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<rss version="2.0"><channel><title>News: News</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/page/29/?d=1</link><description>News: News</description><language>en</language><item><title>Le pi&#xF9; belle vetture del simracing: Ferrari F40</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/le-pi%C3%B9-belle-vetture-del-simracing-ferrari-f40-r26191/</link><description><![CDATA[
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	Il <strong>mondo dell’automobilismo</strong> è bello perché è vario: le monoposto sono fantastiche, ma talvolta esistono delle<strong> vetture </strong>che le superano, non tanto in termini di performance… ma a <strong>livello emozionale</strong>, perché rievocano negli appassionati quella<strong> nostalgia</strong> che era propria di un periodo in cui tutto era possibile.
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	Una di queste automobili che ha fatto <strong>sognare intere generazioni di piloti e fans</strong> delle quattro ruote è stata prodotta in quel di <strong>Maranello</strong>, alla<strong> fine degli anni ‘80</strong> e con l’intenzione di celebrare i quarant’anni della Casa del Cavallino Rampante. Anche stavolta avete capito qual è, vero? Già, la mitica <strong>Ferrari F40</strong>, l’ultima Rossa curata personalmente dal “Drake”, Enzo Ferrari.
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	<strong><span style="font-size:16px;">FERRARI F40: LE ORIGINI</span></strong>
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	Correva l’anno <strong>1984</strong>, quando il <strong>designer Nicola Materazzi </strong>propose a Enzo Ferrari di sfruttare il <strong>regolamento del Gruppo B targato FIA </strong>per provare le performance delle proprie vetture stradali, che con le potenze allora in gioco ormai avevano superato di gran lunga le capacità alla guida dei loro acquirenti "standard". Si trattava di una proposta interessante, a cui il “Drake” diede il suo consenso purché venisse portata avanti al di fuori del tradizionale “orario di ufficio”.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45866" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/gto.jpg.0231df9307144d1ba079e7f0c2b03b97.jpg" rel=""><img alt="gto.thumb.jpg.09879060184b31082aab6a1d679ec695.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45866" data-ratio="71.50" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/gto.thumb.jpg.09879060184b31082aab6a1d679ec695.jpg"></a>
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	Dopo mesi di lavoro, in quel di Maranello prese vita la <strong>288 GTO Evoluzione</strong>, rivista con un <strong>bodywork aerodinamico più aggressivo</strong> e con un <strong>motore ancora più potente</strong> rispetto a quello utilizzato dalla versione stradale. Una vettura estrema, che però non ebbe mai il privilegio di poter correre in pista ufficialmente: nel <strong>1986</strong>, infatti, la FIA decise di porre <strong>fine alla categoria del Gruppo B,</strong> il che rendeva i recenti sforzi degli uomini in Rosso praticamente inutili.
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	Le <strong>cinque 288 GTO Evoluzione </strong>prodotte, infatti, non potevano essere “riciclate” per altre competizioni, per cui il loro destino sembrava quello di essere semplicemente vendute a qualche appassionato. Poi, però, <strong>arrivò l’idea</strong>: perché non utilizzarle come base di partenza per creare una<strong> nuova vettura ancora più potente</strong> ed<strong> esteticamente appagante</strong>, da utilizzare però <strong>su strada?</strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45867" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/gtoevo.jpg.aa2535f11388c40cc5037bbf27b6d58b.jpg" rel=""><img alt="gtoevo.thumb.jpg.b5936bb58264b93feb03b842386abf9f.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45867" data-ratio="55.60" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/gtoevo.thumb.jpg.b5936bb58264b93feb03b842386abf9f.jpg"></a>
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	<strong><span style="font-size:16px;">FERRARI F40: LA PRESENTAZIONE A MARANELLO</span></strong>
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	Il<strong> 10 giugno del 1986</strong> nacque così ufficialmente il <strong>progetto della Ferrari F40</strong>, disegnata da Leonardo Fioravanti e da Pietro Camardella dello <strong>studio Pininfarina</strong> sotto la supervisione di <strong>Nicola Materazzi,</strong> il quale invece si dedicò alla progettazione del motore, del cambio e di altre importanti parti meccaniche. Dopo <strong>13 mesi di lavoro</strong>, i primi esemplari uscirono dalle linee produttive della Ferrari ed erano pronti per essere svelati al mondo intero.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45868" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/line.jpg.af0752eaf23f39f4d09e09f1885e8d78.jpg" rel=""><img alt="line.thumb.jpg.5ea1cc169a8f7348d56707c94756d171.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45868" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/line.thumb.jpg.5ea1cc169a8f7348d56707c94756d171.jpg"></a>
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	In origine, la<strong> presentazione della F40</strong> era programmata per il <strong>Salone dell’automobile di Francoforte del 1987,</strong> una kermesse in cui, però, gli appassionati aspettavano con ansia anche la nuova <strong>Alfa Romeo 164</strong>. Per evitare spiacevoli sovrapposizioni, con conseguente perdita di interesse del pubblico, la Casa del Cavallino decise di <strong>anticipare l’unveiling </strong>della sua nuova creazione, a cui venne tolto definitivamente il velo nella giornata del <strong>21 luglio</strong> dello stesso anno.
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	La stampa e gli appassionati rimasero a bocca aperta: la <strong>F40</strong> si presentava come una <strong>vettura selvaggia e cattiva</strong>, una<strong> vera auto da corsa omologata per l’uso stradale</strong> ma senza compromessi. “<em>I nostri clienti ci hanno detto che le nostre vetture stavano diventando troppo confortevoli, quindi ecco a voi la F40! La volevamo <strong>veloce, sportiva e spartana</strong> e l’abbiamo costruita proprio così. Non è un auto realizzata in laboratorio e non l’abbiamo progettata in risposta alla Porsche 959, perché sarebbe arrivata ugualmente”</em>, queste le parole del <strong>marketing Ferrari </strong>riguardante la nuova Rossa di Maranello, che quel giorno ammaliò con le sue forme migliaia di fans in tutto il mondo.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45870" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/presentazione.jpg.ae64dd05508aecfb26791e3367bf4cf3.jpg" rel=""><img alt="presentazione.thumb.jpg.454bb920e4db89032344b096b9688dd0.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45870" data-ratio="65.90" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/presentazione.thumb.jpg.454bb920e4db89032344b096b9688dd0.jpg"></a>
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	<strong><span style="font-size:16px;">FERRARI F40: LA PIÙ VELOCE DI TUTTE</span></strong>
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	Ad oltre trent’anni dalla sua nascita, la<strong> Ferrari F40</strong> è ancora oggi <strong>una delle vetture più belle che sono mai state create</strong>. Costruita in onore dei <strong>40 anni dalla prima vettura omologata</strong> per uso stradale uscita dagli stabilimenti di Maranello, la F40 è stata anche l’ultima auto creata su volere del “Drake”, che tra l’altro fu presente alla sua presentazione nel 1987.
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	Rispetto alla 288 GTO Evoluzione da cui derivava, la <strong>F40</strong> si distingueva per essere un <strong>progetto del tutto innovativo e unico nel suo genere</strong>, che presentava solamente il profilo dell’abitacolo e la linea di colore nero satinato ai lati della carrozzeria come elementi di collegamento con la precedente 308. Il suo <strong>musetto basso e aggressivo</strong> scorreva verso la coda in un susseguirsi di <strong>prese d’aria e sfoghi</strong> per il raffreddamento, uniti da un <strong>lunotto posteriore </strong>sotto il quale si intravedeva il <strong>poderoso motore V8 da quasi 500 cavalli di potenza.</strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45861" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/engine.jpg.ac46bb63bb8481f8103a69c53109564c.jpg" rel=""><img alt="engine.thumb.jpg.2cd78efaa495d213e7a0a5485454f176.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45861" data-ratio="75.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/engine.thumb.jpg.2cd78efaa495d213e7a0a5485454f176.jpg"></a>
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<p>
	Le sue forme, infine, si concludevano con il <strong>grande alettone posteriore</strong>, simbolo all’epoca, come oggi, di una vettura pensata per le competizioni. Un’auto richiamante il<strong> mondo della Formula 1</strong>, diventata la <strong>prima auto stradale nella storia della Ferrari </strong>ad essere stata <strong>costruita con materiali compositi</strong> come il kevlar (per il telaio), la fibra di carbonio e quella di vetro (per la carrozzeria), le resine di stampo aeronautico (per i serbatoi) e il plexiglass (per i finestrini).
</p>

<p>
	Un prodigio dell’ingegneria automobilistica, che in pochissimo tempo ottenne il <strong>premio di “Ferrari stradale più veloce mai costruita”</strong>: il suo V8 scalpitante sotto il cofano le garantiva uno <strong>scatto nello 0-100 km/h</strong> in “soli” <strong>4,1 secondi,</strong> per una velocità massima di <strong>324 km/h. </strong>Numeri da capogiro per una vettura del 1987, che richiese numerosissime ore di collaudi e test per renderla sufficientemente docile da poter essere apprezzata anche da chi, all’epoca, non era un pilota di Formula 1.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45864" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/front.jpg.480292725737115b6a1c87749b04b619.jpg" rel=""><img alt="front.thumb.jpg.696425d6f99ca63cad334604fa329bfa.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45864" data-ratio="66.60" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/front.thumb.jpg.696425d6f99ca63cad334604fa329bfa.jpg"></a>
</p>

<p>
	La dimostrazione? Ecco le parole di <strong>Dario Benuzzi, responsabile dei collaudatori Ferrari</strong>: “<em>Ottenemmo esattamente la vettura che cercavamo, con <strong>pochi comfort e nessun compromesso</strong>: non ci sono servosterzo, servofreno e dispositivi elettronici. La F40 richiede <strong>abilità e impegno al pilota</strong>, ma lo ricompensa ampiamente con un’<strong>esperienza di guida unica. </strong>La precisione di sterzo, la potenza dei freni, la tenuta laterale e l’intensità dell’accelerazione raggiunsero livelli allora mai toccati da un’auto stradale</em>”.
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	<strong><span style="font-size:16px;">FERRARI F40: IL MITO NEI DETTAGLI</span></strong>
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	Ma andiamo ad analizzare dettagliatamente quelle che sono le caratteristiche di questa splendida vettura: il<strong> motore</strong> è un <strong>2.9 Litri con doppio turbo-compressore sovralimentato</strong>, a frazionamento <strong>V8 </strong>e con una potenza massima di<strong> 478 cavalli </strong>a 7.000 giri al minuto. Il valore di coppia, invece, si assesta a <strong>577 Nm a 4.000 giri/min</strong>, mentre il rapporto di compressione è pari a 7,7:1.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45863" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fast.jpg.573cb583e7f85a96670f59b95246b96d.jpg" rel=""><img alt="fast.thumb.jpg.fd318ceadf4beef8586eab9b2e66c9c5.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45863" data-ratio="64.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fast.thumb.jpg.fd318ceadf4beef8586eab9b2e66c9c5.jpg"></a>
</p>

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	A livello di telaio, la <strong>Ferrari F40</strong> è una berlinetta due posti su un<strong> traliccio tubolare in acciaio </strong>con vasca abitacolo a <strong>pannelli rinforzati in kevlar e fibra di carbonio</strong>, per un coefficiente aerodinamico pari a 0,34. Insomma, molto simile a una monoposto... con tutta la carrozzeria a protezione di motore e scocca e con gomme appositamente studiate dalla Pirelli, provviste tra l'altro di rinforzi in kevlar. Le sospensioni anteriori e posteriori, inoltre, sono indipendenti e lavorano su <strong>ammortizzatori oleopneumatici </strong>che possono essere <strong>regolati dall’abitacolo su tre settaggi differenti</strong> in altezza da terra e rigidità, anche a seconda dello stile di guida del pilota.
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<p>
	Con un <strong>peso totale di 1.155 kg</strong> per un rapporto peso/potenza di 2,58 kg/CV e una potenza specifica di 163 CV/Litro, la<strong> F40</strong> era bellissima fuori… ma parecchio <strong>spartana negli interni</strong>, ridotti all’essenziale come su una vera vettura da competizione. A parte il climatizzatore, nell’abitacolo mancavano la radio, il portaoggetti, i tappetini e tanti altri accessori; i finestrini, inoltre, solo successivamente ricevettero l’azionamento con comando a manovella, visto che i primi 50 esemplari erano dotati di un sistema di scorrimento laterale decisamente più semplice e poco funzionale.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45859" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/cockpit.jpg.c6d33397df39b4f8e9a636d3feca11ff.jpg" rel=""><img alt="cockpit.thumb.jpg.f65ac7ce88cf4f1cac925d381f0317eb.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45859" data-ratio="75.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/cockpit.thumb.jpg.f65ac7ce88cf4f1cac925d381f0317eb.jpg"></a>
</p>

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	<strong><span style="font-size:16px;">FERRARI F40: LE VERSIONI DA CORSA</span></strong>
</p>

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	Come era successo per altre Ferrari, anche la<strong> F40</strong> fu prontamente modificata per gareggiare nelle più importanti competizioni internazionali. La richiesta di una <strong>modello da corsa</strong> arrivò inizialmente dal Presidente di Ferrari France Daniel Marin, il quale domandò ad Enzo Ferrari di preparare una <strong>F40 per correre la 24 Ore di Le Mans.</strong>
</p>

<p>
	Il “Drake” accettò la sfida e commissionò la<strong> Michelotto Automobili di Padova </strong>di creare i <strong>primi due esemplari</strong> di quella che sarebbe diventata la <strong>F40 LM</strong>: supervisionata dal collaudatore Dario Benuzzi, questa vettura esordì innanzitutto nel <strong>Campionato IMSA del 1989 in classe GTO,</strong> con Jean Alesi al volante sul circuito di Laguna Seca.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45869" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/lm.jpg.c722246551c462497ec4d01037b321d4.jpg" rel=""><img alt="lm.thumb.jpg.11c43ca95d9a0a77578cb86b0325b870.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45869" data-ratio="66.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/lm.thumb.jpg.11c43ca95d9a0a77578cb86b0325b870.jpg"></a>
</p>

<p>
	Un’ottima prima prova in cui il francese chiuse al terzo posto e che aprì la strada della <strong>F40 ai privatisti,</strong> cioè a tutti quei piloti amatoriali che volevano utilizzarla nei <strong>Campionati GT di stampo locale</strong>. Mentre la F40 LM vera e propria si schierò sulla griglia di Le Mans nel 1995 e nel 1996, nacque così la<strong> F40 Competizione,</strong> direttamente derivata dalla prima e vincente nella <strong>4 Ore di Vallelunga del 1994 </strong>e nella successiva<strong> 4 Ore di Anderstorp del 1995.</strong>
</p>

<p>
	Rispetto al modello stradale, le <strong>F40 LM </strong>e<strong> F40 Competizione </strong>erano costruite con un motore dotato di<strong> turbocompressori e intercooler maggiorati </strong>e con una<strong> centralina elettronica di gestione del motore più avanzata</strong>, che innalzavano il rapporto di compressione a 8,0:1 e la pressione di sovralimentazione a 2,6 bar. Il risultato in termini di potenza era fenomenale, almeno per la LM:<strong> 720 cavalli in gara</strong>, incrementabili fino a quasi 800 se si toglievano le strozzature da 38mm sui condotti di aspirazione… e <strong>quasi 900 </strong>quando la si spingeva<strong> al massimo in qualifica,</strong> per una velocità massima prossima ai <strong>370 km/h</strong> e uno scatto 0-100 inferiore ai 3 secondi.
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpeg" data-fileid="45860" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/comp.jpeg.b70536578d46449c235a49dd2e72998d.jpeg" rel=""><img alt="comp.thumb.jpeg.b45e79c3eae537349a73c41bc43dfb2e.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45860" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/comp.thumb.jpeg.b45e79c3eae537349a73c41bc43dfb2e.jpeg"></a>
</p>

<p>
	Le <strong>F40 Competizione</strong>, invece, erano limitate a <strong>poco meno di 700 cavalli,</strong> in maniera molto simile alle successive <strong>F40 GTE</strong>, incarnazioni da corsa finali dell’ultima Rossa supervisionata dal "Drake" Quest’ultima versione, sempre preparata dalla Michelotto Automobili, fu pensata per partecipare al <strong>Campionato BPR Global GT Series tra il 1994 e il 1996,</strong> sfruttando le conoscenze acquisite con la precedente LM.
</p>

<p>
	Motore con <strong>cilindrata maggiorata a 3,5 Litri</strong> con flange sui condotti di aspirazione per una <strong>potenza massima non superiore a 660 cavalli, </strong>cambio sequenziale a sei marce e <strong>dischi freno in carboceramica</strong>: queste le peculiarità della <strong>F40 GTE,</strong> che almeno nelle prime stagioni colse successi a ripetizione nelle <strong>gare sprint</strong> contro le avveniristiche McLaren F1 GTR, più propense all’endurance dove, al contrario, le Rosse accusavano non pochi problemi di affidabilità.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45865" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/gte.jpg.ff2c2562822a71a680420eade8373b2a.jpg" rel=""><img alt="gte.thumb.jpg.836a80f8a4bb090fc0fdca49f3ea9162.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45865" data-ratio="66.70" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/gte.thumb.jpg.836a80f8a4bb090fc0fdca49f3ea9162.jpg"></a>
</p>

<p>
	Questo, in realtà, fu il limite più importante che causò il<strong> declino della F40 nelle competizioni:</strong> nel 1996, infatti, le ultime GTE rimaste non erano più in grado di contenere le prestazioni delle F1 GTR e delle Porsche 911 GT1, un dato di fatto che sancì quell’anno come la loro <strong>ultima stagione nei Campionati Gran Turismo internazionali.</strong>
</p>

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	<strong><span style="font-size:16px;">FERRARI F40: QUANDO UN VIDEO VALE PIÙ DI MILLE PAROLE</span></strong>
</p>

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	Cosa rimane, quindi, della <strong>F40</strong> al giorno d’oggi? Alcuni esemplari sono <strong>ancora in vendita</strong> per cifre che superano abbondantemente il <strong>milione di Euro,</strong> mentre la maggior parte è ben custodita in garage dai loro fortunati proprietari. Noi simdrivers, invece, abbiamo il privilegio di poterla guidare tutti i giorni sui nostri simulatori, per la precisione sul famoso <strong>Assetto Corsa della Kunos</strong>. A questo punto non serve che ve la descriviamo a parole, ma vi rimandiamo al video qua sotto, che probabilmente descrive meglio il perché questa vettura è ancora <strong>una delle più belle Ferrari in circolazione.</strong> Buona visione!
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo">
	<div>
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	</div>
</div>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">26191</guid><pubDate>Sun, 24 May 2020 13:22:24 +0000</pubDate></item><item><title>rFactor 2: disponibile il FIA WEC 2019/2020 mod V0.97 by World Endurance Modding</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/rfactor-2-disponibile-il-fia-wec-20192020-mod-v097-by-world-endurance-modding-r26209/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fuji_7toyota_1.jpg.944b9a4cbb50caa5efeed38b013848ad.jpg" /></p>


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</p>

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	Nell'attesa della versione 4.0 dell'Endurance Series, tutti gli <strong>appassionati di gare di durata</strong> potranno trovare pane per i loro denti con l'ultima iterazione del <strong>FIA WEC 2019/2020 mod</strong> proposto dal <strong>World Endurance Modding team</strong>. Inizialmente partito per fornire una serie di livree aggiuntive, questo progetto ora si mostra come un<strong> contenuto aggiuntivo completo e molto ben fatto</strong>, nel quale le vetture delle classi <strong>LMP1 e LMP2 </strong>sono le protagoniste.
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2081847576_preview_Silverstone_GTE_1.jpg.321b32cf30cd3997159ea63b888f10b6.jpg" data-fileid="45974" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45974" data-ratio="56.30" width="1000" alt="2081847576_preview_Silverstone_GTE_1.thumb.jpg.653f9cc99850e61efc185d68f07c3b25.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2081847576_preview_Silverstone_GTE_1.thumb.jpg.653f9cc99850e61efc185d68f07c3b25.jpg"></a>
</p>

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	Assieme a queste trova spazio la <strong>Ferrari 488 GTE Evo</strong>, realizzata sulla base della versione GT3 by simtek ma migliorata nella fisica e nelle performance, oltre alle auto da corsa che compongono le<strong> classi LMGTE Pro e Am.</strong> Per godere al meglio della qualità di questa mod, gli stessi sviluppatori consigliano di aver<strong> installato su rFactor 2 alcuni DLC,</strong> che così completano un pacchetto davvero interessante sotto ogni punto di vista.
</p>

<p>
	Per tutte le informazioni del caso, basta che seguiate <strong><a href="https://steamcommunity.com/sharedfiles/filedetails/?id=2081847576" rel="external">questo indirizzo</a> </strong>e che sottoscriviate l'installazione attraverso lo Steam Workshop. E per darvi un'idea delle sue potenzialità, ecco una <strong>video-recensione </strong>proposta dal noto <strong>YouTuber SimRacing604</strong>. Buon divertimento!
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo">
	<div>
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	</div>
</div>

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</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">26209</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 09:26:47 +0000</pubDate></item><item><title>rFactor 2: ASR Formula rilascia la Larrousse LC91 del 1991</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/rfactor-2-asr-formula-rilascia-la-larrousse-lc91-del-1991-r26203/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/maxresdefault.jpg.580a5fbb598c8c5e8fa0e63d0f7ed9e6.jpg" /></p>


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	Dopo averla annunciata, eccola finalmente tra noi! Ve la ricordate? Tra le varie <strong>monoposto iconiche</strong> della <strong>stagione 1991 di Formula Uno</strong> c'era anche lei in griglia, la <strong>Larrousse LC91</strong>: la storia di questo team nel Grande Circo della Velocità inizia nel 1987, quando l'ex pilota <strong>Gérard Larrousse </strong>decide di fondare una<strong> nuova scuderia</strong> stipulando un<strong> accordo con la Lola </strong>per la fornitura del telaio e con la <strong>Ford </strong>per i propulsori, che spinsero le vetture francesi fino al 1989.
</p>

<p>
	I risultati poco incoraggianti convinsero il team a puntare sul <strong>poderoso motore V12 </strong>prodotto dalla <strong>Lamborghini, </strong>che però divenne veramente <strong>competitivo e affidabile solamente nel 1990</strong>. In quella stagione i piloti <strong>Eric Bernard e Aguri Suzuki</strong> andarono diverse volte a punti, con quest'ultimo tra l'altro capace di salire sul gradino più basso del podio nel suo GP di casa, quello del Giappone.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_475-scaled.jpg.3f88218da2965b460ab774fe5f335932.jpg" data-fileid="45889" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45889" data-ratio="41.90" width="1000" alt="GRAB_475-scaled.thumb.jpg.b819718c4330d2d0ab6b4b220f112b49.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_475-scaled.thumb.jpg.b819718c4330d2d0ab6b4b220f112b49.jpg"></a>
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	Per la Larrousse il 1990 fu la sua stagione migliore di sempre, a cui seguì un <strong>1991 abbastanza complicato</strong> sotto il punto di vista della gestione finanziaria della scuderia. Abbandonata dalla Lamborghini, che sposò la causa della Ligier, la <strong>Larrousse </strong>stipulò un nuovo <strong>contratto di fornitura per motori Ford</strong> grazie al sostegno della <strong>Hart,</strong> che però non si dimostrarono all'altezza dei precedenti V12 italiani. In questo contesto nasce la <strong>LC91</strong>, sempre su <strong>telaio Lola </strong>monoscocca in fibra di carbonio su <strong>motore Ford Cosworth DFR da 3.5 Litri: </strong>una vettura capace di cogliere solamente due punti, nel GP inaugurale degli Stati Uniti grazie al sesto posto di Suzuki.
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<p>
	Nonostante lo scarso successo ottenuto in pista, oggi questa <strong>monoposto nostalgica</strong> è finalmente guidabile su <strong>rFactor 2</strong>, grazie allo sviluppo del <strong>team ASR Formula</strong>. Se la volete scaricare basta che seguite <strong><a href="https://www.asrformula.com/mods/rfactor2/free-cars-rf2/larrousse-lc91-1991-rf2/" rel="external">questo indirizzo</a>,</strong> dove troverete sia il file da inserire nella directory del simulatore sia il link per scaricarla attraverso lo <strong>Steam Workshop.</strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_479-scaled.jpg.2de3c4ccc2b272fedb917ff3215ddb85.jpg" data-fileid="45893" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45893" data-ratio="41.90" width="1000" alt="GRAB_479-scaled.thumb.jpg.7815e3793d637b64541bfa3e43626495.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_479-scaled.thumb.jpg.7815e3793d637b64541bfa3e43626495.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_478-scaled.jpg.9024f3fa38f52637ec94300b38ddc061.jpg" data-fileid="45892" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45892" data-ratio="41.90" width="1000" alt="GRAB_478-scaled.thumb.jpg.1f0e7cffeb6ce19f34c493dd4340f7d6.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_478-scaled.thumb.jpg.1f0e7cffeb6ce19f34c493dd4340f7d6.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_477-scaled.jpg.29b88181eb576c1f568e48afef83baf4.jpg" data-fileid="45891" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45891" data-ratio="41.90" width="1000" alt="GRAB_477-scaled.thumb.jpg.8da9b3d229afc4c44e1f0fe1b1f137de.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_477-scaled.thumb.jpg.8da9b3d229afc4c44e1f0fe1b1f137de.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_476-scaled.jpg.287d7c45cae0913fb46c403c49a6a6ed.jpg" data-fileid="45890" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45890" data-ratio="41.90" width="1000" alt="GRAB_476-scaled.thumb.jpg.b6667c860c7b965f4024b9452b5edf92.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_476-scaled.thumb.jpg.b6667c860c7b965f4024b9452b5edf92.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_473-scaled.jpg.f139b1f439c61696e722f5c2bdf22b62.jpg" data-fileid="45887" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45887" data-ratio="41.90" width="1000" alt="GRAB_473-scaled.thumb.jpg.fd900aba59b7629a06246431d72b2f5c.jpg" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/GRAB_473-scaled.thumb.jpg.fd900aba59b7629a06246431d72b2f5c.jpg"></a>
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">26203</guid><pubDate>Mon, 25 May 2020 10:44:09 +0000</pubDate></item><item><title>iRacing: la video anteprima delle NASCAR Winston Cup Cars del 1987</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/iracing-la-video-anteprima-delle-nascar-winston-cup-cars-del-1987-r26193/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/exm2fdtxsaekq9q.jpg.73cbff5aa8a54a7ac4f020a9c2e283fa.jpg.78bf2531a16ab205d031721795ca3152.jpg" /></p>

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	Un'altra aggiunta importante sta per arrivare su<strong> iRacing</strong>: dopo la recente introduzione del <strong>North Wilkesboro Speedway</strong> in versione historic, sarà il turno delle <strong>NASCAR </strong>di un tempo a scendere sotto i riflettori, per la precisione le<strong> Winston Cup Cars del 1987 </strong>che, successivamente, andranno a rimpolpare la <strong>NASCAR Legend Series.</strong>
</p>

<p>
	Dando un'occhiata al video qua sotto potete osservare una <strong>Chevrolet Monte Carlo SS</strong> (curata grazie al supporto della Richard Childress Racing) dare battaglia a una <strong>Ford Thunderbird del 1987,</strong> quest'ultima supervisionata dall'esperienza di Bill Elliott. Entrambe, ovviamente, saranno realizzate in laser-scan, quindi con <strong>dettagli il più possibile vicini alla realtà.</strong> Nell'attesa della loro uscita, gustatevi la bagarre proposta dal simulatore a stelle e strisce: che ne pensate? Sarà un buon contenuto aggiuntivo?
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo">
	<div>
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	</div>
</div>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">26193</guid><pubDate>Sat, 23 May 2020 14:26:52 +0000</pubDate></item><item><title>Le pi&#xF9; belle vetture del simracing: Williams-Renault FW14B</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/le-pi%C3%B9-belle-vetture-del-simracing-williams-renault-fw14b-r26169/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/3aef03c4f2b7e067fec5e813aeac7c73.jpg.3b54e954e01eeeb94086990db4c95b80.jpg" /></p>


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</p>

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	Un’altra monoposto, un altro gioiello della tecnologia proveniente dal <strong>mondo della Formula 1</strong>: cari appassionati di DrivingItalia, ben tornati nella nostra serie in cui andremo a vedere quali sono le <strong>vetture da corsa </strong>che hanno fatto la <strong>storia del motorsport </strong>e che oggi, fortunatamente, abbiamo il privilegio di poter guidare sui nostri simulatori.
</p>

<p>
	Dopo la splendida <strong><a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/home-page/modding/le-pi%C3%B9-belle-vetture-del-simracing-formula-v10-by-automobilista-r26152/" rel="">Formula V10</a></strong> proposta da <strong>Automobilista</strong>, oggi vi presentiamo una monoposto che ha segnato un’epoca, sia per via delle sue forme, ancora oggi incantevoli, che per il suo motore, un poderoso <strong>V10 prodotto dalla Renault,</strong> e per le sue soluzioni ingegneristiche, al punto da essere stata soprannominata da molti come<em><strong> “l’auto venuta da un altro pianeta”. </strong></em>
</p>

<p>
	A quale ci stiamo riferendo? Gli appassionati della Formula 1 di inizi anni ‘90 avranno già capito: sì, è proprio lei, la<strong> Williams-Renault FW14B del 1992</strong> vincente con <strong>Nigel Mansell,</strong> che poi si trasformò nella <strong>FW15C</strong> altrettanto iridata con <strong>Alain Prost</strong> al volante durante la stagione 1993. Da queste, poi, venne prodotta anche la<strong> </strong><strong>FW16,</strong> al contrario tristemente nota per essere stata la bara di <strong>Ayrton Senna</strong> nel GP di San Marino del 1994. Ma andiamo con ordine…
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45810" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fw14.jpg.81551c965cd69f911432fa249d72cd53.jpg" rel=""><img alt="fw14.thumb.jpg.9e3f78c0ae5ad1687ef4d82f99c616bc.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45810" data-ratio="73.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fw14.thumb.jpg.9e3f78c0ae5ad1687ef4d82f99c616bc.jpg"></a>
</p>

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	<strong><span style="font-size:16px;">WILLIAMS-RENAULT FW14: CONTRO L’ARMATA McLAREN-HONDA</span></strong>
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	Le origini della <strong>FW14B</strong> risalgono al biennio 1989-1990, durante il quale le prestazioni delle<strong> precedenti FW12C e FW13</strong> avevano lasciato un po' di amaro in bocca al patron della Williams, Sir Frank Williams. Troppo alte, infatti, erano state le aspettative messe in campo dalla nuova partnership del reparto corse britannico con la <strong>Renault,</strong> la quale fornì i rinnovati <strong>RS01 da 3500cc,</strong> dei V10 di 65° da circa 650 cavalli, proprio per mettere una pezza ai <strong>disastrosi V8 di 90° marchiati Judd</strong> che equipaggiavano la FW12 del 1988. Il paragone con la MP4/4 di Ayrton Senna e le successive McLaren-Honda MP4/5, MP4/5B e MP4/6 non poteva reggere, per questo motivo nel<strong> 1991</strong> venne avvertita la necessità di fare un ulteriore salto di qualità.
</p>

<p>
	Il primo passo fu quello di arruolare un <strong>nuovo talento per il reparto aerodinamico</strong>: si trattava del giovane <strong>Adrian Newey</strong>, appena lasciato a piedi a causa delle false promesse poste in essere dalla March Engineering (poi Leyton House). Fino ad allora l'ingegnere inglese aveva disegnato <strong>monoposto molto innovative</strong> ma allo stesso tempo <strong>fin troppo estreme nella messa a punto</strong>; oltre a ciò le scarse risorse economiche messe a disposizione dai vecchi datori di lavoro non gli avevano mai permesso di esprimere il proprio potenziale. Grazie alla nuova collaborazione con la Williams ed affiancato da<strong> Patrick Head</strong>, uno dei migliori direttori tecnici di sempre, Adrian potè così cominciare a sviluppare quella che sarebbe stata la <strong>FW14</strong>: una vettura avveniristica, competitiva ma anche facile da regolare e da guidare.
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45815" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/spaccato.jpg.75d75e9515c2e4fafa2fda1fd87a7953.jpg" rel=""><img alt="spaccato.thumb.jpg.8b40f42281334842038c761e1f55f21d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45815" data-ratio="67.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/spaccato.thumb.jpg.8b40f42281334842038c761e1f55f21d.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">WILLIAMS-RENAULT FW14B: UN’ELETTRONICA DA ASTRONAVE</span></strong>
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	Una prima bozza del progetto venne presentata fin da subito a<strong> Nigel Mansell,</strong> il quale lo ritenne talmente valido da convincersi a rimandare il proprio ritiro dalle competizioni... a data da destinarsi. La nuova monoposto britannica avrebbe avuto a disposizione, in primo luogo, l’inedito propulsore<strong> Renault RS3C V10 da 3500cc</strong> con angolo di bancata tra i cilindri di 67°: in grado di sprigionare quasi <strong>760 cavalli,</strong> la distribuzione era dotata inizialmente di valvole a richiamo pneumatico, associate in un secondo momento a tromboncini di aspirazione ad altezza variabile. Il telaio era un monoscocca in fibre composite e carbonio dalle forme molto morbide e proporzionate, che avrebbero lavorato in sinergia con una <strong>dotazione elettronica da riferimento.</strong>
</p>

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	<img alt="engine.jpg.eeffe9d5e2a658f1589ba09673b19434.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45808" data-ratio="66.70" width="934" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/engine.jpg.eeffe9d5e2a658f1589ba09673b19434.jpg"></p>

<p>
	La <strong>FW14 del 1991,</strong> infatti, divenne ben presto la<strong> base della successiva FW14B del 1992</strong>, la quale nascondeva “sotto il cofano” tutti quegli assi nella manica che l’avrebbero resa vincente nelle mani di Mansell. In vista del 1992, la Williams diede quindi a Newey la completa gestione del reparto tecnico della scuderia, ottenendo allo stesso tempo dalla Renault un'<strong>evoluzione del proprio V10 </strong>dotato, stavolta, di <strong>oltre 760 cavalli nella versione da gara</strong>. L'azienda francese, in aggiunta, mise a disposizione anche una versione ancora più estrema del suo propulsore, chiamata <strong>RS4</strong> e in grado di sprigionare quella potenza in più necessaria durante le sessioni di qualifica.
</p>

<p>
	Questo miglioramento motoristico permise al progettista inglese di <strong>affinare ulteriormente la componente aerodinamica della monoposto:</strong> il muso basso “a formichiere” venne esasperato, come del resto anche la zona “coca cola” al posteriore. Ciò che rese la <strong>versione Bis</strong> ancora più letale della precedente, tuttavia, fu l'<strong>elettronica</strong> di cui disponeva: assieme al già presente <strong>cambio semiautomatico al volante</strong> (che per i piloti meno esperti rappresentava un problema dal momento che in curva, sistematicamente, le leve di cambiata venivano urtate per errore), vennero introdotti il <strong>controllo di trazione</strong> per partenze sempre perfette, le <strong>sospensioni attive</strong> che regolavano l'altezza da terra e la geometria della vettura a seconda del tratto di pista percorso, l'<strong>ABS</strong>, la <strong>camera car</strong> ed il <strong>software di diagnostica</strong> per il monitoraggio in tempo reale della vettura da parte del muretto box.
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45814" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/sidepod.jpg.3cfae9df62a6fe2d4a365ad280479a96.jpg" rel=""><img alt="sidepod.thumb.jpg.0dcfd3f0b1ef6c837aa457ddd85b85b3.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45814" data-ratio="65.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/sidepod.thumb.jpg.0dcfd3f0b1ef6c837aa457ddd85b85b3.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">WILLIAMS-RENAULT FW14B: MANSELL E PATRESE A CACCIA DEL TITOLO</span></strong>
</p>

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	Insomma, la <strong>Williams-Renault FW14 </strong>sembrava essere già sulla carta una <strong>monoposto davvero rivoluzionaria</strong>… cosa che però, nel <strong>1991</strong>, non ebbe modo di dimostrare nel migliore dei modi. Benchè lo shakedown del 21 febbraio a Silverstone fu concluso positivamente, la <strong>prima parte del Campionato</strong> fu segnata da <strong>innumerevoli ritiri </strong>e, di conseguenza, <strong>pochi risultati di prestigio.</strong>
</p>

<p>
	La<strong> scarsa affidabilità del cambio semi-automatico</strong>, infatti, influì molto sul rendimento della <strong>FW14 del 1991</strong>, che si riprese solo a partire dal GP di Francia: a Magny-Cours, infatti, Mansell inaugurò una tripletta di vittorie che proseguì a Silverstone e a Hockenheim, per poi andare nuovamente “a singhiozzo” fino all’ultima prova di Suzuka, dove il baffo più veloce d’Inghilterra finì dritto nella ghiaia della prima curva.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45816" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/williams.jpg.2d7240ee4221286d6051eb52bd222f5a.jpg" rel=""><img alt="williams.thumb.jpg.b033d04348e38a1a28870c0d248ab756.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45816" data-ratio="65.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/williams.thumb.jpg.b033d04348e38a1a28870c0d248ab756.jpg"></a>
</p>

<p>
	Tutto rimandato al <strong>1992, </strong>con la rinnovata <strong>FW14B</strong>: per essere precisi, la nuova versione era del tutto <strong>sperimental</strong>e perché già in quella stagione avrebbe dovuto essere presentata la <strong>successiva FW15</strong>, completamente “attiva” e ancora più competitiva. La “Bis”, tuttavia, si rivelò talmente efficace da indurre la Williams a tenere la FW15 sotto il telo, in vista della stagione 1993. Nella gara d’esordio in <strong>Sudafrica, </strong>infatti, Nigel Mansell fece scintille con gli aiuti elettronici alla guida, i quali rivelarono anche la sostanziale differenza tra chi si sentiva a suo agio (Mansell) e chi invece preferiva la vecchia versione “passiva” della monoposto (Patrese).
</p>

<p>
	Sul<strong> Kyalami </strong>c'era un lungo curvone a destra dietro la pit-lane dei box, da affrontare, secondo il computer, a tutta velocità: Nigel ci riusciva benissimo, mentre l'italiano tendeva a chiudere il gas accusando una certa instabilità al retrotreno. <strong>Patrese era abituato ad una guida “old-style”</strong>, in cui quando si muoveva lo sterzo si otteneva una risposta immediata, mentre con una macchina “attiva” si registrava un certo ritardo. Con un beccheggio all'anteriore ridotto al minimo ed il fondo piatto,<strong> la FW14B otteneva sempre più grip all'aumentare della velocità</strong>, per cui la minima incertezza sull'acceleratore portava ad un ingente calo di carico aerodinamico e di aderenza.
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45813" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/patrese.jpg.948594b3afdbe6ea672f961b5b80ecb6.jpg" rel=""><img alt="patrese.thumb.jpg.ad678bd1ae83644cf6b72e00befacdc3.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45813" data-ratio="66.50" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/patrese.thumb.jpg.ad678bd1ae83644cf6b72e00befacdc3.jpg"></a>
</p>

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	<strong><span style="font-size:16px;">WILLIAMS-RENAULT FW14B: MANSELL, FINALMENTE, CAMPIONE</span></strong>
</p>

<p>
	Ci si doveva fare l'abitudine, ma la differenza tra Riccardo e Nigel era comunque abissale: il baffo più veloce d'Inghilterra, infatti, vinse le <strong>prime cinque gare della stagione</strong> una in seguito all'altra, ottenne un <strong>secondo posto a Montecarlo </strong>per uno pneumatico non perfettamente bilanciato e dovette ritirarsi in Canada per uno scontro con la McLaren di Senna. Fu a <strong>Silverstone</strong>, tuttavia, che la FW14B toccò l’apice delle proprie potenzialità. 
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45811" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/hun.jpg.2db7df0f57ff0c6fc08cba46afc6dcd5.jpg" rel=""><img alt="hun.thumb.jpg.91fb3080afca5a48fc99af6e900d68d2.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45811" data-ratio="64.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/hun.thumb.jpg.91fb3080afca5a48fc99af6e900d68d2.jpg"></a>
</p>

<p>
	In seguito a un già ottimo 1.19.3 ottenuto durante il primo turno di qualifica, <strong>Mansell</strong> chiese espressamente al team di montare un <strong>treno di pneumatici nuovi</strong> perchè era convinto che la macchina potesse fare di più. Nel secondo run scese sull'1.18.965, mostrando alla curva <strong>Copse</strong> una <strong>velocità superiore di 29 km/h</strong> rispetto a Patrese, e addirittura<strong> di 40 km/h rispetto ad Ayrton Senna! </strong>La gara, ovviamente, fu perfetta: Nigel centrò un'altra vittoria, replicata poi sull'Hockenheimring tedesco.
</p>

<p>
	Nel finale di stagione, tuttavia, il pilota inglese andò in crisi… ma non per colpa della vettura. I <strong>contatti della Williams con Alain Prost e Ayrton Senna </strong>per il 1993 lo mandarono su tutte le furie, per poi demotivarlo al punto tale da indurlo a prendere la decisione di dover cambiare presto "aria". In questo modo ottenne <strong>due secondi posti in Ungheria ed in Belgio, </strong>con un'<strong>ultima vittoria all'Estoril. </strong>Negli altri GP fu sempre costretto al ritiro: a Monza per il cedimento della pompa idraulica, in Giappone per l'unico KO del motore Renault (in una Suzuka in cui trionfò Patrese) ed in Australia per un contatto fin troppo aspro con il solito Senna. Ma nonostante tutto, Nigel raggiunse ciò per cui aveva lottato duramente: era finalmente diventato <strong>Campione del Mondo!</strong>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45812" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/mansell.jpg.3d9fe37c5a60fbd08d6198116d5abfc0.jpg" rel=""><img alt="mansell.thumb.jpg.25a7822f4818afc568ab17e5e9d747ea.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45812" data-ratio="66.20" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/mansell.thumb.jpg.25a7822f4818afc568ab17e5e9d747ea.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">WILLIAMS-RENAULT FW14B: RICORDANDO LA FORMULA 1 DI UN TEMPO…</span></strong>
</p>

<p>
	Rispetto al V10 che abbiamo portato in scena nella scorsa puntata, la <strong>Williams-Renault FW14B</strong> oggi è apprezzabile attraverso le <strong>mod</strong> prodotte dal <strong>team ASR Formula</strong>, che ha realizzato questo gioiellino per <strong>Assetto Corsa</strong>, per<strong> rFactor 2</strong> e anche per <strong>Automobilista. </strong>La più vicina a quella reale, anche perché maggiormente curata fin nei minimi dettagli, è quella per il simulatore della Kunos: questa, tuttavia, è modellata sulla base della<strong> versione del 1991, </strong>dal momento che quella del<strong> 1992,</strong> guidabile sul software degli Studio 397, presenta un <strong>livello di grip con l'asfalto talmente elevato</strong> che le permette di girare su tempi decisamente poco realistici rispetto a quanto faceva all'epoca la vettura portata in pista da Mansell e da Patrese.
</p>

<p>
	Priva della maggior parte degli aiuti elettronici presenti sulla successiva FW14B, la <b>Williams </b>di Assetto Corsa va quindi guidata come una <strong>vera</strong> <strong>monoposto degli anni ‘90,</strong> quindi con la<strong> giusta sensibilità</strong> su pedale dell’acceleratore e del freno. La differenza con le vetture della generazione successiva, quelle dal 2001 in poi, è immediatamente percepibile: <strong>più si spinge, più lei genera carico aerodinamico</strong> che la tiene incollata all’asfalto.
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	<img alt="fine.jpg.1539c33e23de0413ed0e5c407801ea45.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45809" data-ratio="65.17" width="959" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fine.jpg.1539c33e23de0413ed0e5c407801ea45.jpg"></p>

<p>
	È una vettura che<strong> richiede una certa esperienza alla guida</strong>, perché <strong>non dà troppa confidenza</strong> a chi si è avvicinato da poco al mondo della guida simulata. In curva il gas va gestito responsabilmente, al fine di evitare <strong>scodate e perdite di aderenza</strong> che, altrimenti, sono all’ordine del giorno. Se siete abituati alle monoposto di oggi, come la Formula Hybrid, vi consigliamo un<strong> “reset” prima di scendere in pista:</strong> in caso contrario, potreste trovarvi spiazzati… e delusi.
</p>

<p>
	A livello di programmazione della mod, la filosofia costruttiva della <strong>FW14 </strong>è molto simile a quella utilizzata per la <strong>Formula 2000 </strong>del team <strong>Race Sim Studio</strong>, che invece replica la Ferrari F1-2000 di Michael Schumacher. Non si tratta di una vettura “pronti-via”: <strong>per spingerla al limite bisogna entrarci in sintonia</strong> e capirla a fondo. Ma come tutte le monoposto di un tempo, è proprio questo il suo valore aggiunto: e se fa i capricci, <strong>basta fermarsi a guardarla per perdonarle ogni cosa… vero?</strong>
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo">
	<div>
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	</div>
</div>

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]]></description><guid isPermaLink="false">26169</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 16:27:35 +0000</pubDate></item><item><title>Assetto Corsa: Auriel 90GTO e Chevrette 28GTO by VRC Modding</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/assetto-corsa-auriel-90gto-e-chevrette-28gto-by-vrc-modding-r26167/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/auriel.jpg.a126757a2a5091105a8656e64a2de008.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Il team VRC Modding ha rilasciato per Assetto Corsa le nuove Auriel 90GTO e Chevrette 28GTO, dietro i cui nomi di fantasia si celano mitiche vetture da competizione che avrete certamente riconosciuto dalle anteprima qui di seguito. Per dettagli e download visitate <a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/forums/topic/79528-assetto-corsa-modding-cars-by-vrc-modding/page/3/&amp;tab=comments#comment-907127" rel="">questo link del forum</a>.
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480" data-embed-src="https://www.youtube.com/embed/svBfjko5im8?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480" data-embed-src="https://www.youtube.com/embed/G_j3iyPseZc?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	 
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">26167</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 05:59:08 +0000</pubDate></item><item><title>WRC8: disponibile il nuovo WRC 8 Mods, per aggiornare grafica e fisica</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/wrc8-disponibile-il-nuovo-wrc-8-mods-per-aggiornare-grafica-e-fisica-r25620/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2019_12/WRC8_720.jpg.87accc62be528a0c8e651fc257b9495c.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	E' disponibile la nuova <strong>versione aggiornata 10.0 </strong>del WRC 8 Mods, un pacchetto completo che aggiorna e migliora ottimamente il <a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/forums/topic/79085-wrc-8-fia-world-rally-championship-by-bigben-interactive/page/9/#comments" rel="">WRC 8</a> originale targato BigBen, non solo sotto il profilo grafico, ma soprattutto per quanto riguarda la fisica e dinamica delle vetture. Per il download <a href="https://www.racedepartment.com/downloads/wrc-8-mods.29473/updates" rel="external">correte qui</a>, mentre per commenti fate riferimento al <a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/forums/topic/79085-wrc-8-fia-world-rally-championship-by-bigben-interactive/page/9/#comments" rel="">forum dedicato</a>.
</p>

<blockquote class="ipsQuote" data-gramm="false" data-ipsquote="">
	<div class="ipsQuote_citation">
		Quote
	</div>

	<div class="ipsQuote_contents ipsClearfix" data-gramm="false">
		<p>
			THE MODS...<br>
			Physics Mods:<br>
			Effect of gravity on the car.<br>
			Adjusts the cars angular momentum.<br>
			Adjusts the cars angular damping.<br>
			Adjusts the cars tire friction.<br>
			Lowers the cars centre of gravity.<br>
			Higher off throttle engine braking.<br>
			Adjust damage rates.<br><br>
			Changing the gravity affects many characteristics of how the car handles, grips the surface, brakes, jumps, handles bumps, slides in turns, slides on the hand brake, wheel spins, crashes, spin offs etc.<br>
			You should now find you can cut corners and clip bumps without instantly flipping up the car, throw the car into corners and perform power slides better, use the gears and hand brake much more effectively to brake into corners and power through corners at speed sideways.<br><br>
			The idea behind the mods is that from watching WRC clips on YouTube and then watching the in game replays, In real life the cars have weight, suspension and tyres that keep the cars very much planted to the ground, something the game was not emulating very well. Just watch for example WRC 2019 Finland, Spain, Germany clips on YouTube.<br>
			As everybody's imagination of how the cars should behave is different I made multiple versions of the mods, to give various results.<br>
			Try them all out to see if you like any of them.<br>
			_________________________________________________<br><br>
			Physics Mod:<br>
			The Mod has 5 different versions:<br><br>
			Arcade<br>
			Fast and fun handling.<br>
			The damage rate of the car is reduced.<br>
			The car will turn in / change direction faster.<br><br>
			Sim-Cade<br>
			More realistic than Arcade.<br><br>
			Default-PLUS<br>
			Close to default game but has some mods.<br><br>
			Sim-PLUS, Sim-PLUS+<br>
			A more challenging simulation.<br>
			Listening to the co-driver, left foot braking and using the hand brake are a must.<br>
			More realistic feeling, car will react more to every bump! (Sim-PLUS+)<br>
			Use in combination with Impact Physics Mod Sim-PLUS++ for a real challenge.<br><br>
			Brakes Mod:<br>
			Braking adds grip as the tyres bite the surface, reducing under steer.<br>
			More progressive and realistic feeling handbrake.<br>
			Handbrake now slows the car more, more realistic.<br><br>
			Ced's Performance Mod:<br>
			The performance of the car will feel more realistic instead of feeling like you are driving a rocket ship.<br><br>
			All of the the Mods apply to all cars in the game.<br>
			The Main Mods have 3 settings, A, B, C<br>
			A = most grip to C = least grip.
		</p>
	</div>
</blockquote>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480" data-embed-src="https://www.youtube.com/embed/cQ4-bU-Ecag?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	 
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">25620</guid><pubDate>Sun, 17 May 2020 20:00:00 +0000</pubDate></item><item><title>rFactor 2: Carrera Cup Series v1.1 by Enduracers disponibile</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/rfactor-2-carrera-cup-series-v11-by-enduracers-disponibile-r26159/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2080677856_preview_ER_Media_04.jpg.9ca23d69ce30865258c457419ea56fb0.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Il modding team Enduracers ha rilasciato per rFactor 2 la versione 1.10 aggiornata del suo set Carrera Cup Series. L'addon è basato sulla Porsche 911 GT3 Cup originale creata da Studio 397, ma il pacchetto aggiunge diversi monomarca della serie Porsche Cup nazionali alla release originale presente nel simulatore.
</p>

<p>
	Oltre alla Porsche Mobil 1 Supercup ed alla Porsche Carrera Cup France incluse nella versione 1.0, l'aggiornamento 1.10 ci mette a disposizione l'intero monomarca della Porsche Carrera Cup Gran Bretagna 2019.
</p>

<p>
	Il download del Carrera Cup Series 1.1 di Enduracers è disponibile <a href="https://www.drivingitalia.net/index.php?/forums/topic/71704-flat6-series-by-enduracers-su-rfactor-2/&amp;do=findComment&amp;comment=907054" rel="">a questo link</a>, ma assicuratevi di avere anche la <a href="https://store.steampowered.com/itemstore/365960/detail/40/" rel="external">Porsche 911 GT3 Cup di rFactor 2</a>.
</p>

<p><a href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2080677856_preview_ER_Media_14.jpg.9e5992e66677b9e5ae4c17d8ed00c39e.jpg" class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image"><img data-fileid="45772" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2080677856_preview_ER_Media_14.thumb.jpg.9004887ab0a64b4dc6acdf320939e79c.jpg" data-ratio="56.3" width="1000" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" alt="2080677856_preview_ER_Media_14.jpg"></a></p>

]]></description><guid isPermaLink="false">26159</guid><pubDate>Sat, 16 May 2020 21:44:36 +0000</pubDate></item><item><title>RaceRoom: in arrivo la 911 RSR, le 911 GT3 della Carrera Cup tedesca e il Daytona International Speedway</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/raceroom-in-arrivo-la-911-rsr-le-911-gt3-della-carrera-cup-tedesca-e-il-daytona-international-speedway-r26149/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/home.jpg.1eb8c7580c6814c9d8042217c847e2f8.jpg" /></p>


<p>
	 
</p>

<p>
	Dopo l'introduzione dell'ultimo update che ha portato con sè la tanto attesa <strong><a href="http://game.raceroom.com/store/cars/gte/porsche/porsche-911-rsr-2019" rel="external">Porsche 911 RSR</a></strong>, Sector3 Studios ha voluto fare un ulteriore passo avanti, incrementando ulteriormente la line-up delle berlinette di Stoccarda per il proprio simulatore di punta. Sullo store dedicato di<strong> RaceRoom Racing Experience,</strong> infatti, sta arrivando il <strong>Porsche Carrera Cup Deutschland 2019</strong>, un DLC fortemente desiderato anche per il fatto che la 911 Cup tedesca, quest'anno, festeggerà il suo 30esimo anniversario dalla propria introduzione sulle piste di tutto il mondo.
</p>

<p>
	Vera protagonista della serie che fa da contorno al DTM, la <strong>Porsche 911 GT3</strong> è una tra le vetture più amate dagli appassionati di simracing, con il suo motore 4 Litri boxer a sei cilindri capace di sviluppare la bellezza di <strong>485 cavalli a 7.500 giri al minuto. </strong>Il pacchetto che la comprenderà metterà a disposizione ben <strong>31 livree ufficiali </strong>utilizzate durante la stagione 2019, il che consentirà di replicare in tutto e per tutto il Campionato recentemente concluso.
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480" data-embed-src="https://www.youtube.com/embed/giqS5eRosNY?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	Il <strong>Porsche Carrera Cup Deutschland 2019</strong> è già disponibile sullo <strong><a href="http://game.raceroom.com/store/cars/porsche-carrera-cup-deutschland/porsche/porsche-911-gt3-cup" rel="external">store ufficiale di RaceRoom</a> </strong>al prezzo di 3,98 Euro, mentre il software di base è scaricabile gratuitamente<strong> <a href="https://store.steampowered.com/app/211500/RaceRoom_Racing_Experience/" rel="external">da questo indirizzo.</a> </strong>Contemporaneamente Sector3 Studios ha anche rilasciato il leggendario <strong>circuito di Daytona</strong>, conosciuto anche con il nome di<strong> "World Center of Racing"</strong>: posizionato a Daytona Beach, in Florida, il <strong><a href="http://game.raceroom.com/it/store/tracks/all/daytona-international-speedway" rel="external">Daytona International Speedway</a></strong> può essere considerato come la casa della Daytona 500 e il Rolex 24 at Daytona, vale a dire la storica 24 Ore di Daytona. Su RaceRoom sarà possibile utilizzare sia il<strong> layout tri-ovale da 4 km e le curve con 31° di banking</strong>, sia il layout <strong>Road Course usato dalle Sports Car,</strong> che può contare su una lunghezza di 5,7 km e 12 curve.
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" width="480" data-embed-src="https://www.youtube.com/embed/xOdGwD1nP-M?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45719" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895248463_c45def7473_k.jpg.b195226737d72275797a1af1b285da4c.jpg" rel=""><img alt="49895248463_c45def7473_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45719" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895248463_c45def7473_k.thumb.jpg.4adeffcaad5d1e77261b38efd0f960e5.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45720" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895248498_8de91eeb4b_k.jpg.ca861989d2658e7eb109a96984a7b5fc.jpg" rel=""><img alt="49895248498_8de91eeb4b_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45720" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895248498_8de91eeb4b_k.thumb.jpg.214ece550a224bf2c58b9e1e01971970.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45721" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895248558_ddd1d815ef_k.jpg.83ac61cd1ff4743dc443ab1afc6d947c.jpg" rel=""><img alt="49895248558_ddd1d815ef_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45721" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895248558_ddd1d815ef_k.thumb.jpg.7bdbe159e41b2115752545d87240795f.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45722" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766591_8d51f462eb_k.jpg.478f78fd378ad0390724813c4d4f9453.jpg" rel=""><img alt="49895766591_8d51f462eb_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45722" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766591_8d51f462eb_k.thumb.jpg.99a59e25cebefd71b53537100166dc4c.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45723" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766651_395b90db81_k.jpg.e5a64d0dfcbc55cd00ec9b1081938cc1.jpg" rel=""><img alt="49895766651_395b90db81_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45723" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766651_395b90db81_k.thumb.jpg.a6119ddd4dfa1b6e91046068222979ed.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45724" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766676_933ba3743a_k.jpg.b5a9587351f3168c36f7dc307d4a02f6.jpg" rel=""><img alt="49895766676_933ba3743a_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45724" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766676_933ba3743a_k.thumb.jpg.5f3fc07dbe7eb037e29819bea9bfcdcd.jpg"></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45725" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766681_9a62aece15_k.jpg.1eb1f0fe883eb5cd672f75064a35e18e.jpg" rel=""><img alt="49895766681_9a62aece15_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45725" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766681_9a62aece15_k.thumb.jpg.4fa52ce5bf22d38f7c871874faf517dc.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45726" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766701_9d921db44c_k.jpg.c92dc8b714aae306eae630711225d28d.jpg" rel=""><img alt="49895766701_9d921db44c_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45726" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49895766701_9d921db44c_k.thumb.jpg.5902482b4f9a4ef3bf84739c018b324c.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45727" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075082_69cab96181_k.jpg.b5f2275d55a7227e124245e5bdca5575.jpg" rel=""><img alt="49896075082_69cab96181_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45727" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075082_69cab96181_k.thumb.jpg.1e83c736fd291e9a50feb63f3ae16e0c.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45728" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075137_b482673ab4_k.jpg.0207c6c2f1cfbd9c0534060906022e71.jpg" rel=""><img alt="49896075137_b482673ab4_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45728" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075137_b482673ab4_k.thumb.jpg.f6c64c8905e41c0628bd45bb3d15deca.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45729" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075157_3391a03934_k.jpg.cdc46182e3100110808e527d86365792.jpg" rel=""><img alt="49896075157_3391a03934_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45729" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075157_3391a03934_k.thumb.jpg.5ea197bf7a05690431405fb5e17cfa07.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45730" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075167_a1a28bae59_k.jpg.ee75c64c58c4dca3737bcc48d562d640.jpg" rel=""><img alt="49896075167_a1a28bae59_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45730" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075167_a1a28bae59_k.thumb.jpg.74800ef9d26990b2f3d69e6049500caf.jpg"></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45731" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075247_0f78db5fac_k.jpg.7ddfdff96b0941dfea89cb2c1619cc8f.jpg" rel=""><img alt="49896075247_0f78db5fac_k.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45731" data-ratio="56.3" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/49896075247_0f78db5fac_k.thumb.jpg.72c2f53a1ee615ea1c4a66e30276f926.jpg"></a>
</p>

]]></description><guid isPermaLink="false">26149</guid><pubDate>Fri, 15 May 2020 14:28:00 +0000</pubDate></item><item><title>Le pi&#xF9; belle vetture del simracing: Formula V10 by Automobilista</title><link>https://www.drivingitalia.net/home-page/modding/le-pi%C3%B9-belle-vetture-del-simracing-formula-v10-by-automobilista-r26152/</link><description><![CDATA[
<p><img src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/onboard.jpg.5fa25f0dd8d1ce3f476cb52a756694ff.jpg" /></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Per un appassionato di motorsport, il mondo del <strong>simracing</strong> rappresenta una delle soluzioni relativamente più economiche per sentirsi, almeno una volta nella vita, un<strong> pilota di auto da corsa</strong>. Grazie ai diversi simulatori attualmente in circolazione, qualsiasi richiesta o ambizione può essere facilmente soddisfatta: vuoi essere un <strong>pilota di F1</strong>? Allora puoi utilizzare i titoli della <strong>Codemasters, </strong>oppure tanti altri software più o meno simulativi che ti permettono di sentire il <strong>grip</strong> e il<strong> carico aerodinamico delle monoposto</strong> del Circus iridato.
</p>

<p>
	Vuoi guidare una <strong>GT3</strong>? Allora scendi in pista con <strong>Assetto Corsa</strong> o la sua evoluzione, quell’<strong>Assetto Corsa Competizione</strong> che è, di fatto, il simulatore ufficiale del Campionato Blancpain. Vuoi emulare le gesta di Sebastian Loeb o del mitico Colin McRae? Allora la serie <strong>Dirt</strong> e il titolo ufficiale del <strong>World Rally Championship</strong>, chiamato per l’appunto <strong>WRC</strong>, saprà regalarti ore di divertimento.
</p>

<p>
	In questo mondo, ovviamente, ci sono <strong>vetture</strong> che sono rimaste nel cuore degli appassionati… e che fanno luccicare gli occhi ogni volta che scendono in pista. La prima tra tutte? Ognuno ha le proprie preferenze, ma chi ha vissuto la <strong>Formula 1 degli anni ‘90</strong> non può rimanere indifferente di fronte alla splendida <strong>Formula V10 </strong>proposta dall’ottimo <strong>Automobilista di Reiza Studios:</strong> andiamola a scoprire!
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45742" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/v10.jpg.ab9b0fc9e85423fb37599cfe33941a8b.jpg" rel=""><img alt="v10.thumb.jpg.1b6ed343a0a078801cf2d7cd0316e131.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45742" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/v10.thumb.jpg.1b6ed343a0a078801cf2d7cd0316e131.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">FORMULA V10: TUTTO È INIZIATO NEL 1998</span></strong>
</p>

<p>
	<strong>Gomme Bridgestone </strong>intagliate, quella<strong> scocca piccola ed essenziale</strong>, quella semplicità nelle forme aerodinamiche e quella “T” contenente la onboard camera posta sopra all’apertura dell’airbox… ma, soprattutto, il sublime sound dei l<strong>eggendari motori V10</strong>, capaci di arrivare fino ad oltre 18.000 giri al minuto.
</p>

<p>
	Queste le caratteristiche essenziali che distinguono le<strong> F1 di fine anni ‘90</strong>, introdotte per la precisione a partire dalla<strong> stagione 1998</strong>. A livello tecnico quell’anno la FIA introdusse <strong>due significative modifiche</strong> alle monoposto del Circus iridato, proseguendo la linea della<strong> massima sicurezza</strong> delle vetture iniziata dopo l’incidente di Ayrton Senna ad Imola nel 1994. L’obiettivo? <strong>Ridurre la velocità </strong>massima in rettilineo, la velocità in curva e aiutare le vetture stesse nelle <strong>manovre di sorpasso.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45738" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/hakkinen.jpg.a17d543fab618017a48bbc49c77c5454.jpg" rel=""><img alt="hakkinen.thumb.jpg.049f90a85753d12c120eb9b83235ee96.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45738" data-ratio="66.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/hakkinen.thumb.jpg.049f90a85753d12c120eb9b83235ee96.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">FORMULA V10: LE MODIFICHE AL REGOLAMENTO 1998</span></strong>
</p>

<p>
	In tal senso, le nuove monoposto del 1998 furono disegnate praticamente ex-novo, con una <strong>forte riduzione della loro larghezza </strong>totale<strong> da 2.000 a 1.800 mm</strong>. Questa ha creato delle<strong> scocche molto più piccole</strong>, dotate di <strong>musetto a “naso alto” </strong>e con una cellula di sopravvivenza per il pilota più aperta, 50mm più larga e 50mm più alta, oltre che costruita con delle pareti più spesse al fine di fornire una <strong>resistenza migliore in caso di impatto.</strong> Anche il cockpit stesso subì delle modifiche, diventando più ampio con lo scopo di migliorare l’utilizzo del volante.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45740" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/schumi.jpg.7f89aa0ddbf06ea93aeed998a37494ff.jpg" rel=""><img alt="schumi.thumb.jpg.23afe5d7019cb9b79a45833d747f0dcd.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45740" data-ratio="58.80" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/schumi.thumb.jpg.23afe5d7019cb9b79a45833d747f0dcd.jpg"></a>
</p>

<p>
	Così facendo le nuove monoposto andarono incontro a una<strong> riduzione della downforce </strong>complessiva rispetto alla generazione precedente, che finalmente permise ai piloti di poter <strong>seguire da vicino un’altra vettura </strong>senza avere il terrore di trovarsi al volante di una macchina talmente sottosterzante da diventare inguidabile e finire nella ghiaia. A questo contribuì anche la seconda, importante, modifica al regolamento 1998 imposta dalla FIA: l’utilizzo di <strong>gomme intagliate</strong>, le famose <strong>"grooved tyres"</strong>, che andarono a sostituire completamente le classiche “slick” da asciutto.
</p>

<p>
	Dopo la riduzione della loro larghezza <strong>da 18 a 15 pollici</strong> introdotta nel 1993, un ulteriore assottigliamento avrebbe comportato il raggiungimento di <strong>velocità superiori ai 340 km/h</strong> sui lunghi rettilinei di Hockenheim… l’esatto opposto di quello che voleva ottenere la Federazione Internazionale. Per questo motivo le nuove <strong>gomme del 1998</strong>, fornite sia dalla storica <strong>Goodyear </strong>che dalla new-entry <strong>Bridgestone</strong>, vennero create con degli <strong>intagli su tutta la loro circonferenza</strong>, capaci di ridurre sia la velocità massima delle monoposto che il loro livello di aderenza sull’asfalto. Per quell’anno la scelta fu di inserire<strong> tre intagli sulle anteriori</strong> e <strong>quattro sulle posteriori</strong>, entrambe con una <strong>misura di larghezza minima</strong> al fine di evitare che si potessero invertire: 12 pollici all’avantreno, 14 al retrotreno. Già dal 1999, tuttavia, si optò di dotare tutte le gomme di quattro intagli ciascuna.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45739" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/jordan.jpg.d2ccd6410d75d6fb1a3014675585e583.jpg" rel=""><img alt="jordan.thumb.jpg.51f995c49ad3244d4102ad7122a0bb07.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45739" data-ratio="75.00" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/jordan.thumb.jpg.51f995c49ad3244d4102ad7122a0bb07.jpg"></a>
</p>

<p>
	Oltre a ciò, le nuove monoposto del 1998 furono modificate anche nell’<strong>impianto frenante</strong>, standardizzato per tutti i team. Dopo aver introdotto il <strong>divieto di utilizzo dei “power brakes”</strong> a partire dal 1994, i vari reparti corse erano riusciti ad aggirare il regolamento sfruttando <strong>dischi freno di diverso spessore,</strong> assieme a <strong>pinze costruite con materiali più o meno pregiati</strong>. Nel 1997, per esempio, la Ferrari F310B di Schumacher poteva contare su pinze freno in lega mista di alluminio e berillio e questo gli dava un consistente vantaggio nel raggiungimento delle temperature d’esercizio migliori, per un funzionamento più efficace in staccata dove il tedesco poteva superare agilmente i suoi avversari che erano sprovvisti di tale tecnologia.
</p>

<p>
	A tal proposito, la <strong>FIA </strong>decise per il 1998 di fornire le nuove monoposto con<strong> un solo disco per ruota</strong> dal diametro e dallo spessore standardizzati, associati a <strong>pinze freno a sei pistoncini realizzate in alluminio semplice</strong>. I tubi dei freni, uno per ruota, dovevano tornare rigidi (e non più flessibili), mentre il sistema di raffreddamento a liquido del sistema frenante fu bandito definitivamente. Per quanto riguarda il <strong>motore</strong>, invece, si proseguì sulla strada già battuta, affinando ulteriormente i propulsori esistenti da <strong>3 Litri con frazionamento V10.</strong>
</p>

<p>
	<img alt="williams.jpg.9467343db8ecb9f379737ad4c00989b4.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45743" data-ratio="66.53" width="980" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/williams.jpg.9467343db8ecb9f379737ad4c00989b4.jpg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">FORMULA V10: TORNANO GLI AIUTI ALLA GUIDA</span></strong>
</p>

<p>
	Con queste modifiche al regolamento tecnico, il <strong>Mondiale di Formula Uno 1998</strong> spense i propri semafori rossi a partire dalla prima prova australiana di <strong>Melbourne</strong>, dove fin dal principio la mitica <strong>MP4-13 di Mika Hakkinen</strong> diede una prima prova di forza che la portò, a fine stagione, sul gradino più alto del podio della Classifica Piloti.
</p>

<p>
	Per la presenza di un’<strong>aerodinamica ridotta nella propria efficienza </strong>e di<strong> gomme da asciutto intagliate</strong>, queste monoposto sono diventate famose per essere<strong> terribilmente difficili da portare al limite</strong>, poco aderenti all’asfalto e tendenzialmente inclini a perdite di grip, causate anche da <strong>motori potentissimi</strong> per i quali si privilegiava la potenza massima agli alti regimi a scapito della coppia ai bassi.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45741" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/schumi2.jpg.0efa2456618be2ccc26ab8d8d823fc47.jpg" rel=""><img alt="schumi2.thumb.jpg.2cdf2ee763aa47c257d9a8a4d9724181.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45741" data-ratio="63.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/schumi2.thumb.jpg.2cdf2ee763aa47c257d9a8a4d9724181.jpg"></a>
</p>

<p>
	Di conseguenza, non è insolito vedere oggi degli onboard in cui <strong>i piloti dell’epoca “lottavano” come dei guerrieri su un ring </strong>per tenere in pista queste vetture, effettuando <strong>continue correzioni allo sterzo </strong>per limitare i vari sovrasterzi di potenza fuori dalle curve. Sfortunatamente nelle stagioni successive, quella del <strong>1999</strong> e del<strong> 2000</strong>, le cose non cambiarono in meglio: solo nel <strong>2001</strong>, infatti, la FIA decise di cambiare radicalmente il destino di queste monoposto, rendendole più semplici da guidare e da portare al limite.
</p>

<p>
	Come? Innanzitutto attraverso una<strong> consistente modifica della loro aerodinamica</strong>, che prevedeva un’ala posteriore (ora con al massimo tre profili aggiuntivi) a dieci centimetri dal suolo, utile a <strong>ridurre ulteriormente la downforce </strong>generata e, quindi, a rallentare ancora di più la velocità massima raggiungibile in rettilineo. In secondo luogo, grazie alla <strong>re-introduzione dei controlli elettronici alla guida,</strong> tra i quali il traction control, il launch control e il cambio automatico, banditi inizialmente nel 1994 per dare risalto all’abilità dei piloti piuttosto che alle caratteristiche meccaniche delle vetture.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45734" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2001.jpg.e7d2325e2ab6e957a8a9dc39fd903bd0.jpg" rel=""><img alt="2001.thumb.jpg.ebe122a958a925505a941ca3cb637550.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45734" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/2001.thumb.jpg.ebe122a958a925505a941ca3cb637550.jpg"></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">FORMULA V10: PRENDENDO SPUNTO DALLA WILLIAMS</span></strong>
</p>

<p>
	Come potete immaginare, questo ha cambiato radicalmente il modo di essere di queste splendide vetture, che fino al 2000, invece, dovevano essere guidate esclusivamente attraverso la sensibilità su pedali e sterzo. Con il <strong>controllo di trazione</strong>, l’<strong>aiuto per le partenze</strong> e il <strong>cambio automatico </strong>i piloti potevano concentrarsi maggiormente sulla guida e sulle traiettorie, preferendo <strong>stili di guida più aggressivi </strong>che fino all’anno precedente erano praticamente impossibili da utilizzare.
</p>

<p>
	Insomma, delle monoposto davvero particolari, che oggi abbiamo la fortuna di guidare (anche se solo virtualmente) grazie al lavoro svolto da <strong>Reiza Studios</strong> con il suo <strong>Automobilista</strong> e il suo successore <strong>AMS 2</strong>. In entrambi, infatti, è presente la <strong>Formula V10,</strong> fedele replica delle protagoniste della stagione 2001 realizzata sulla base della <strong>Williams-BMW FW23.</strong>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="45735" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/automobilista.png.13d08e5106707d4b643fcd9d4b11aa2b.png" rel=""><img alt="automobilista.thumb.png.90c11d648bced8dbe1fb8cdafc1e9729.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45735" data-ratio="56.40" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/automobilista.thumb.png.90c11d648bced8dbe1fb8cdafc1e9729.png"></a>
</p>

<p>
	Portata in pista da <strong>Ralf Schumacher</strong> e dalla new-entry <strong>Juan Pablo Montoya</strong>, che sostituì Jenson Button passato alla Benetton (poi diventata Renault), questa vettura doveva far tesoro di quanto fatto nel 2000 con la precedente FW22 per progredire nella sua corsa verso la vittoria finale, possibile grazie al nuovo, potentissimo, <strong>motore BMW P80 da oltre 800 cavalli</strong> che le donava un vantaggio di <strong>oltre mezzo secondo sui rettilinei di Hockenheim.</strong>
</p>

<p>
	L’aerodinamica limitata e una <strong>stretta sulla realizzazione del telaio</strong>, causata dalla volontà della FIA di avere ben <strong>quattro risultati dai crash test laterali </strong>su quattro punti ben precisi della scocca e a livello dei <strong>rollbar</strong>, comportò alcune difficoltà per i due piloti Williams, che riuscirono ad eccellere solamente in quattro Gran Premi: San Marino, Canada, Germania e Italia.
</p>

<p>
	<img alt="bmw.jpg.47f92cc8ff4cbce918b275ce7da35a81.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45744" data-ratio="65.63" width="800" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/bmw.jpg.47f92cc8ff4cbce918b275ce7da35a81.jpg"></p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">FORMULA V10: SCIVOLOSA, MA POTENTISSIMA</span></strong>
</p>

<p>
	Ma come si comporta la versione virtuale della FW23 in pista? La <strong>Formula V10 </strong>presente sui simulatori Reiza Studios è una <strong>monoposto particolare</strong>: o la si ama, o la si odia. Nel primo Automobilista la si percepisce con un<strong> carico aerodinamico molto consistente,</strong> che garantisce anche con il setup di base un feeling davvero eccellente in ogni condizione di guida.
</p>

<p>
	Quando si comincia a spingere davvero, però, si intravedono in lei tutte quelle limitazioni che sono proprie della “vecchia scuola” della Formula 1: <strong>se si affonda troppo sul pedale del freno le gomme si bloccano facilmente,</strong> mentre <strong>l’acceleratore deve essere dosato con intelligenza</strong>… benchè il traction control di serie fornisca quella “sicurezza in più” nel caso si arrivi all’esagerazione.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="45736" href="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fine.jpg.c8464dc2355cf7104f66f55def27bebd.jpg" rel=""><img alt="fine.thumb.jpg.c6b3e88a0373023fd00df7537240ba16.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45736" data-ratio="56.30" width="1000" src="https://www.drivingitalia.net/uploads/monthly_2020_05/fine.thumb.jpg.c6b3e88a0373023fd00df7537240ba16.jpg"></a>
</p>

<p>
	Il <strong>passaggio sui cordoli </strong>è uno dei sui punti deboli: scordatevi di mettervi le gomme come nulla fosse con ancora il gas puntato, perché <strong>lei perderà immancabilmente aderenza finendo in testacoda</strong>. Un comportamento che è stato parzialmente risolto sul nuovo AMS 2, dove è diventata molto più godibile forse anche per una fisica di gioco più permissiva. 
</p>

<p>
	Nel nuovo capitolo, tuttavia, le sue<strong> “derapate di potenza” </strong>sono ancora più evidenti: dare <strong>full gas fuori dalle curve in prima o seconda marcia </strong>farà schizzare i giri motore ben oltre il tetto dei 18.000 RPM, il che causerà delle <strong>repentine perdite di aderenza al posteriore </strong>che, se non controllate, possono terminare direttamente nella ghiaia. 
</p>

<p>
	Dopotutto, siamo di fronte a una monoposto sulla quale <strong>la potenza massima arriva “tutto in alto”</strong>, il che costringe il pilota che la guida a scalare fino alle marce più basse quando si arriva in staccata, in modo da <strong>non far scendere troppo i giri motore.</strong> Ma <strong>basta ascoltarla </strong>per capire che è un vero e proprio <strong>gioiello della tecnica automobilistica: </strong>il bello di questa vettura, rispetto ad altre della sua generazione, è che ha il <strong>sound più appagante </strong>che si possa pretendere da un V10 su un simulatore... e questo basta e avanza. <img src="https://cdn.jsdelivr.net/gh/twitter/twemoji@14.0.2/assets/72x72/2665.png" class="ipsEmoji" alt="♥️"></p>

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	</div>
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<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">26152</guid><pubDate>Fri, 15 May 2020 12:35:20 +0000</pubDate></item></channel></rss>
