si presentava come una vettura selvaggia e cattiva, una vera auto da corsa omologata per l’uso stradale ma senza compromessi. “I nostri clienti ci hanno detto che le nostre vetture stavano diventando troppo confortevoli, quindi ecco a voi la F40! La volevamo veloce, sportiva e spartana e l’abbiamo costruita proprio così. Non è un auto realizzata in laboratorio e non l’abbiamo progettata in risposta alla Porsche 959, perché sarebbe arrivata ugualmente”, queste le parole del marketing Ferrari riguardante la nuova Rossa di Maranello, che quel giorno ammaliò con le sue forme migliaia di fans in tutto il mondo. FERRARI F40: LA PIÙ VELOCE DI TUTTE Ad oltre trent’anni dalla sua nascita, la Ferrari F40 è ancora oggi una delle vetture più belle che sono mai state create. Costruita in onore dei 40 anni dalla prima vettura omologata per uso stradale uscita dagli stabilimenti di Maranello, la F40 è stata anche l’ultima auto creata su volere del “Drake”, che tra l’altro fu presente alla sua presentazione nel 1987. Rispetto alla 288 GTO Evoluzione da cui derivava, la F40 si distingueva per essere un progetto del tutto innovativo e unico nel suo genere, che presentava solamente il profilo dell’abitacolo e la linea di colore nero satinato ai lati della carrozzeria come elementi di collegamento con la precedente 308. Il suo musetto basso e aggressivo scorreva verso la coda in un susseguirsi di prese d’aria e sfoghi per il raffreddamento, uniti da un lunotto posteriore sotto il quale si intravedeva il poderoso motore V8 da quasi 500 cavalli di potenza. Le sue forme, infine, si concludevano con il grande alettone posteriore, simbolo all’epoca, come oggi, di una vettura pensata per le competizioni. Un’auto richiamante il mondo della Formula 1, diventata la prima auto stradale nella storia della Ferrari ad essere stata costruita con materiali compositi come il kevlar (per il telaio), la fibra di carbonio e quella di vetro (per la carrozzeria), le resine di stampo aeronautico (per i serbatoi) e il plexiglass (per i finestrini). Un prodigio dell’ingegneria automobilistica, che in pochissimo tempo ottenne il premio di “Ferrari stradale più veloce mai costruita”: il suo V8 scalpitante sotto il cofano le garantiva uno scatto nello 0-100 km/h in “soli” 4,1 secondi, per una velocità massima di 324 km/h. Numeri da capogiro per una vettura del 1987, che richiese numerosissime ore di collaudi e test per renderla sufficientemente docile da poter essere apprezzata anche da chi, all’epoca, non era un pilota di Formula 1. La dimostrazione? Ecco le parole di Dario Benuzzi, responsabile dei collaudatori Ferrari: “Ottenemmo esattamente la vettura che cercavamo, con pochi comfort e nessun compromesso: non ci sono servosterzo, servofreno e dispositivi elettronici. La F40 richiede abilità e impegno al pilota, ma lo ricompensa ampiamente con un’esperienza di guida unica. La precisione di sterzo, la potenza dei freni, la tenuta laterale e l’intensità dell’accelerazione raggiunsero livelli allora mai toccati da un’auto stradale”. FERRARI F40: IL MITO NEI DETTAGLI Ma andiamo ad analizzare dettagliatamente quelle che sono le caratteristiche di questa splendida vettura: il motore è un 2.9 Litri con doppio turbo-compressore sovralimentato, a frazionamento V8 e con una potenza massima di 478 cavalli a 7.000 giri al minuto. Il valore di coppia, invece, si assesta a 577 Nm a 4.000 giri/min, mentre il rapporto di compressione è pari a 7,7:1. A livello di telaio, la Ferrari F40 è una berlinetta due posti su un traliccio tubolare in acciaio con vasca abitacolo a pannelli rinforzati in kevlar e fibra di carbonio, per un coefficiente aerodinamico pari a 0,34. Insomma, molto simile a una monoposto... con tutta la carrozzeria a protezione di motore e scocca e con gomme appositamente studiate dalla Pirelli, provviste tra l'altro di rinforzi in kevlar. Le sospensioni anteriori e posteriori, inoltre, sono indipendenti e lavorano su ammortizzatori oleopneumatici che possono essere regolati dall’abitacolo su tre settaggi differenti in altezza da terra e rigidità, anche a seconda dello stile di guida del pilota. Con un peso totale di 1.155 kg per un rapporto peso/potenza di 2,58 kg/CV e una potenza specifica di 163 CV/Litro, la F40 era bellissima fuori… ma parecchio spartana negli interni, ridotti all’essenziale come su una vera vettura da competizione. A parte il climatizzatore, nell’abitacolo mancavano la radio, il portaoggetti, i tappetini e tanti altri accessori; i finestrini, inoltre, solo successivamente ricevettero l’azionamento con comando a manovella, visto che i primi 50 esemplari erano dotati di un sistema di scorrimento laterale decisamente più semplice e poco funzionale. FERRARI F40: LE VERSIONI DA CORSA Come era successo per altre Ferrari, anche la F40 fu prontamente modificata per gareggiare nelle più importanti competizioni internazionali. La richiesta di una modello da corsa arrivò inizialmente dal Presidente di Ferrari France Daniel Marin, il quale domandò ad Enzo Ferrari di preparare una F40 per correre la 24 Ore di Le Mans. Il “Drake” accettò la sfida e commissionò la Michelotto Automobili di Padova di creare i primi due esemplari di quella che sarebbe diventata la F40 LM: supervisionata dal collaudatore Dario Benuzzi, questa vettura esordì innanzitutto nel Campionato IMSA del 1989 in classe GTO, con Jean Alesi al volante sul circuito di Laguna Seca. Un’ottima prima prova in cui il francese chiuse al terzo posto e che aprì la strada della F40 ai privatisti, cioè a tutti quei piloti amatoriali che volevano utilizzarla nei Campionati GT di stampo locale. Mentre la F40 LM vera e propria si schierò sulla griglia di Le Mans nel 1995 e nel 1996, nacque così la F40 Competizione, direttamente derivata dalla prima e vincente nella 4 Ore di Vallelunga del 1994 e nella successiva 4 Ore di Anderstorp del 1995. Rispetto al modello stradale, le F40 LM e F40 Competizione erano costruite con un motore dotato di turbocompressori e intercooler maggiorati e con una centralina elettronica di gestione del motore più avanzata, che innalzavano il rapporto di compressione a 8,0:1 e la pressione di sovralimentazione a 2,6 bar. Il risultato in termini di potenza era fenomenale, almeno per la LM: 720 cavalli in gara, incrementabili fino a quasi 800 se si toglievano le strozzature da 38mm sui condotti di aspirazione… e quasi 900 quando la si spingeva al massimo in qualifica, per una velocità massima prossima ai 370 km/h e uno scatto 0-100 inferiore ai 3 secondi. Le F40 Competizione, invece, erano limitate a poco meno di 700 cavalli, in maniera molto simile alle successive F40 GTE, incarnazioni da corsa finali dell’ultima Rossa supervisionata dal "Drake" Quest’ultima versione, sempre preparata dalla Michelotto Automobili, fu pensata per partecipare al Campionato BPR Global GT Series tra il 1994 e il 1996, sfruttando le conoscenze acquisite con la precedente LM. Motore con cilindrata maggiorata a 3,5 Litri con flange sui condotti di aspirazione per una potenza massima non superiore a 660 cavalli, cambio sequenziale a sei marce e dischi freno in carboceramica: queste le peculiarità della F40 GTE, che almeno nelle prime stagioni colse successi a ripetizione nelle gare sprint contro le avveniristiche McLaren F1 GTR, più propense all’endurance dove, al contrario, le Rosse accusavano non pochi problemi di affidabilità. Questo, in realtà, fu il limite più importante che causò il declino della F40 nelle competizioni: nel 1996, infatti, le ultime GTE rimaste non erano più in grado di contenere le prestazioni delle F1 GTR e delle Porsche 911 GT1, un dato di fatto che sancì quell’anno come la loro ultima stagione nei Campionati Gran Turismo internazionali. FERRARI F40: QUANDO UN VIDEO VALE PIÙ DI MILLE PAROLE Cosa rimane, quindi, della F40 al giorno d’oggi? Alcuni esemplari sono ancora in vendita per cifre che superano abbondantemente il milione di Euro, mentre la maggior parte è ben custodita in garage dai loro fortunati proprietari. Noi simdrivers, invece, abbiamo il privilegio di poterla guidare tutti i giorni sui nostri simulatori, per la precisione sul famoso Assetto Corsa della Kunos. A questo punto non serve che ve la descriviamo a parole, ma vi rimandiamo al video qua sotto, che probabilmente descrive meglio il perché questa vettura è ancora una delle più belle Ferrari in circolazione. Buona visione!
  23. Un’altra monoposto, un altro gioiello della tecnologia proveniente dal mondo della Formula 1: cari appassionati di DrivingItalia, ben tornati nella nostra serie in cui andremo a vedere quali sono le vetture da corsa che hanno fatto la storia del motorsport e che oggi, fortunatamente, abbiamo il privilegio di poter guidare sui nostri simulatori. Dopo la splendida Formula V10 proposta da Automobilista, oggi vi presentiamo una monoposto che ha segnato un’epoca, sia per via delle sue forme, ancora oggi incantevoli, che per il suo motore, un poderoso V10 prodotto dalla Renault, e per le sue soluzioni ingegneristiche, al punto da essere stata soprannominata da molti come “l’auto venuta da un altro pianeta”. A quale ci stiamo riferendo? Gli appassionati della Formula 1 di inizi anni ‘90 avranno già capito: sì, è proprio lei, la Williams-Renault FW14B del 1992 vincente con Nigel Mansell, che poi si trasformò nella FW15C altrettanto iridata con Alain Prost al volante durante la stagione 1993. Da queste, poi, venne prodotta anche la FW16, al contrario tristemente nota per essere stata la bara di Ayrton Senna nel GP di San Marino del 1994. Ma andiamo con ordine… WILLIAMS-RENAULT FW14: CONTRO L’ARMATA McLAREN-HONDA Le origini della FW14B risalgono al biennio 1989-1990, durante il quale le prestazioni delle precedenti FW12C e FW13 avevano lasciato un po' di amaro in bocca al patron della Williams, Sir Frank Williams. Troppo alte, infatti, erano state le aspettative messe in campo dalla nuova partnership del reparto corse britannico con la Renault, la quale fornì i rinnovati RS01 da 3500cc, dei V10 di 65° da circa 650 cavalli, proprio per mettere una pezza ai disastrosi V8 di 90° marchiati Judd che equipaggiavano la FW12 del 1988. Il paragone con la MP4/4 di Ayrton Senna e le successive McLaren-Honda MP4/5, MP4/5B e MP4/6 non poteva reggere, per questo motivo nel 1991 venne avvertita la necessità di fare un ulteriore salto di qualità. Il primo passo fu quello di arruolare un nuovo talento per il reparto aerodinamico: si trattava del giovane Adrian Newey, appena lasciato a piedi a causa delle false promesse poste in essere dalla March Engineering (poi Leyton House). Fino ad allora l'ingegnere inglese aveva disegnato monoposto molto innovative ma allo stesso tempo fin troppo estreme nella messa a punto; oltre a ciò le scarse risorse economiche messe a disposizione dai vecchi datori di lavoro non gli avevano mai permesso di esprimere il proprio potenziale. Grazie alla nuova collaborazione con la Williams ed affiancato da Patrick Head, uno dei migliori direttori tecnici di sempre, Adrian potè così cominciare a sviluppare quella che sarebbe stata la FW14: una vettura avveniristica, competitiva ma anche facile da regolare e da guidare. WILLIAMS-RENAULT FW14B: UN’ELETTRONICA DA ASTRONAVE Una prima bozza del progetto venne presentata fin da subito a Nigel Mansell, il quale lo ritenne talmente valido da convincersi a rimandare il proprio ritiro dalle competizioni... a data da destinarsi. La nuova monoposto britannica avrebbe avuto a disposizione, in primo luogo, l’inedito propulsore Renault RS3C V10 da 3500cc con angolo di bancata tra i cilindri di 67°: in grado di sprigionare quasi 760 cavalli, la distribuzione era dotata inizialmente di valvole a richiamo pneumatico, associate in un secondo momento a tromboncini di aspirazione ad altezza variabile. Il telaio era un monoscocca in fibre composite e carbonio dalle forme molto morbide e proporzionate, che avrebbero lavorato in sinergia con una dotazione elettronica da riferimento. La FW14 del 1991, infatti, divenne ben presto la base della successiva FW14B del 1992, la quale nascondeva “sotto il cofano” tutti quegli assi nella manica che l’avrebbero resa vincente nelle mani di Mansell. In vista del 1992, la Williams diede quindi a Newey la completa gestione del reparto tecnico della scuderia, ottenendo allo stesso tempo dalla Renault un'evoluzione del proprio V10 dotato, stavolta, di oltre 760 cavalli nella versione da gara. L'azienda francese, in aggiunta, mise a disposizione anche una versione ancora più estrema del suo propulsore, chiamata RS4 e in grado di sprigionare quella potenza in più necessaria durante le sessioni di qualifica. Questo miglioramento motoristico permise al progettista inglese di affinare ulteriormente la componente aerodinamica della monoposto: il muso basso “a formichiere” venne esasperato, come del resto anche la zona “coca cola” al posteriore. Ciò che rese la versione Bis ancora più letale della precedente, tuttavia, fu l'elettronica di cui disponeva: assieme al già presente cambio semiautomatico al volante (che per i piloti meno esperti rappresentava un problema dal momento che in curva, sistematicamente, le leve di cambiata venivano urtate per errore), vennero introdotti il controllo di trazione per partenze sempre perfette, le sospensioni attive che regolavano l'altezza da terra e la geometria della vettura a seconda del tratto di pista percorso, l'ABS, la camera car ed il software di diagnostica per il monitoraggio in tempo reale della vettura da parte del muretto box. WILLIAMS-RENAULT FW14B: MANSELL E PATRESE A CACCIA DEL TITOLO Insomma, la Williams-Renault FW14 sembrava essere già sulla carta una monoposto davvero rivoluzionaria… cosa che però, nel 1991, non ebbe modo di dimostrare nel migliore dei modi. Benchè lo shakedown del 21 febbraio a Silverstone fu concluso positivamente, la prima parte del Campionato fu segnata da innumerevoli ritiri e, di conseguenza, pochi risultati di prestigio. La scarsa affidabilità del cambio semi-automatico, infatti, influì molto sul rendimento della FW14 del 1991, che si riprese solo a partire dal GP di Francia: a Magny-Cours, infatti, Mansell inaugurò una tripletta di vittorie che proseguì a Silverstone e a Hockenheim, per poi andare nuovamente “a singhiozzo” fino all’ultima prova di Suzuka, dove il baffo più veloce d’Inghilterra finì dritto nella ghiaia della prima curva. Tutto rimandato al 1992, con la rinnovata FW14B: per essere precisi, la nuova versione era del tutto sperimentale perché già in quella stagione avrebbe dovuto essere presentata la successiva FW15, completamente “attiva” e ancora più competitiva. La “Bis”, tuttavia, si rivelò talmente efficace da indurre la Williams a tenere la FW15 sotto il telo, in vista della stagione 1993. Nella gara d’esordio in Sudafrica, infatti, Nigel Mansell fece scintille con gli aiuti elettronici alla guida, i quali rivelarono anche la sostanziale differenza tra chi si sentiva a suo agio (Mansell) e chi invece preferiva la vecchia versione “passiva” della monoposto (Patrese). Sul Kyalami c'era un lungo curvone a destra dietro la pit-lane dei box, da affrontare, secondo il computer, a tutta velocità: Nigel ci riusciva benissimo, mentre l'italiano tendeva a chiudere il gas accusando una certa instabilità al retrotreno. Patrese era abituato ad una guida “old-style”, in cui quando si muoveva lo sterzo si otteneva una risposta immediata, mentre con una macchina “attiva” si registrava un certo ritardo. Con un beccheggio all'anteriore ridotto al minimo ed il fondo piatto, la FW14B otteneva sempre più grip all'aumentare della velocità, per cui la minima incertezza sull'acceleratore portava ad un ingente calo di carico aerodinamico e di aderenza. WILLIAMS-RENAULT FW14B: MANSELL, FINALMENTE, CAMPIONE Ci si doveva fare l'abitudine, ma la differenza tra Riccardo e Nigel era comunque abissale: il baffo più veloce d'Inghilterra, infatti, vinse le prime cinque gare della stagione una in seguito all'altra, ottenne un secondo posto a Montecarlo per uno pneumatico non perfettamente bilanciato e dovette ritirarsi in Canada per uno scontro con la McLaren di Senna. Fu a Silverstone, tuttavia, che la FW14B toccò l’apice delle proprie potenzialità. In seguito a un già ottimo 1.19.3 ottenuto durante il primo turno di qualifica, Mansell chiese espressamente al team di montare un treno di pneumatici nuovi perchè era convinto che la macchina potesse fare di più. Nel secondo run scese sull'1.18.965, mostrando alla curva Copse una velocità superiore di 29 km/h rispetto a Patrese, e addirittura di 40 km/h rispetto ad Ayrton Senna! La gara, ovviamente, fu perfetta: Nigel centrò un'altra vittoria, replicata poi sull'Hockenheimring tedesco. Nel finale di stagione, tuttavia, il pilota inglese andò in crisi… ma non per colpa della vettura. I contatti della Williams con Alain Prost e Ayrton Senna per il 1993 lo mandarono su tutte le furie, per poi demotivarlo al punto tale da indurlo a prendere la decisione di dover cambiare presto "aria". In questo modo ottenne due secondi posti in Ungheria ed in Belgio, con un'ultima vittoria all'Estoril. Negli altri GP fu sempre costretto al ritiro: a Monza per il cedimento della pompa idraulica, in Giappone per l'unico KO del motore Renault (in una Suzuka in cui trionfò Patrese) ed in Australia per un contatto fin troppo aspro con il solito Senna. Ma nonostante tutto, Nigel raggiunse ciò per cui aveva lottato duramente: era finalmente diventato Campione del Mondo! WILLIAMS-RENAULT FW14B: RICORDANDO LA FORMULA 1 DI UN TEMPO… Rispetto al V10 che abbiamo portato in scena nella scorsa puntata, la Williams-Renault FW14B oggi è apprezzabile attraverso le mod prodotte dal team ASR Formula, che ha realizzato questo gioiellino per Assetto Corsa, per rFactor 2 e anche per Automobilista. La più vicina a quella reale, anche perché maggiormente curata fin nei minimi dettagli, è quella per il simulatore della Kunos: questa, tuttavia, è modellata sulla base della versione del 1991, dal momento che quella del 1992, guidabile sul software degli Studio 397, presenta un livello di grip con l'asfalto talmente elevato che le permette di girare su tempi decisamente poco realistici rispetto a quanto faceva all'epoca la vettura portata in pista da Mansell e da Patrese. Priva della maggior parte degli aiuti elettronici presenti sulla successiva FW14B, la Williams di Assetto Corsa va quindi guidata come una vera monoposto degli anni ‘90, quindi con la giusta sensibilità su pedale dell’acceleratore e del freno. La differenza con le vetture della generazione successiva, quelle dal 2001 in poi, è immediatamente percepibile: più si spinge, più lei genera carico aerodinamico che la tiene incollata all’asfalto. È una vettura che richiede una certa esperienza alla guida, perché non dà troppa confidenza a chi si è avvicinato da poco al mondo della guida simulata. In curva il gas va gestito responsabilmente, al fine di evitare scodate e perdite di aderenza che, altrimenti, sono all’ordine del giorno. Se siete abituati alle monoposto di oggi, come la Formula Hybrid, vi consigliamo un “reset” prima di scendere in pista: in caso contrario, potreste trovarvi spiazzati… e delusi. A livello di programmazione della mod, la filosofia costruttiva della FW14 è molto simile a quella utilizzata per la Formula 2000 del team Race Sim Studio, che invece replica la Ferrari F1-2000 di Michael Schumacher. Non si tratta di una vettura “pronti-via”: per spingerla al limite bisogna entrarci in sintonia e capirla a fondo. Ma come tutte le monoposto di un tempo, è proprio questo il suo valore aggiunto: e se fa i capricci, basta fermarsi a guardarla per perdonarle ogni cosa… vero?
  24. Il team VRC Modding ha rilasciato per Assetto Corsa le nuove Auriel 90GTO e Chevrette 28GTO, dietro i cui nomi di fantasia si celano mitiche vetture da competizione che avrete certamente riconosciuto dalle anteprima qui di seguito. Per dettagli e download visitate questo link del forum.
  25. La vostra semplice postazione casalinga non vi basta più? Allora prendete esempio da una delle attrazioni più importanti del SimRacing Expo del 2017, fiera dedicata al mondo della guida simulata andata in scena presso il circuito del Nurbugring ormai tre anni fa. All'epoca il noto YouTuber AussieStig aveva provato una Porsche 911 GT3 molto particolare... perchè trasformata in un simulatore da utilizzare con il software Assetto Corsa! La vettura in questione era una vera 911 GT3, convertita appositamente per praticare simracing. Volante e pedaliera reali erano stati sostituiti con periferiche di alto livello, in grado di fornire un'esperienza di guida il più possibile vicina alla controparte reale. Il pedale del freno, per esempio, era stato tarato per una forza frenante di 130 kg, mentre il volante era di tipo "direct drive". I sedili, invece, erano stati costruiti assieme a un sistema di attuatori D-Box di tipo dinamico, completamente funzionanti alla pari di tutti gli switch e manettini presenti sulla plancia. Volete vedere di cosa si tratta? Allora gustatevi il video qua sotto!
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